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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Flavio P del 07/10/2010 10:51:35
Petit Louis e Big Luciano
Georges Simenon: Corte d'Assise
"Erano tutti colpevoli, magistrati, giurati, giornalisti, belle spettatrici e spettatori, tutti, compresi gli avvocati, che all'improvviso trovarono qualcosa di urgente da fare, sentirono il bisogno di muoversi, di precipitarsi verso qualcuno o verso la porta, perché non ce n'era uno che non avesse motivo di vergognarsi".

E' un brano tratto da un romanzo del grande scrittore belga Georges Simenon nel 1937 e ora in ristampa da Adelphi.
Ho appena finito di leggerlo. Incredibili le somiglianze con il processo farsa celebrato contro la Juve nel 2005.
Simenon descrive, con magistrale perizia, le peripezie di un giovane francese di 24 anni, Petit Louis, che finisce per essere condannato a venti anni di carcere per un delitto che non ha commesso. Il processo kafkiano a cui viene sottoposto si rivela essere una macchina mostruosa, ammantata di falso rigore procedurale e che un giudice compiaciuto del suo genio creativo, usa per ambizione personale, di fronte a stuoli di giornalisti, che ne riportano le gesta.
Tutto il processo è un inno al pregiudizio. Non esistono prove contro Petit Louis, colpevole solo di atteggiarsi a gangster di rango per far colpo sulle donne e accreditarsi presso i Marsigliesi, questi sì veri, spietati gangster che agiscono nel sud della Francia, sulla famosa litoranea che va da Marsiglia a Nizza, dove Petit Louis vive.
Questo personaggio può essere paragonato per ambizioni, carattere, millanterie, abilità nell'imporre il suo Ego, a Luciano Moggi? Credo di sì, anche se i due agiscono su due piani completamente diversi. Il contesto dove Petit Louis mette in scena il suo psicodramma non ha nulla a che vedere con il mondo del calcio, ma le invidie, i sospetti, le gelosie, i ricatti degli umani che popolano quello scenario socio-culturale sono gli stessi sentimenti che ritroviamo nel nostro mondo del calcio, oggi.
Dove, protagonisti così scomodi ed ingombranti suscitano invidie e moti dell'animo insani che, prima o poi, finiranno per stritolarli.
Esemplare, nel suo kafkiano meccanismo mostruoso, il processo dove si affastellano accuse improprie, fondate sul nulla, al solo scopo di dare credibilità a una ricostruzione dei fatti tenuti in piedi da pregiudizi e vanità personali, ad onore e gloria di un giudice carrierista ottuso, che piega i fatti alle sue ambizioni.
Una realtà distorta che fa strame di ogni ragionevolezza, dove l'imputato è ridotto a spettatore passivo e inascoltato: condannato in pectore già in fase istruttoria.

E' palpabile l'analogia con Luciano Moggi.
La penna del grande Simenon dipinge magistralmente un quadro di vita vissuta, le sue ferite morali, la sua varia, scalcinata umanità, che assomiglia, in modo impressionante, alle vicende capitate a Moggi e alla Juve.
Petit Louis e Big Luciano affrontano il processo con la medesima serenità d'animo, più recitata quella di Moggi, più naturale quella del giovane francese.
Più rassegnato Petit Louis che gioca sulle corde dell'ironia e del disprezzo, per nulla intimorito dall'ipocrita e minacciosamente falsa conduzione del dibattito, consapevole dell'inluttabilità dell'esito. Potrebbe urlare le sue ragioni, chiedere di mostrargli le prove del misfatto. Non lo fa; la sua dignità di giovane uomo a cui nulla di serio si può imputare, glielo impedisce. Preferisce tacere tanto...Un tacere che vomita disprezzo, rappreso, interiore; rassegnazione che è anche riscatto di una breve vita vissuta al di là del bene e del male.
Tutti gli sono contro, giurati, giudici, la gente che affolla l'aula, perfino i suoi avvocati (d'ufficio) scherzano sul suo destino - Vedrai, salverai la testa, ti daranno vent'anni-. Diverso il comportamento di Big Luciano che il suo disprezzo lo esterna, a stento frenato dai suoi avvocati, quando le provocazioni di un Baldini oltrepassano la linea della sopportazione. Due personaggi scaraventati negli ingranaggi allucinanti di una giustizia sommaria e forcaiola che annichilisce la volontà. Due personaggi, due modi di reagire, una identica situazione-limite. Mostruosa.

Un gran bel romanzo. Una storia che si ripete in contesti diversi, nello spazio e nel tempo, uno sfrgio alla verità che, nel caso della Juve, non si concluderà col trionfo dei persecutori.
 
 
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Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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