Il Ministro della Difesa La Russa è noto per due passioni: una (politica, mai rinnegata) è per la corrente politica, anche se all'acqua di rose come è -per fortuna- quello attuale, l'altra (calcistica) è per la squadra nerazzurra di Milano recentemente diplomatasi (laurea è una parola troppo grossa) vincitrice di quella specie di mostro mitologico (un po' mundialito per club, un po' coppa esibizione, un po',Materazzi dixit, coppa dell'amicizia) pomposamente ribattezzata da Blatter (avessi detto...) “Mondiale per club” (il bello è che ci credono!).
Si sa, le passioni fanno spesso sragionare e sparlare, soprattutto quando sopraffanno il pensiero, e il nostro (si fa per dire) si fa sopraffare spesso. A maggio scorso, per esempio: 2 nostri soldati sono da poco stati uccisi in un attentato terroristico in Afghanistan quando il Ministro, nella sua qualità, illustra in una conferenza stampa appositamente convocata i dettagli dell'agguato. Conclusa la conferenza stampa, l'On.le La Russa, novello Clark Kent, si toglie l'abito istituzionale e mostra quello da super tifoso della squadra del petroliere ecologista, trovando l'occasione per attaccare il Siena (sic!), reo, a suo dire, di avere opposto una difesa eccessivamente strenua alla sua squadra del cuore che il giorno prima aveva vinto (si fa per dire) l'ennesimo “Memorial A.Moratti” proprio andando a vincere al Franchi contro una squadra già matematicamente retrocessa. Il tutto in una nota ufficiale emessa dal suo ufficio stampa. Insomma: un momento di alto profilo ufficiale, connotato dal lutto per la perdita di 2 giovani soldati italiani, viene trasformato in un'appendice del “Processo del lunedì”.
In un Paese serio, finita la sua sparata contro il povero Siena, l'On.le La Russa avrebbe dovuto lasciare all'istante, armi e bagagli, il Ministero o, quantomeno, sarebbe stato opportuno che fosse “dimissionato”. Invece, non essendo il nostro un Paese serio, il Ministro è rimasto al suo posto. Fossi stato al posto dei parenti di quei poveri soldati, celebrati i funerali e fatto decantare il clima di cordoglio ufficiale, su tutti gli organi di stampa che mi avessero dato ascolto, avrei urlato al Ministro di vergognarsi.
Il tempo, lo sappiamo bene, è galantuomo e offre sempre l'occasione del riscatto, anche per chi l'ha fatta fuori dal vaso come il nostro (si fa sempre per dire). Di ieri è la notizia quasi certa (ma non inaspettata) che il Brasile non concederà l'estradizione a Cesare Battisti, il criminale accusato di pluriomicidio per fatti avvenuti negli anni '70 e rifugiato politico in quel Paese. Sul Corriere di oggi, il Ministro La Russa, invadendo leggermente il campo del collega di Governo agli Esteri Frattini, commentando il fatto, così ha risposto a chi gli domandava se il boicottaggio di prodotti brasiliani fosse uno dei possibili modi per marcare l'irritazione italiana per la decisione del Presidente Lula: “Non so, ma sconsiglierei a chiunque di andare in un Paese dove gli assassini sono lasciati in libertà. E MOLTI NON COMPREREBBERO PIÙ I LORO PRODOTTI”.
Il carattere maiuscolo è voluto: tra quei MOLTI comprendo anche il Presidente della squadra del cuore dell'On.le Ministro, il quale ha promesso al suo nuovo allenatore (un brasiliano, guarda un po' la coincidenza...) almeno 5 nuovi acquisti. Conoscendo l'esterofilia del “benzinaio”, ci sarà sicuramente qualche brasiliano tra gli obiettivi di mercato di gennaio, così da fare compagnia alla folta schiera di nazionali verde-oro che campeggiano nella rosa dell'Atalanta di Milano (ben 6). E allora, anche se così non fosse, mi permetto di lanciare un invito al Ministro: sia coerente con sé e con la sua storia politica, critichi pubblicamente, con tanto di comunicato stampa (se vuole utilizzando la carta ufficiale del suo Ministero!), la dirigenza della sua squadra del cuore e boicotti i prodotti che pubblicizzano i giocatori brasiliani dell'Atalanta di Milano (merchandising, gadgets et similia). Se lo farà, si riscatterà (in parte) per quelle infelici parole pronunciate a maggio scorso; se non lo farà (temo che sarà così), confermerà di essere il prototipo del tifoso nerazzurro: predicare bene e razzolare male, malissimo.
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