Il 21 febbraio 2001 Erika De Nardo, che all'epoca aveva soltanto 16 anni, con il concorso dell'allora fidanzato Mauro "Omar" Favaro di 17 anni, uccise premeditatamente (secondo le sentenze giudiziarie) a colpi di coltello da cucina la madre Susanna Cassini di 41 anni e, in quanto diventato un testimone scomodo (sempre secondo le sentenze), il fratello Gianluca De Nardo di 11 anni. Il 14 dicembre dello stesso anno Erika De Nardo e Omar Favaro vennero condannati dal Tribunale dei Minori di Torino rispettivamente a 16 e 14 anni di reclusione. In seguito, le condanne sono state confermate, prima dalla Corte d’Appello di Torino e poi, in via definitiva, dalla Corte di Cassazione nel 2003. Uno dei due avvocati difensori di Erika è Cesare Zaccone del Foro di Torino.
Nel 1901 l'austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto e lo battezza Eternit (dal latino aeternitas, eternità). Benché sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che le fibre di amianto provocano una forma di cancro, il mesotelioma pleurico (oltre che alla classica asbestosi), a Casale Monferrato, Cavagnolo e Broni, Eternit e Fibronit continuarono a produrre sino agli anni Novanta), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l'attività dello stabilimento e quindi dei profitti. In particolare a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell'Eternit. Oggi l'azienda è fallita presso il Tribunale di Genova ed il Comune di Casale Monferrato sta spendendo milioni di euro per la bonifica del sito. Nella zona e nell'intera provincia di Alessandria si contano più di 1600 morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio; Dal luglio 2009 si sta svolgendo un processo contro uno dei due fratelli Schmidheiny (ex presidenti del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG) ed il belga de Cartier presso il Tribunale di Torino. Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l’asbesto. Il difensore del barone Jean Louis de Cartier è l’avvocato Cesare Zaccone.
La tedesca ThyssenKrupp AG è la più importante azienda d'Europa nel settore siderurgico. Nella notte fra il 5 e 6 dicembre 2007 sette operai dello stabilimento di Torino vennero investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco: moriranno nel giro di un mese, mentre un altro operaio resta ferito in maniera non grave. Critiche all'azienda sono state sollevate da più parti, sia perché alcuni degli operai coinvolti nell'incidente stavano lavorando da 12 ore, avendo quindi accumulato 4 ore di straordinario, sia perché secondo le testimonianze di alcuni operai i sistemi di sicurezza non hanno funzionato (estintori scarichi, idranti malfunzionanti, mancanza di personale specializzato). L'azienda ha smentito che all'origine dell'incendio vi sia stata una violazione degli standard di sicurezza. Secondo il pm invece “non è un caso che i lavoratori siano morti a Torino. Non potevano che morire lì. In uno stabilimento che rientrava nella categoria di industrie ad alto rischio, ma sprovvisto di certificato antincendio in stato di grave e crescente insicurezza. Quelle condizioni non dimostrano solo l’omissione dolosa di cautele ma anche che Espenhahn (l’Ad della Thyssen n.d.r.) aveva accettato il rischio, che non poteva nutrire alcuna concreta fiducia che gli incendi non si verificassero. Lui aveva decretato la morte dello stabilimento di Torino e aveva abbandonato lo stabilimento e gli operai a sé stessi”. Uno dei difensori dell’azienda tedesca è l’avvocato Cesare Zaccone.
È uno dei più noti cardiochirurghi italiani ma ora è accusato di aver effettuato nel 2009 un trapianto di cuore su una paziente clinicamente morta per nascondere un letale errore del suo assistente. Mauro Rinaldi, primario del Reparto di Cardiochirurgia dell'ospedale Molinette di Torino, è indagato per omicidio colposo insieme al suo assistente, il dottor Massimo Boffini, e a quattro membri della sua équipe. Nell’augurarci che la Magistratura faccia piena luce sull’accaduto ed elimini quindi ogni sospetto di malasanità, segnaliamo che il chirurgo in questione è difeso dall’avvocato Cesare Zaccone.
Nel marzo del 2008 il giudice monocratico di Belluno condanna l’Enel e sei suoi dirigenti accusati di aver causato gravi danni ambientali non rilasciando i corretti flussi idrici dalle diverse prese d'acqua in varie zone della provincia. La delusione e l'imbarazzo degli imputati e dei loro difensori, l'avvocato bellunese Sandro De Vecchi e il torinese Cesare Zaccone, erano palpabili.
Nel 2006 si apre la tragicomica vicenda di farsopoli. La Juventus versa 507.000 euro allo studio Zaccone per aver ottenuto “una congrua serie B”: "I tifosi possono dire e pensare ciò che vogliono, io rispondo solo ai miei clienti, che sono pienamente soddisfatti del mio lavoro”. Lo stesso avvocato qualche giorno fa a proposito del ritiro della querela contro ignoti per infedeltà patrimoniali si è così espresso: “I timori che vi fossero state irregolarità si sono dimostrati infondati”, e poi ancora sulla revisione della farsa: “Queste nuove telefonate sorprendono anche noi. Non le conoscevamo all’epoca dei fatti. Non erano nel materiale a nostra disposizione. E allora staremo a vedere cosa emergerà. Se pensiamo anche noi alla possibilità di riaprire il processo sportivo? Certamente sì. Ci riserviamo di vedere cosa salta fuori, se ci sono altri aspetti non esplorati, se ci saranno ulteriori rivelazioni”.
A prescindere dalle valutazioni morali relative alle scelte professionali dell’avvocato Zaccone, che ognuno di noi è TENUTO a fare (è altrettanto vero che ogni individuo deve reperire le risorse sufficienti alla propria sopravvivenza) per le quali vale per tutte la frase testè riportata (“rispondo solo ai miei clienti”), nel giorno in cui si celebra e festeggia l’ennesima scelta strategica errata di un’azienda guidata da Luca Cordero di Montezemolo, chiediamo al presidente Andrea Agnelli che in futuro il nome Juventus non venga mai più accostato a quello dell’avvocato con sede in via De Sonnaz, 11 a Torino.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino.
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