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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Flavio P del 24/09/2010 18:04:02
Bianconero tenebra
Clouseau si dette una lisciatina ai baffetti prima di varcare la porta dello spogliatoio impregnato di vapori densi che fuoruscivano dalle docce.
Era l'immagine d'un uomo solo, tormentato da pensieri che gli scuotevano il cervello, martellanti, tumultuosi.
Lui aveva chiari concetti, idee, schemi, terapie psichiche. Tutto ben studiato, ma poi, in campo, le geometrie si sfaldano, gli schemi si frantumano dopo 120 secondi contro una sleppa di un oriundo argentino di terza generazione che ti inchioda subito sulla croce della rimonta ardua, perché di fronte hai undici assatanati ben catechizzati dal loro mentore veneziano dalla facondia irrefrenabile, volati sin lì da una Trinacria ancora bruciata e riarsa dal sole settembrino. Quella piemontese, in terra di conquista si è imbozzolata: i risvolti della storia, da conquistatori a conquistati. La Nemesi.
Clouseau represse uno sbadiglio per darsi un tono. La notte torinese lo incalzava a riflessioni sbobinate al momento. -Avevo ragione- andava biascicando- su quel Pastore- e una smorfia gli attraversava un angolo della bocca andando a confluire, e lì smorendo, sul baffetto impalpabile ormai e bisognoso di un coiffeur.
L'auto lo aspettava nello spazio d'ordinanza, nera e lucida come un carro funebre. Clouseau coordinava le residue idee per il prossimo incontro, avversari altri isolani: amici storici questi. Il Regno di Sardegna, dono degli Asburgo d'Austria a Vittorio Amedeo II°. Un baratto con il Regno di Sicilia ordito dagli Asburgo.
Le mani sudaticce, le pupille acquose, la voce (interiore) arrochita anch'essa dopo il rendez-vous con i giornalisti famelici. La solita cantilena di luoghi comuni, sul dobbiamo lavorare, lavorare, sul ripartire da zero, ma ripartire, sul non deprimersi, così come a Udine non ci siamo esaltati ecc.
Luccicavano, oltre il parking, le luci sporche di un bar. Clouseau ordinò un grappino (friulano, precisò). -Lasci pure la bottiglia- tagliò corto. Si interpellò, inerpicato sullo sgabello.
-Ma chi la fa la squadra? forse quelle 4.000 tavole rotonde di teste quadre nei talk-show? si tormentò. E certo, dovrò pietire alcune consulenze. Essere trombato anche dalle quattro teste di Moro, dopo i Vespri siciliani, no.
Trangugiò il terzo grappino che gli arrotolò i visceri Clouseau, e si avviò verso la berlina scura in attesa.
-C'è un complesso che opprime la squadra- esalò nell'umidore flaccido della notte torinese -lasciando perdere Edipo, li abbiamo tutti; quale ci manca?- sogghignò impercettibilmente Clouseau. Barcollando s'infilò nella berlina sabauda -Andiamo in albergo- balbettò allo choffeur.
Aveva la bocca impastata, mentre l'auto si mosse verso il profilo scuro e asimmetrico dei palazzi di una Torino esausta.
 
 
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