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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Giusy Fiorito del 08/10/2010 18:45:09
La vie en rose
Quand il me prend dans ses bras

Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il dado è tratto. La Gazzetta dello Sport pubblica le intercettazioni che non c’erano. Con correttezza esemplare ha atteso che giungesse alla FIGC la versione del perito nominato dal tribunale di Napoli. Un’indicibile sforzo quello di riportare fedelmente i fatti, in modo da non provocare equivoci e instillare il dubbio, l’incertezza, l’illazione, la faziosità, inquinando il sentimento popolare. Fulgido antidoto all’abitudine di sbattere il mostro in prima pagina solo per guadagnarsi fette di pubblico.

Quale futuro roseo ci attende, quale cambiamento, quale ritorno ai fatti. Il tutto in prima pagina, ma senza la foga ruggente di chi vuole conquistarsi la curiosità, l’ascolto, men che meno il consenso. Un rispetto delle circostanze minuzioso e dettagliato, che rimanda garbatamente alle pagine interne, dove alberga il documento e nulla più della nostra sete di conoscenza scevra da pregiudizio.

Unica concessione una domanda, se in conseguenza di tutto ciò sarà ragionevole o no procedere alla revoca all’Inter dello scudetto a suo tempo revocato alla Juventus. Domanda che a noi juventini non può che apparire retorica, ma che alle masse dei lettori della Gazzetta può essere ancora spacciata per legittima.

Tutto chiaro, regolare, come una favola rosa. Come nella celebre canzone di Edith Piaf, nella quale una donna innamorata si abbandona tra le braccia del suo uomo in una dolce e sicura serenità. Quello che in fondo questo giornale fa da quattro anni ormai, ma solo abbracciando un certo tipo di pubblico, una platea di lettori alla quale piace sentirsi raccontare esattamente le cose che vorrebbe sentirsi raccontare.

Perché io la rosa non me la ricordo così.

Io mi ricordo nella primavera del 2006 titoli a tutta pagina nei quali si dava per scontato che i sorteggi arbitrali erano pilotati, che la Juventus vinceva a causa di favori, che Luciano Moggi era il capo indiscusso di una cupola che tutto maneggiava e dirigeva nel mondo del calcio, coadiuvato da un altro mostro sbattuto in prima pagina, quel Giraudo abile a falsificare i conti quanto il boss a truccare le partite.

Io mi ricordo un clima di caccia alle streghe, un attacco sfrontato a un allenatore e a dei giocatori talmente sporchi brutti e cattivi da non essere ritenuti presentabili per una compagine che avrebbe dovuto partecipare a nome dell’Italia intera al mondiale di Germania, forse perché colpevole di essere in grado di vincerlo.

Io mi ricordo vaticini che preannunciavano processi e sentenze. E un coro unanime: Juve in serie B.

Ma più di tutto non dimentico il direttore di allora di quel giornale, che mi chiamò “squadrista”, e con me milioni di persone, solo perché ci mancò la forza di continuare a leggere dalle pagine delle quali era responsabile il resoconto dei fatti. Solo perché manifestammo il diritto ad un’informazione composta e non di parte e andammo a cercarla in luoghi più virtuali eppure più sicuri e veri.

Allora non furono poste domande. Allora si ammise da più parti che era necessario assecondare il sentimento popolare. E il mio sentimento fu solamente quello di sostenere la Juventus.

Oggi, a firma di quello stesso Galdi che un peso consistente ebbe per ammissione di Auricchio nello svolgimento delle indagini e di quel Palombo che, piaccia o non piaccia, grigliava pure lui, assisto al nascere di un giorno nuovo. E mi chiedo se qualche verità nascosta abbia finalmente fatto breccia e dato un senso alla caparbia volontà di tanti di noi di non seppellire quei giorni sotto la cenere dell’inerzia, sotto la croce di un mea culpa incomprensibile, di una vergogna non ancora spiegata.

Se non sia giunto anche per loro il momento del coming out, tanto in voga. O più semplicemente se non abbiano lasciato scorrere tutto questo tempo, quattro anni e poi ancora sei mesi nella speranza che sopraggiungesse qualche deux ex machina a cavare le castagne dal fuoco. Quanto è venuto fuori dal processo di Napoli li ha messi con le spalle al muro.

Non sussistevano i meriti etici per dirottare sull’Inter lo scudetto revocato alla Juventus. L’Inter era come tutte le altre. Solo che l’Inter non era come tutte le altre. Non era almeno come la Juve. Perché era consentito dai regolamenti avere rapporti con i designatori e non con gli arbitri.

Se una volta si è potuto fare di sei comportamenti antisportivi un illecito, non vorrei che adesso, per compensare la storia, si facessero di sei illeciti un comportamento antisportivo. Scontabile con la restituzione di qualche cosa avuta solo in prestito.

No, se le cose dovessero andare così, non sarebbe un mondo tutto rosa. O magari sì.

la juventina

Forza Juve Giusy
 
 
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