Ieri pomeriggio, dopo i primi commenti e le idiozie che impunemente venivano pronunciate dai soliti servitori travestiti da giornalisti, ho sentito l'impulso di spegnere la televisione. Non sono stanca di lottare, ma ormai ho bisogno di prendere un poco le distanze dai fatti, perché a caldo pronuncerei solo imprecazioni e invettive e non credo siano quello che ci serve. Dai ranghi alti alle più basse componenti delle tifoserie abbiamo tutti contro. Si sono squalificati non solo nelle cariche che rivestono, ma anche come sportivi e come persone. Si fanno forti del razzismo a corrente alternata. Della giustizia a corrente alternata, del buon senso che non esiste più. Scambiano concetti fondamentali del vivere civile con il tifo e la legittimità di espressione. Persino la loro capacità di intendere e volere con la necessità di esistere, ma solo televisivamente. Giocandosi ai miei occhi la loro credibilità, svendendola al miglior offerente, che evidentemente non è la Juventus né ciò che rappresenta.
Vista sulla carta la Juventus è ancora, nonostante quattro anni di umiliazioni e messe al bando, la squadra più prestigiosa del panorama calcistico italiano. Quella delle tre Coppa Uefa, unico record che condivide con l’Inter, ma sempre con una superiorità che ne fa la Signora incontrastata, la squadra nobile capace di vincere con una compagine di atleti di un’unica nazionalità: italiana. Quella detentrice di tutti i titoli possibilmente e umanamente e sportivamente conquistabili. Quella che, come ha ribadito Alessandro del Piero al processo di Napoli con il sorriso ironico della verità sulle labbra, ha vinto sul campo. Perché hai voglia a “strutturarti” come vincere un campionato, alla fine ci vogliono un Del Piero e un Trezeguet per farlo. Un assist su rovesciata e un goal. E di quella pregevole fattura non li puoi comprare. Però li puoi odiare. Amare o odiare. Due imperativi ai quali nessuno può sottrarsi. Oppure no.
Noi Juventini abbiamo le nostre colpe. Una zona d’ombra che ci ha inghiottito peggio dell’odio nemico. Molte colpe ha la proprietà della Juventus, molte i dirigenti che in questi anni hanno firmato autografi corredati da smile. Mentre tanti di noi si interrogavano su quanto era accaduto e vedevano bene che non tutto era chiaro, altri preferivano aspettare e lasciarsi ingannare. Ci siamo dilaniati e scannati tra di noi. Abbiamo offerto il fianco come sciocchi alle lance di chi voleva trafiggerci ed eliminarci dalla scena senza nemmeno l’onore delle armi. Abbiamo scalato montagne di odio e di interessi che arbitrariamente si sono mischiati al calcio. Abbiamo sfidato l’ingiustizia che si ergeva ad arbitro dentro i tribunali. Abbiamo rifiutato sentenze inique, abbiamo contrastato la voce dei media, che nel nostro paese equivale alla voce del padrone. Abbiamo rivendicato la paternità di quella gloria costruita con tenacia e intelligenza e amore in oltre cento anni di storia. Perché se la Juve doveva essere rinnegata da una nazione e un popolo, anche noi dovevamo essere annientati dalla falsità e dall’ipocrisia di chi cerca sempre un modo per acchiappare al volo il treno del successo. Abbiamo le nostre colpe. Abbiamo cercato il colpevole dentro la nostra casa e lo abbiamo messo alla porta. Come nel può dozzinale dei racconti gialli, mentre il maggiordomo se la rideva. Fino a quando abbiamo capito che per essere colpevole ti basta essere Juventino. Come per Milos Krasic. Colpevole di aver simulato un fallo subito? No, colpevole di essere l’astro nascente della Juventus. Colpevole di entusiasmare schiere di Juventini affamati di vittoria e desiderosi di un nuovo campione. Quanto può fare paura un altro Nedved? Tanto, a quanto pare. Può accenderla speranza e ricreare la Juve. La Juve che hanno cercato di uccidere. Spostare l’interesse dei ragazzini dalle maglie di Eto’O a quelle di un ragazzo biondo, bello e di gentile aspetto, schernito vilmente per la sua nazionalità. Fatto oggetto di stupidità razzista, che solo a parole rimanda alla Serbia, ma che nei fatti si traduce in una malcelata forma di razzismo contro i colori bianconeri. E’ adesso che non si deve cadere nella trappola dell’odio di regime. E’ adesso che bisogna evitare di scendere un livello sotto il nostro stile. Ci sono due cose urgenti da fare. A Napoli e a Torino. Aspettiamo una sentenza che vorranno sporcare, perciò dovremo essere informati e pronti a fare quello che i media non faranno. Ma aspettiamo anche la Juve e bisognerà pretendere che la Juventus torni a essere forte e difenderla. All’ultimo respiro.
la Juventina Giusy
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