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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di BRAFA del 19/10/2010 22:13:26
... gli IGNAVI nerazzurri ...
I cosiddetti IGNAVI sono una categoria di peccatori incontrati da Dante Alighieri nell'Antinferno, durante la narrazione del suo ipotetico viaggio nel regno dell'oltretomba (SPORTIVO: ANNI SENZA VITTORIE...)

Essi sono aspramente descritti nel Canto III dell'Inferno perche' invidiosi...

Questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre (A QUELLO CHE DICE LA GAZZETTA DELLO SPORCO...)

Dante li inserisce qui perché li giudica "indegni" di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell'Inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male (NON SAPEVANO PERDERE, NON SANNO NEMMENO VINCERE).

Sono costretti a girare nudi per l'eternità attorno a una insegna (PATACCA VINTA A TAVOLINO) - non descritta, forse di una vana bandiera - punti da vespe e mosconi.

Il loro sangue, unito alle loro lacrime (PIANGIONI CRONICI ANCHE SE VINCONO...), si mescola al fango dell'Inferno, come se questi dannati fossero dei cadaveri, morti viventi sepolti vivi, col corpo straziato dai vermi.
Non è a caso se Dante definisce queste anime come quelle di peccatori "che mai non fur vivi" (MAI RIUSCIVANO A VINCERE, BASTA RICORDARE IL 5 MAGGIO NONOSTANTE LO "SCANSAMOSE"...).

Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo (BASTA CHIEDERE AGLI JUVE29RI...).

Tanto accanimento si spiega, dal punto di vista teologico, perché la scelta fra Bene e Male, deve obbligatoriamente essere fatta, secondo la religione cattolica (E SECONDO MORATTI: LUI IL BENE, MOGGI IL MALE....).

Dal punto di vista sociale, inoltre, nel Medio Evo lo schieramento politico e la vita attiva all'interno del Comune erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l'uomo è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di stima ed ammirazione (ACCLAMAZIONE DELL'ONESTA' E NASCONDIGLIO DIETRO LA PRESCRIZIONE...).

Dante, in una terzina, cita anonimamente, fra le schiere degli ignavi, l'anima di un personaggio che, in vita, per viltà ed ignavia "fece gran rifiuto" (MORATTI CON LO SCUDO DI CARTONE ED IL RIFIUTO A FARSI INTERROGARE O ALLA RINUNCIA DELLA PRESCRIZIONE...).

Gran parte degli studiosi suoi contemporanei identifica questo personaggio con Papa Celestino V, che, giunto al Soglio Pontificio nel 1294 dopo una vita di eremitaggio (NEL CAMPIONATO ITALIANO E 45 ANNI IN QUELLO EUROPEO...), rinunciò dopo pochi mesi alla sua carica, consentendo quindi l'ascesa al potere di Bonifacio VIII (FACCHETTI....NEL PANTANO DELLE INTERCETTAZIONI...CIT PROCESSO TELECOM).
Anche se questa interpretazione cadde in disgrazia presso i critici (GIORNALISTI DELLA GAZZA LADRA ED OPINIONISTI TV AL SOLDO....), e da allora l'anima di colui che "fece gran rifiuto" genera un non indifferente problema interpretativo (NEI SALOTTI TELEVISIVI MA NON IN QUELLI VERI DI CHI LA FARSA VUOLE SCOPERCHIARE...).

Sono molte le altre interpretazioni possibili, infatti, circa l'identità di questa anima: ivi compresa la possibilità di identificarla coll'anima di Ponzio Pilato (LA FIGC CON I SUOI AFFILIATI), il prefetto romano (GUIDO ROSSI) che, secondo i Vangeli rifiutò di giudicare Cristo nei momenti successivi la sua cattura, o con Esaù (LA PASSATA DIRIGENZA JUVENTINA), che rifiutò la sua primogenitura barattandola con un piatto di lenticchie.

Secondo alcuni è poco probabile che sia uno di questi ultimi perché Dante, comunque, non poteva riconoscerli, non avendoli mai visti. Pero' sicuramente li ha previsti come un moderno Nostradamus...
 
 
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