Molti tifosi juventini si chiedono se, una volta che la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del CONI avrà deciso in merito ai vari ricorsi ad essa presentati dalle società calcistiche sanzionate lo scorso mese di luglio, sarà posta la parola fine alla vicenda che ha visto le stesse coinvolte. Da un punto di vista giuridico la risposta nettamente più probabile è: no. Cercheremo qui di spiegare il perché nel modo più chiaro possibile, limitandoci all’ambito della giustizia ordinaria.
In generale l’arbitrato ha luogo quando due parti litiganti si mettono d’accordo affinché la loro lite sia decisa da uno o più arbitri da loro stesse nominati. La ragione principale per cui ciò accade è che, così facendo, esse ottengono la decisione riguardante la lite medesima molto prima di quando arriverebbe se esse facessero ricorso ai giudici ordinari (cioè a magistrati non certo scelti da loro). Date queste caratteristiche, una volta che gli arbitri hanno preso la loro decisione (che si chiama lodo), le possibilità di fare ricorso contro di essa sono piuttosto limitate (per esempio nel caso in cui il giudizio è avvenuto sulla base di prove false).
Ciò premesso, qual è allora la natura dell’arbitrato del CONI? Va cioè esso considerato alla stregua di un vero e proprio lodo? Secondo alcuni studiosi sì, perché la scelta degli arbitri che giudicano sarebbe stata fatta a monte, cioè nel momento in cui la società si iscrisse alla Federazione di appartenenza (nel nostro caso la FIGC), sottoscrivendo la celebre clausola compromissoria che, come si sa, vieta di fare ricorso alle autorità giurisdizionali extra-sportive. Ma secondo la giurisprudenza del TAR Lazio e del Consiglio di Stato, che è quella che conta e ci riguarda, no. Ciò in base alla considerazione che il fare ricorso alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato del CONI rappresenta un obbligo per le società ed i tesserati e quindi non può parlarsi di vera scelta compiuta dalle parti in lite, che è essenziale perché possa darsi un autentico arbitrato. Pertanto la decisione dell’Arbitrato CONI va considerata non come lodo, ma come atto amministrativo certamente impugnabile davanti al TAR Lazio.
Aggiungiamo che il Consiglio di Stato (che è l’organo giudicante d’appello su quanto deciso dal TAR) ha recentemente rinviato a data da destinarsi l’udienza inerente al ricorso presentato da Luciano Moggi contro l’ordinanza del TAR Lazio che aveva respinto la richiesta di sospensiva in merito alla squalifica a lui inflitta dalla Corte Federale. Del resto lo stesso TAR aveva in quella circostanza affermato che la faccenda rientrava comunque nell’ambito della propria giurisdizione (il TAR cioè ha ritenuto di avere il potere di decidere nel merito la causa proposta). Possiamo perciò concludere dicendo che la strada è ancora lunga prima che tutta questa vicenda finisca e che ne vedremo ancora delle belle…
Occorre tuttavia precisare un ultimo aspetto. Qualcuno potrà obiettare: va bene, ma se la società Juventus non farà ricorso al TAR dopo l’esito dell’Arbitrato tutto resterà comunque com’è (ricordiamo incidentalmente che in tal caso non vi sarebbe alcun rischio di sanzioni sportive ulteriori, dato che sarebbe rispettata la lettera della legge n. 280 del 2003 che regola la materia). Vero. I giudici amministrativi non accetteranno alcun ricorso presentato da tifosi associati. Bisognerà però anzitutto vedere che cosa decideranno di fare le altre società interessate, in primis Lazio e Fiorentina, che, a nostro modesto parere, non hanno per nulla rinunciato all’idea di adire il TAR. Esse attendono semplicemente di conoscere l’effettiva entità degli sconti che otterranno (a proposito: gli sconti ci saranno di certo e per tutti, è dubbio solo il loro preciso ammontare). Inoltre, qualora il TAR a suo tempo accogliesse nel merito i ricorsi di Moggi e Antonio Giraudo e quindi ci fosse una sentenza di un giudice ordinario-amministrativo a supporto, vi sarebbero fondate possibilità che la Corte Europea di Giustizia accetti quantomeno di giudicare un ricorso presentato da un’associazione di tifosi juventini che chiedesse l’annullamento del processo sportivo e la conseguente riassegnazione dei due scudetti revocati alla società Juventus, e ciò malgrado l’eventuale inerzia di quest’ultima al riguardo.
Avv. Orazio Sorrentini |