E’ una bella domenica di ottobre e non c’è niente di strano nell’andare a godersi una mezza giornata di sole e di sale nel blu del mare siciliano, nonostante sia ottobre. E’ il giorno di Inter Juventus e nuotare una bella mezz’ora è quello che ci vuole per stemperare la tensione. Gli amici sono tutti lì. C’è l’interista. Mi aspetto che si defili almeno stavolta. Tutti si aspettano la litigata quotidiana, ma penso che non abbia voglia di tirare fuori quel “metti Collina” che persino la rosa ha dovuto confessare. Invece mi appropinquo all’acqua e mi sento apostrofare: “Chi è il giocatore gay della Juventus di cui parla il Corriere dello Sport?”. Di che stiamo parlando? So di una vecchia faccenda risalente ai tempi della Champions vinta, del quinto rigore messo a segno e dico che non è di cose vecchie 14 anni che dovremmo parlare oggi, ma degli sviluppi del processo di Napoli. A Dio piacesse freschi di stampa… Quello mi incalza: “Che genio Paolillo, ha detto le stesse cose che io dico da tanti anni”. More solito mi sale la pressione, si alza il tono della voce e gli faccio il riassuntino di come Prioreschi ha demolito le tesi di calciopoli. Alza la voce pure lui e mi ripete che c’è la mafia nel calcio e Moggi è il suo profeta, alzi il suo boss. Gli spiego perché il sorteggio non era truccato, che c’era già stata una sentenza del tribunale di Roma avversa a Teotino. Che Baldini ci ha rimesso un’altra figuraccia. Stai a vedere che arriviamo al rigore negato a Ronaldo e lo affogo senza proferire altro verbo. Invece no. Di tutte le volte che gli ho rammentato la situazione di quel campionato, delle centinaia di occasioni in cui gli ho ricordato che la Juve faceva troppi più punti di loro e arrivava in finale di CL ogni anno, mentre loro l’ultima con l’inter la ricordavano in bianco e nero, deve essergli rimasta una muta angoscia di non riuscire a spuntarla. E mi cita Sciascia. Come gli accade da un poco di tempo. Niente paura, ho pronto Saviano. Lo fa spesso però di cambiare discorso. E’ un ottimo conoscitore di storia del pallone, ma si sottrae e sposta l’attenzione su altre considerazioni: Moggi è come Provenzano, anzi come Andreotti. Glielo avrò detto un milione di volte di portarmi le prove, ma stavolta non ho dubbi su quello che gli devo rispondere: “Moratti aveva l’occasione di portare e riferire davanti a un tribunale tutte queste prove, tutti questi fatti che secondo Paolillo sarebbero sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno, tanto meno “Auricchio copia-incolla”, è riuscito a scovare”. Qui mi s’impalla. Non ha più nulla da dire e ritorna a Paolillo, alle sue chiacchiere da bar. Ora sono calma. Con voce ferma, quasi dolce, gli chiedo di leggere la lettera di Andrea Agnelli. Tanto per capire che cosa è lo stile. Perché sono stufa di questi interisti onesti a tavolino e nella realtà ladri, bugiardi, spioni e anche delinquenti. Parola con la quale chiudiamo il discorso. Si sono appuntati un titolo per meriti etici che sapevano di non avere. Dopo aver spiato per trovare negli armadi degli altri quegli stessi scheletri che nella migliore delle ipotesi avevano anche nei propri. Hanno chiesto un calcio pulito, ma da quando hanno fatto fuori la Juventus hanno sporcato tutti i campionati con i loro luridi sponsor. Hanno pilotato l’informazione e se la sono comprata. Ci hanno raccontato che Facchetti era un beato a noi dei barboni. Hanno goduto di un’immunità inconcepibile dentro il palazzo. Ma sono scappati dalle aule dei tribunali quando era il momento di dirci la loro verità. La sabbia è esaurita. Quel “metti Collina”, quel “passa a prendere un regalino” pretendono giustizia. Il re è nudo. Coperto soltanto da uno scudetto di cartone. E allora si proceda con i veleni. Con il gossip sfrenato. Si continui con il fango, che dalle parti loro hanno la fabbrica e non finisce mai. Casse di risonanza Chiambretti, un granata, la 7, basta la parola, Il Corriere dello Sport e la Gazzetta dello Sport, una sicura garanzia di mistificazione, quando non di complicità nei misfatti. Come ci ha insegnato Galdi. Rimane la storia. A volte un tavolino è solo la base su cui poggiare un libro e mettersi a studiare. La storia siamo noi e non lo accetteranno mai. Sono sempre 29. Anzi 32. la juventina Forza Juve Giusy |