Il provvedimento
in commissione:
tutti contro
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Per niente facile. Così avrà pensato Marco Minniti, il viceministro diessino dell’Interno, l’altra sera, nel chiuso di una saletta del Senato, quando è cominciata la discussione sul decreto Amato contro la violenza negli stadi e dai senatori sono arrivate soltanto critiche. E che critiche. Sì, non sarà per niente facile il cammino del decreto che vuole instaurare il pugno di ferro nel mondo del calcio. Ma al ministero in fondo se l’aspettavano. Il ministro Amato sono giorni che dice: «Modifiche e miglioramenti, sì. Ma nessun svuotamento. Sarebbe un danno grave».
D’altra parte che devono pensare quando uno dei più severi è il diessino Guido Calvi? Assicura il consenso alla conversione in legge del decreto, ci mancherebbe, ma intanto ne denuncia «il carattere un poco declamatorio quando sarebbe ben più efficace applicare le norme già vigenti». Bella botta. Anzi, doppia botta, perché Calvi non solo ritiene che sia sbagliato innalzare le pene, ma invita Minniti a far meglio il suo mestiere e a prendersela con il questore e il prefetto di Catania. «Hanno dimostrato una inefficienza censurabile». E se proprio si deve colpire qualcuno, dice Calvi, si vadano a guardare i bilanci delle società calcistiche «costantemente contraffatti e le autorità non esercitano alcun controllo».
Segue l’intervento di Gerardo D’Ambrosio, ex procuratore capo di Milano: «Mi associo alle osservazioni del senatore Calvi. Il vero problema dei fenomeni di violenza non risiede certo nell’assenza di norme, ma nell’incapacità del sistema di garantire l’effettività della sanzione penale». Pausa. «Inducendo così negli autori di tali comportamenti un senso di sostanziale impunità».
Che in Parlamento il decreto rischiasse una brutta fine, si era capito fin dal primo momento. Troppi quelli che alzano gli occhi al cielo, che spolverano il garantismo, che si sentono in difficoltà con le città di appartenenza, con le tifoserie, con le società calcistiche. Il fatto è che le misure introdotte dal governo sono impopolari e nel Palazzo hanno termometri sensibilissimi agli umori della gente. Ora che l’emozione per la morte dell’ispettore Raciti è già passata, poi... Capita così che il senatore Carlo Vizzini, di Forza Italia, tifosissimo del suo Palermo tanto da tenere un filo diretto «rosanero» sul suo blog, esordisce con il classico «le misure di emergenza dovrebbero essere accompagnate da un intervento più ampio». Già, ben altri sono i problemi. La cosa grave, secondo Vizzini, è che tenere chiuse le porte degli stadi «potrebbe trasformare il gioco del calcio in uno spettacolo solo televisivo e virtuale». Si potrebbe associare anche il senatore Fernando Rossi, dei Comunisti italiani, normalmente sulla sponda opposta: «Un clima più sereno può essere realizzato solo con il concorso responsabile del pubblico sportivo». E quindi Rossi propone di convocare in Parlamento gli ultras. Così, giusto per sentire come la pensano i diretti interessati. Il senatore dilibertiano, comunque, ha già messo le mani avanti: è «preoccupato» per l’estensione del periodo di tempo in cui è ammesso l’arresto in flagranza di reato. Anche il senatore Giuseppe Saro, del gruppo Misto, chissà, forse perché udinese, si spertica in un elogio dello stadio di Udine dove le «iniziative assunte hanno consentito di rimuovere le recinzioni interne allo stadio» e addirittura ritiene incostituzionale il decreto. E Maurizio Eufemi, Udc, non capisce perché le porte chiuse degli stadi debbano colpire solo la serie A, già annunciando le sue «perplessità» su diversi altri aspetti del decreto.
L’esame nelle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali è appena iniziato. Nulla è deciso. Ma certo, dopo tanto lavoro demolitorio, difficile pensare che il decreto uscirà come ne è entrato. Il senatore Nitto Palma, di Forza Italia, ad esempio, s’è preparato una gragnuola di osservazioni. Non gli piace un «atteggiamento generale di sfiducia nei confronti delle società calcistiche». Sottolinea che c’è una «contraddizione» tra il divieto di vendita di biglietti ai tifosi ospiti con altre disposizioni del decreto e comunque quei divieti «sarebbero inefficaci». |