Agli inizi del 1900, il progressivo aumento del numero delle squadre di calcio che volevano partecipare al campionato italiano, tra cui moltissime di levatura non eccelsa, rendeva molto difficile lo svolgimento della competizione. Il portavoce delle squadre più importanti, Vittorio Pozzo, il 24 luglio 1921 presentò alla FIGC un progetto di riforma del campionato, che prevedeva la suddivisione delle squadre in campionati di Prima e di Seconda Divisione, definendo soprattutto regole certe per il passaggio da un campionato all’altro. La Federazione, in cui le piccole squadre amatoriali erano in maggioranza, respinse il progetto Pozzo: fu così che le ventiquattro squadre più importanti, e con loro moltissime delle cosiddette minori, crearono i loro campionati inquadrate nella Confederazione Calcistica Italiana. Le ventiquattro società, riunite nella Prima Divisione della Lega Nord, furono sorteggiate in due gironi, in ognuno dei quali tutte le squadre si sarebbero incontrate tra loro con partite d’andata e di ritorno: la vincente tra le prime classificate dei due gironi si sarebbe aggiudicata il diritto di disputare la finale con la vincente del campionato della Lega Sud. Quest’ultimo era organizzato in campionati regionali, con un girone finale per designare la squadra ammessa alla finale con i campioni della Lega Nord. Nei raggruppamenti della Lega Nord ci fu un Girone A più combattuto, appannaggio della Pro Vercelli, col Vicenza ultimo e retrocesso in Seconda Divisione, ed un Girone B quasi trionfale per il Genoa, con l’Inter all’ultimo posto e lei pure retrocessa in Seconda Divisione. Una vera annataccia per l’Inter: era già ultima con tre punti al giro di boa ed ultima è rimasta al termine del torneo, con soli undici punti, frutto di tre vittorie, cinque pareggi e quattordici sconfitte, con ventinove gol segnati e sessantasei subiti. Per la Pro Vercelli, sconfitto il Genoa con un solo gol di scarto, fu una pura formalità laurearsi Campione d’Italia contro la Fortitudo Roma, che nel frattempo aveva prevalso su Puteolana, Anconitana, Audace e Palermo. La bontà dell’idea di Pozzo era chiara a tutti, così com’era evidente l’illogicità di due campionati concorrenti (a proposito, quello della FIGC, minore ma ufficiale, se l’era aggiudicato la Novese). Iniziarono quindi le trattative per la riunificazione tra CCI e FIGC, ed Emilio Colombo, direttore della Gazzetta, fu incaricato di formulare un progetto di riduzione dello scisma, progetto pubblicato il 22 giugno 1922 e noto come “Compromesso Colombo”. Di tale lodo beneficiò soprattutto l’Inter, retrocessa sul campo il 30 marzo 1922, a causa dell’imposizione di spareggi tra le ultime in classifica decisi dopo la riunione delle Federazioni, avvenuta il 26 giugno 1922. Così, tre mesi dopo la fine del torneo, a causa di truffaldine modifiche regolamentari, l’Inter fu salvata dal dover giocare in Serie B e vide la sua retrocessione scontata dal Venezia. Da tutto ciò si può desumere una verità storica, da cui deriva un corollario morale. La verità storica ci dice che non è vero che l’Inter non sia mai retrocessa: è retrocessa eccome, ma in Seconda Divisione ci ha giocato il Venezia al suo posto. Il corollario morale, come si dice dalle mie parti, recita così: “Ino, ino, piange sempre il più piccino”.
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