I commenti del Muro non rappresentano necessariamente le idee dell'Associazione
#17493 melandri
scritto il 06/02/2007 09:13:34daPAOLA
Egregio Ministri Melandri,
che non aveva il coraggio del confronto lo aveva ampiamente dimostrato ma il coraggio di guardarsi allo specchio ce l’ha? Ma lei crede di continuare a fare politica nascondendosi dietro ai suoi sostenitori e continuando a non rispondere al suo dovere istituzionale?
La tela in cui è rimasta intrappolata fra un po’ le chiuderà anche il respiro, perché come si dice? chi semina vento raccoglie tempesta.. e si auguri che questa tempesta non sfoci in altra rabbia visto che state deliberatamente continuando a prendere in giro milioni di juventini e di cittadini italiani.
Se a lei confrontarsi civilmente fa paura, a me fa paura avere lei come tutore dello sport.
E’ stata disponibile ad accogliere le richieste “dei grandi” non pensando che grandi si può diventare anche grazie all’unione di tanti piccoli che potrebbero anche essere stanchi del modo codardo in cui pretende di venderci la “giustizia”.
Ho paura che tirando ancora la corda si spezzi anche quell’equilibrio che forse tifosi più intelligenti, hanno cercato di creare accettando di combattere civilmente un’ingiustizia:
Non è difficile perdere la pazienza davanti a tanta devastazione e tanta incapacità di difesa dei basilari valori della vita sportiva.
Faccia una esame di coscienza, utilizzi un po’ di buon senso e non si venda per ottenere visibilità ed appoggio politico in modo così evidente e poco elegante. I problemi non si risolvono insabbiandoli!
Paola
#17492 PER STORICO 77 (2a parte)
scritto il 06/02/2007 09:03:14daMARCO NINOTTI
Tutto finiva all’arrivo della polizia e bastavano un paio di camionette con una dozzina di celerini per disperdere I tifosi più eccitati, poco di più per scortare due-trecento ultras in trasferta. Negli ultimi anni c’è però stata una escalation che ha portato i ragazzi di curva a identificare l’agente in divisa con il nemico ed è da qui che sareste dovuti ripartire per rivedere alcune cose. Ma forse chi in curva ci va per professione non ha tutto quest’interesse affinché le cose cambino.
#17491 da il corriere della sera
scritto il 06/02/2007 08:55:31daPAOLA
Tonino e l’abitudine di rimangiarsi tutto Dopo l’omicidio Spagnolo disse lo stesso: «Il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Uffa, ’sto morto... Non è che Antonio Matarrese abbia sbuffato proprio così. Ma è difficile negare che il suo commento al dibattito sul «cosa fare » dopo l’uccisione a Catania di Filippo Raciti grondasse di un’insofferenza da lasciar basiti. Non bastasse, dopo un silenzio di ore e ore, ha osato dire che non si era mai espresso con quei toni. Risultato: la radio che l’aveva intervistato hamesso on line la registrazione. E ora sappiamo che il presidente della Lega è anche più bugiardo di Pinocchio. In un paese serio, Don Tonino sarebbe già in viaggio verso le Antilledopo aver lasciato sul tavolo le dimissioni: scusate. È infatti recidivo.
Ricordate cosa accadde alla fine di gennaio di dodici anni fa, dopo l’omicidio a coltellate del tifoso genovese Vincenzo Spagnolo prima di Genoa-Milan, sospesa solo al 38’ del primo tempo quando proprio non era possibile proseguire? Intervistato dalla «Domenica sportiva», disse: «Male hanno fatto Genoae Milan asospendere la partita per lutto, il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce». E anche allora, allo scoppiar delle polemiche, fece precipitosamente marcia indietro. Non l’avevano capito, spiegò: «Non sono contrario assolutamente alla decisione presa ieri, mi sono soltanto preoccupato di quello che poteva succedere dentro e fuori lo stadio...».
Francesco Merlo, sul Corriere, lo infilzò due volte. Prima ricordando che non era nuovo a quel genere di commenti dato che aveva già sancito: «Cadono i governi e muoiono i Papi, ma il calcio non può cadere». Poi affondando il colpo: «Quando l’istinto lo tradisce, Tonino nostro rimedia. Come? Rimangiandosi tutto». Il fatto è che in tanti anni «l’Andreotti del pallone» (soprannome abusato ma assurdo: Zio Giulio non si sarebbe mai lasciato scappare certe sciocchezze) ha detto tutto e il contrario di tutto.
A Braga nel 1982, furente con la nazionale partita male ai Mondiali spagnoli, urla: «Li prenderei tutti a calci!». Per esultare dopo il trionfo: «Consegniamo alla storia l’anno della rivalutazione mondiale del calcio italiano!». Accoglie l’arrivo del Cavaliere nel calcio ironizzando («Si vuole allargare un po’ troppo, mi sa che non dura») e quella in politica ringhiando: «Basta con le commistioni tra sport e politica!». Per poi lanciare immediati segnali di pace subito dopo la vittoria elettorale, con calorose congratulazioni.
Esplosa Calciopoli, non maschera la diffidenza verso Francesco Saverio Borrelli diffidandolo dallo «spaventare il mondodel calcio ricreando Mani Pulite» e invitandolo a «integrarsi meglio nel nostro mondo» e poi attacca Luciano Moggi al suo ritorno in tv: «Non si rende conto che per un po’ di tempo deve restare fuori. Si purifichi. Vorrei vedere un Moggi che continua a piangere sugli errori. Io mi sento offeso. Non ci sta aiutando a rifare il vestito nuovo al calcio. Adesso bisogna far capire che non ci sono padrini o uomini prepotenti».
«Un dittatorello. Simpatico, ma dittatorello», lo definì un giorno Candido Cannavò. E spiegò: «Ricordo quando mi scagliai contro Tonino chiedendogli di lasciare il Parlamento dopo la nomina a presidente della Federcalcio. Mi disse: la mia famiglia non me lo permetterebbe mai». E lì è il cuore, nella grande famiglia Matarrese. Così ricca e potente da essersi guadagnata un nomignolo: «i Kennedy di Andria». Rivisto poi in unavariante sarcastica: «i Kennedy delle orecchiette».
Il padre Salvatore, il cui busto di bronzo troneggia, dicono i biografi, all’ingresso del palazzo ai confini del quartiere Japigia in cui ogni figliolo ha un piano e tutti insieme si ritrovanoda anni in leggendarie tavolate, faceva il muratore, «a undici anni prendeva la calce con le mani» e passò la vita a tirar su figli e condomini, figli e condomini. Ed ecco in ordine anagrafico e di ruolo via via assunto Michele (a capo dell’azienda e dell’associazione industriali baresi), Vincenzo (presidente del Bari calcio), Giuseppe (vescovo a Frascati e sponsor di Francesco Storace), Tonino (commercialista, presidentissimo e deputato Dc per cinque legislature), Amato (progettista) e Carmela, l’unica femmina, sposata con un magistrato.
Quanto agli edifici, impossibile contarli. Ma almeno uno era noto a tutti: il mostro di cemento di punta Perotti, abbattuto nell’aprile dell’anno scorso. Anche Tonino fu abbattuto, dopo la prima esperienza alla guida della Lega e della Federcalcio. Non gli perdonarono, allora, un sacco di cose. L’inimicizia con Franco Carraro. Il fallimento della nazionale di Arrigo Sacchi, che commentò la sua cacciata dicendo: «L’hanno trattato peggio di Totò Riina».
L’insopportabile contrasto tra le delusioni sportive e una vanità che era arrivata a fargli confidare che puntava alla presidenza della Fifa: «Vinco il Mondiale e vado al posto di Havelange ». Finito in seconda fila e trombato anche alle Europee 2004, dov’era in lista con l’Udc, pareva finito. Rilanciato da Calciopoli e dalla voglia dei presidenti di una figura che non inquietasse nessuno, si reinstallò sentenziando: «Matarrese era il calcio, è il calcio e sarà il calcio».
Adora, don Tonino, parlare in terza persona come Giulio Cesare e i centravanti spalmati di brillantina. L’ha fatto anche ieri, sbuffando per le polemiche: «Una persona di buonsenso non può pensare che Matarrese volesse dire certe cose!». Falso: le aveva dette davvero. Anzi, la registrazione di Radio Capital dimostra che aveva detto di peggio. Prendendosela coi «saputelli» che discutono della violenza negli stadi, spiegando che il calcio «è un gioco talmente delicato che può fermarsi un attimo per le giuste riflessioni» («un attimo »...) ma «lo spettacolo deve continuare perché questo non è un giochino». Di più: quelli che propongono norme troppo severe sono «un po’ esaltati. E anche un po’ irresponsabili». Allora per quanto tempo dovrebbe chiudere, il calcio? «No, il calcio non deve mai chiudere. Il calcio è un’industria. Che paga i suoi prezzi». Morti compresi. Ben detto, presidente: questo non è un giochino. Ne tiri le conseguenze.
Gian Antonio Stella
06 febbraio 2007
#17490 PER STORICO 77
scritto il 06/02/2007 08:51:49daMARCO NINOTTI
Io sono più giovane, ma non di molto e anche io ho un trascorso in curva pur non essendo di Torino. I motivi per cui ho poi abbandonato sono molti, ma tra questi c'è certamente il rapporto con le forze dell'ordine: ai tempi essere ultras significava volere e poter andare in qualsiasi stadio per sostenere la propria squadra, sciarpa al collo e striscione in spalla. Ovviamente questo poteva comportare il rischio di scontri con chi tentava d'impedirlo, la tifoseria avversaria. Però....continua
#17489 vergogna melandri -leggete-
scritto il 06/02/2007 08:50:41daPAOLA
Zamparini attacca Melandri La ministra lo caccia dalla tv
di Redazione il giornale.it - martedì 06 febbraio 2007, 07:00
Zamparini contro Melandri. L’ultimo duello rusticano tra un polemico presidente di calcio e il ministro dello sport va in onda tra un dibattito radiofonico e un salotto televisivo vietato al primo e si conclude a suon di comunicati, l’ultimo dei quali porta la firma di Bruno Vespa, titolare della trasmissione di Raiuno coinvolta nella vicenda. Uno grida «alla democrazia ferita» dal ministro prevaricatore, l’altro, Vespa cioè, sostiene i diritti del padrone di casa del salotto tv, confermando la sostanza dell’episodio, ad evitare incontri ravvicinati tra un ministro e un suo feroce critico. È uno dei tanti regolamenti di calcio in corso tra calcio e politica.
Lo scontro matura nel primo pomeriggio appena arrivano al ministero dello sport le agenzie con le dichiarazioni del presidente del Palermo. Bolla i ministri che si occupano del caso Catania con un aggettivo che non offre scampo: «Incompetenti». Maurizio Zamparini è una delle voci più frequenti di «radioradio», circuito radiofonico romano che fa il giro dell’Italia. Chiosando il vertice di palazzo Chigi, il presidente del Palermo scodella la definizione riferita ai ministri chiamati a occuparsi della guerra nel calcio, ignorando invece i dirigenti del settore lasciati fuori dal portone, residenza della presidenza del Consiglio. Due ore dopo, sbarcato a Fiumicino per partecipare alla trasmissione di «Porta a porta», riceve la telefonata di uno dei redattori della trasmissione, Roberto Arditti e con la telefonata la notizia che la sua partecipazione è saltata. «Il ministro Melandri - denuncia più tardi a giornali e agenzie lo stesso Zamparini - è intervenuto presso “Porta a porta” chiedendo la mia esclusione. Questa è la democrazia nel nostro Paese, questo lascia intendere quale sia l’apertura al dialogo critico costruttivo del nostro ministro». La nota di Zamparini si chiude con un invito rivolto «alla ancora libera stampa e agli ancora liberi cittadini italiani».
Bruno Vespa prende nota e rilancia qualche ora dopo. «Mi dispiace molto che il presidente del Palermo non possa partecipare a “Porta a porta” ma ritengo giusto che il ministro Melandri non si confronti con una persona che la definisce pubblicamente una incompetente. A “Porta a porta” accadono talvolta polemiche anche molto accese ma non è nella nostra tradizione costringere chiunque, sia esso o no un ministro, a incontrare chi l’ha offeso». Di fatto Vespa conferma l’accaduto e in qualche modo, da padrone di casa, si assume la responsabilità d’aver esaudito i desiderata del ministro Melandri. Non siamo a Sofia e quindi nessuno può parlare di editto.
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