Giampiero Mughini ha, sorprendentemente, fatto proprie le asserzioni di tale Caselli sul Fatto Quotidiano, a proposito di Zibì Boniek.
Premetto che stimo Mughini per essere un unicum nel panorama delle persone di cultura che si interessano di calcio (e della Juventus in particolare) in questo Paese.
Nessuno meglio di lui sa far schioccare lo staffile dialettico per controbattere, con la classe che gli è propria, le argomentazioni tanto cariche di animosità, quanto prive di sostanza dei tanti nemici della Juventus.
L'ha fatto in televisione, continua a farlo nei dibattiti, nelle pagine del giornale per il quale scrive e in tutte le occasioni quando si tratta di non lasciarsi sopraffare dalla stupidità urlante degli interlocutori (interisti e torinisti più di qualsiasi altro 'nemico'). Non è senza significato che la trasmissione sportiva di Mediaset, Controcampo, ha perso punti in termini di audience. Forse l'abbandono di Mughini c'entra in buona misura.
Ora, però, mi concedo la licenza di una critica al simpatico istrione; critica dettata dalla (per me) deludente replica all'articolo di Caselli là dove l'estensore si sofferma sul caso Boniek-Stelle d'oro. Mughini difende senza remore, col tono perentorio che gli è proprio, le affermazioni dello sgrammaticato giornalista del Fatto che rampogna in maniera volgarmente maleducata quella minoranza di tifosi juventini (minoranza secondo lui), che aborrono la improvvida decisione di inserire il polacco fra le stelle del firmamento bianconero. E' stato un grande campione, dice con enfasi, ha dato lustro al blasone della Juventus e merita ampiamente di figurare fra gli astri che hanno brillato e brillano nella lunga, luminosa (è il caso di dire) secolare storia della Juventus.
E se Boniek, poi, vuol criticare Moggi e Giraudo e trova giustificazioni capziose per gli esiti di Calciopoli, libero di farlo. Non è questo che può inficiare le sue buone ragioni per essere considerato una stella juventina, continua Mughini. E qui non ci siamo, proprio non ci siamo. Il problema non sta tanto nelle cose che dice (che pur sono assai sgradevoli per un vero tifoso juventino), ma nel modo in cui le dice.
I linguisti chiamano 'tratti segmentali' tutto quello che si accompagna a una esposizione orale e che ha una sua valenza anche nei dialoghi in famiglia, ma tanto più è apprezzabile durante i dibattiti in luoghi pubblici. Si tratta dell'uso dei toni, dei ritmi che si imprimono al discorso, della mimica, della gestualità, delle allusioni, degli ammiccamenti, delle pause, delle modalità impetuose o rilassate dell'eloquio. Insomma in tutto l'armamentario che accompagna qualsiasi esternazione vocale in una privata, o in una pubblica sede. Tratti che, semanticamente, assumono quasi sempre maggior spessore delle parole stesse.
Ebbene, da questo punto di vista, il Boniek visto ed ascoltato più volte in Tv non ha lasciato mai adito a dubbi. Sommando le sue argomentazioni con i tratti soprasegmentali (o prosodici che dir si voglia) se ne ricava l'immagine del perfetto antijuventino.
Aggiungo che le sue tesi si dimostrano spesso abbondantemente carenti sotto il profilo della pregressa informazione e documentazione (abbandonò, platealmente scocciato, una trasmissione in diretta Tv, allorquando qualcuno glielo fece notare).
Il suo argomentare appare raccogliticcio, pieno di fastidiosa animosità contro la sua ex-squadra e di luoghi comuni anti Juve mutuati probabilmente-sicuramente dal contesto socio-calcistico (quello romano) nel quale vive ormai da anni. Uno così soverchia, annullandolo, tutto quanto di buono ha fatto nella e per la Juve.
E questo è il punto, caro Mughini. Boniek, fra le cinquanta stelle della nostra Juve, proprio non ci può stare. |