Da bambino, passavo il tempo libero dei miei pomeriggi a calciare una palla da tennis contro un muro; il piccolo marciapiedi faceva da difensore e una piccola porticina arruginita era la porta del Comunale, la porta della squadra che la domenica successiva avrebbe giocato contro la mia Juve. Il tocco di palla era monotono, a volte goffo e sgraziato, ma chi passava mi diceva che tutto sommato avevo delle potenzialità. Poi nell'estate di tanti anni fa, nell'estate dei miei dodici anni, un giovane calciatore cominciò a giocare nella difesa della Juve; ne rimasi subito affascinato: un'innata eleganza, l'immenso stile, l'onestà incisa negli occhi. Come gli donava quella maglia! Osservandolo meglio cominciai ad imitarlo e sentivo il numero 6 incollarsi sulla mia maglia, anche se il mio allenatore continuava a darmi il 4, io mi sentivo il numero 6. Ora durante il tempo libero dei miei pomeriggi, la palla da tennis si muoveva con grazia e entrava quasi sempre nella piccola porta arruginita. Crescendo in quel cortile dove il marciapiedi si faceva sempre più basso e la porta arrugginita sempre più piccola, ho continuato ad osservare, a volere bene e ad ammirare quel giovane calciatore che mano a mano si faceva uomo; continuavo a vederlo uscire palla al piede dalla nostra area e tendere sempre la mano al compagno e all'avversario in difficoltà. Oggi quel piccolo marcipiedi e quella piccola porticina arruginita, insieme a quel grande immenso campione, non ci sono più, volati via come i miei sogni di gloria. Ma a tutti potrò dire e raccontare di loro sopratutto di quel grande immenso uomo e calciatore che è stato e sempre sarà il grandissimo GAETANO SCIREA. Ciao Gaetano, ti voglio bene. PS Che tempo fa lassù tra gli Angeli? |