Roberto Mancini non è uno zingaro per l’aspetto trasandato e il ciuffo policromatico. E’ semplicemente l’allenatore zingaro di una società di zingari. Badate bene: non è un’offesa. E’ il secondo premio a tavolino, dopo lo scudetto della verginità, da assegnare all’Inter dei buoni e degli onesti. Zingari, senza ingiuria bensì per atto dovuto: per le splendide abilità profetiche. Mancini invitava Moggi a “rispondere davanti a ben altri tribunali”, Moratti aveva “sentore dell’aria malfatta”.
Carissimi signori con i galloni sul braccio e sulla fronte, carissimi membri della consulta dei saggi, carissimi depuratori di calciopoli, un’obiezione: nessun riconoscimento a Barabba&Barabba? Sono stati così perspicaci da risalire al 2004, quando la magistratura di Napoli chiese a Tavaroli, responsabile del centro nazionale autorizzazioni giudiziarie della Telecom, di dare una controllatina ai cellulari di Moggi e compari. Che genialità, che memoria storica, che forza stoica. Barabba&Barabba, da solerti investigatori (è il caso di dirlo…), non hanno perso le tracce, nonostante Tavaroli abbia cercato di sviarli, approvando le richieste della magistratura previa consultazione di Carlo Buora. E da veri professionisti del settore, Moratti e Mancini hanno identificato il predetto Buora. Capperi: l’hanno incastrato. Buora era l’amministratore delegato della Telecom e il vicepresidente dell’Inter.
Basta, lo scherzo è finito: è tutto vero. L’Inter di Tronchetti e Moratti, dalle prime bobine alle ultime trascrizioni, sapeva - parola per parola - le conversazioni di Moggi e Pairetto, Giraudo e Bergamo e calciopoli festante. E’ lo scandalo nello scandalo, ma ancor più grave di calciopoli. Perché se Moggi ha agito da cospiratore di un piccolo sistema, Moratti e Tronchetti controllavano il sistema dall’alto, e hanno atteso, con coscienza, che il borgo di Moggiopoli si riempisse di gas prima di accendere la luce. Conseguenza: Moggiopoli/Calciopoli è scoppiato. Ora tocca all’Inter.
P.S. Resta il retrogusto amaro dell’ennesima presa per il culo, ai tifosi e agli addetti ai lavori. Da mesi immemori, Moratti e soci assistevano allo scempio di Moggi, ci ridevano su, magari di gusto e sciroppando un vino rosso, e scrivevano il copione da recitare in estate. Il teatrino è cominciato a maggio. Ci sono stati applausi, scudetti, articoli mielosi, ingiurie alla leggenda del “ricco scemo” (altro che scemo..). Il teatrino è finito sul volgere di settembre. Ci siano, in ordine: vergogna, scuse e restituzione dello scudetto. carlotecce@ilrestodelpallone.com
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