Dedicato a Gaetano Scirea e un poco anche a noi…
"Quando ci separammo, fra silenzio e lacrime, coi nostri cuori infranti, lasciandoci per anni, il tuo viso divenne freddo e pallido, più gelido il tuo bacio; in verità quell'ora già annunciava il dolore presente. Se dopo tanti anni ti dovessi incontrare, in che modo potrei salutarti? Con silenzio e lacrime." George Gordon Byron
Si è fatto grigio il cielo ed è attraversato dalle prime nuvole dopo tanto sole. Gocce di pioggia solcano settembre e l’anima si chiude nel silenzio. Accendo il mio portatile e tra le tante notizie strillate di cronache schizofreniche e misfatti italici e internazionali ritrovo il volto di Gaetano Scirea. Ventun anni dal giorno che lo rapì alla vita. E il saluto e il cordoglio immutato e riconoscente di quanti hanno continuato ad amarlo.
Il suo ricordo, il ricordo di un campione e di un uomo speciale nella sua normalità fatta di silenziosa eleganza. Ricordo e nostalgia di un calcio e di una Juventus che abbiamo forse perduto, ma certo non dimenticato. La Juventus che ha fatto innamorare quelli della mia generazione, la Signora travestita da operaia.
Solo che quest’anno il ricordo della scomparsa di Scirea giunge ad appena due giorni dagli ultimi addii. Quelli dei campioni che ci hanno accompagnato nelle ultime fasi della nostra storia. Nella caduta e nella risalita, che non pochi strascichi ha lasciato dietro di sé. Lo raccontammo già che la giovane vita spezzata aiuta a creare gli eroi. E attingemmo nientemeno che al Foscolo per trarre positività dalle urne dei grandi. Di grandi ne abbiamo avuti tanti. Fonte di orgoglio ed esempio. Fino a questi ultimi ai quali io spero vogliate perdonare una parola di troppo, dettata dallo stizzoso addio di vecchi amanti, per quanto possa restare immutato il sentimento.
Nostalgia. Una parola composta di ritorno e di dolore, per qualche cosa che non sa ritornare. Una perdita. Una mancanza che nel suo vuoto s-materializza un romantico anelito all’infinito. E in esso forse cerca consolazione, rifugio, riposo. La tentazione è forte. You tube giunge in aiuto. Riguardarsi tutti i filmati di quella Juve che fu. Cospargere di lacrime quel bianconero che ha colorato di gioia e rabbia le nostre vite. Perché se siamo ancora qui a massacrarci il cuore è perché ci sono dei matti per i quali la Juve è qualcosa di più di una squadra di calcio. E’ il sottofondo di un’esistenza, la sua colonna sonora, l’amore che non smette di far battere il cuore, di crucciare la mente, di accarezzare e prendere a pugni l’anima. E allora vediamo di ripartire. Di non rimanere confinati nel limbo dei ricordi nel quale ci hanno relegato da quattro anni. Se tutto questo è vero, la Juve siamo noi. E l’unico modo per guarire da questa nostalgia è buttarsi nella vita. Riprendere a giocare. Riprendere a correre, a inventare e a costruire un sogno. Qualunque sia l’idea che della Juve abbiamo adesso. Tutti. Insieme. Partita dopo partita. Udienza dopo udienza. Uniti in un solo cuore bianconero.
la juventina
Forza Juve
Giusy |