Ho la netta sensazione che il vento stia cambiando e che la corrente di pensiero che considera i processi sportivi del 2005 affrettati, sbagliati oltre che insulsi sul piano giuridico stia sempre più prendendo piede. Questa impressione è tratta dalla reazione che i giornali: Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera in primis hanno avuto alle parole di pubblica stima che Andrea Agnelli ha pronunciato nei confronti di Luciano Moggi. Mi sarei aspettato, il giorno dopo, un violentissimo attacco nei confronti del Presidente, sulla scorta, per esempio, di quello che era successo qualche anno fa ai Menarini padre e figlia per il solo fatto di avere pubblicamente manifestato amicizia nei confronti di Moggi. Invece nulla di tutto questo, la rosea si è limitata ad un breve articolo a firma di Luigi Garlando in cui si invitava nuovamente e stucchevolmente il presidente ed i tifosi della Juventus a lasciarsi alle spalle il passato e guardare avanti. T roppo comodo e troppo facile, a questo invito si potrebbe rispondere con le parole di Pio VII al generale francese che gli intimava di lasciare il potere temporale: “ NON POSSIAMO, NON DOBBIAMO, NON VOGLIAMO”. Infatti troppo eclatanti sono i fatti che stanno emergendo nel processo di Napoli, cerchiamo di vederli ad uno ad uno.
Da Napoli sta emergendo una indagine giudiziaria fatta con leggerezza se non addirittura lacunosa e questo, a mio avviso, perché condotta alla rovescia. Secondo me, infatti, gli inquirenti anziché partire da un ipotesi di reato e cercare poi le prove per trasformare l’ipotesi in fatto vero sono partiti da un cosa che per loro era certa: Moggi, Giraudo e quindi la Juventus erano colpevoli. Non già presunzione di innocenza ma esattamente l’opposto presunzione di colpevolezza. Se questo è stato il loro punto di partenza appare logico che tutto quello che contrastava con tale tesi è stato considerato non importante, irrilevante e pertanto scartato ed omesso. Tra l’altro ritengo che gli organi di Polizia Giudiziaria hanno persino omesso di informare il PM sulle telefonate che altri soggetti facevano ai designatori arbitrali. Non si spiega, altrimenti, perché il Dott. Narducci si sia avventurato in quella improvvida dichiarazione: “ Piaccia o non piaccia non esistono telefonate di Moratti o Campedelli ai designatori arbitrali”, che si è rivelata un clamoroso autogoal, un grandissimo assist fornito alla difesa. Tanto è vero che quando è stato scoperto con le mani sulla marmellata, il PM si è affrettato a precisare che la sua azione tende a” scoprire i reati e non già le chiacchiere da bar sport che sempre ci sono state e sempre ci saranno”.
Peccato, però, che proprio su queste chiacchiere, sulla vulgata popolare che la Juventus vinceva gli scudetti non già perché era la più forte, ma perché rubava, si è prima intentato e poi celebrato il processo sportivo e si sta svolgendo quello penale. L’esistenza di queste telefonate, il fatto che non solo Moggi o Giraudo telefonavano ma tutti parlavano con tutti, persino quel fustigatore, moralista del presidente del Palermo Zamparini, finanche quella mammoletta del presidente del Chievo Campedelli, dimostra che ci troviamo di fronte ad un mal costume generalizzato ma irrilevante sul piano penale e pertanto l’accusa principe: l’associazione a delinquere viene a cadere.
Ma ancora, in questi cinque anni nessuno ci ha mai parlato del movente, che è necessario perché ci sia il reato. Perché Bergamo, Pairetto e De Santis dovevano favorire la Juventus, che cosa ne ricavavano, quale sarebbe stato il DO UT DES. Ritengo, che i conto correnti di questi signori siano stati esaminati dagli inquirenti e cosa hanno trovato? Niente di niente, non c’è alcuna ingente somma di denaro che sia passata da Moggi ad uno dei tre, tanto meno dalla Juventus. A meno che non si considerano le provvigioni che Bergamo avrebbe preso per alcune polizze assicurative che la Juventus ha stipulato nella sua agenzia, o gli sconti che Pairetto avrebbe avuto per se ed alcuni amici per l’acquisto di macchine Fiat. In tutte e due i casi ci troviamo di fronte a poche migliaia di euro del tutto sproporzionati con l’entità dei presunti favori fatti per i quali dovremmo parlare di centinaia di migliaia di euro.
Ma lo stesso discorso vale per Moggi e Giraudo quale sarebbe il movente che li avrebbe spinti a richiedere i favori dei designatori arbitrali, non si riesce a capire perché avrebbero fatto tutto questo. Per favorire la Juventus? ma la squadra era universalmente conosciuta come la più forte, tanto forte da fornire ben otto giocatori alla finale mondiale del 2005, e, quindi, non aveva bisogno di favori per vincere. Si potrà obiettare che Moggi e Giraudo hanno agito per mera sete di potere personale. Potrebbe essere possibile, ma se ciò fosse vero, se cioè Moggi e Giraudo hanno agito solo per interesse personale verrebbe a cadere la responsabilità oggettiva. Essi hanno operato non già per favorire la Juventus ma per scopi personali.
Da parte di molti si obietta che la stessa Juventus nel 2005 si è dichiarata colpevole chiedendo come pena la serie B. Anche per questo c’è una spiegazione logica ed addirittura intrigante che, però, mi riservo di trattare in altro articolo.
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