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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Paolo Belsito del 09/01/2011 01:09:44
Caro Luciano. Lettera aperta
Caro Luciano,
mi permetto di darti del tu; avendo seguito con ammirazione e gratitudine di juventino la tua vicenda sportiva, e poi, con dispiacere, la tua emarginazione e l’incredibile aggressione di cui sei stato fatto oggetto, mi sembra quasi di conoscerti di persona. Penso di essere stato uno dei primi a leggere il tuo “Calcio nel cuore”, in cui affermavi quelle cose che ora sono sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che non vogliono vedere.

E’ superfluo dire che non ho mai creduto che fossi un mostro, quando quasi tutti ti dipingevano come tale, ma piuttosto un grande professionista che faceva del suo meglio per difendere il suo club dai centri di potere economico- mediatico, che lo avevano messo nel mirino. Data per scontata la mia stima nei tuoi confronti, ti vorrei fare qualche domanda che non vuole essere una critica, ma solo uno spunto di riflessione.

Te lo sarai chiesto anche tu, da dove veniva tutto quell’odio verso te e la Juventus? Certo, risposte ce ne sono tante, l’invidia, l’antipatia dei mediocri verso chi è più bravo e ottiene i risultati, la frustrazione di chi invece i risultati non li ottiene pur sperperando somme enormi. Ma non era solo l’inter, in buona parte degli stadi d’Italia eravamo e, ahimè siamo ancora, accolti come dei criminali. Stampa e tv hanno fatto la loro parte, e la fanno ancora, ispirati immaginiamo da chi, nel creare e alimentare quel “diffuso sentimento popolare” che è stato usato, con un obbrobrio giuridico, per annientare la grande Squadra che avevi costruito e che avrebbe dominato per molti anni ancora. Del resto tv e giornali che contano stanno a Milano e a Roma, e quest’atteggiamento antijuventino diffuso viene da lontano.

Molti anni prima che tu arrivassi alla Juve si era già cominciato a negare sistematicamente le nostre vittorie, manipolando le notizie e le immagini. Il gol di Turone, gli Zeffirelli, i Viola, già molto prima che saltasse fuori uno Zeman, chiunque sparasse sulla Juventus aveva visibilità e credibilità. E’ un film che noi juventini non più giovani abbiamo visto tante volte. Ma nell’era morattiana, a partire direi dal famoso presunto rigore su Ronaldo, e con un deciso crescendo negli anni 2000, ha assunto le caratteristiche di una vera e propria congiura, che purtroppo ha raggiunto in pieno il suo scopo.

Non solo farsopoli, ma una serie di iniziative a senso unico e di attacchi concentrici che l’hanno preceduta e accompagnata, hanno contribuito a produrre l’humus su cui è cresciuta rigogliosa la pianta dell’integralismo antijuventino: il processo doping, il filmato di Cannavaro, le presunte scommesse di Buffon, mille episodi che a un certo punto non sono più sembrati iniziative isolate, ma quasi coordinate da una regia più o meno occulta. Intanto l’informazione asservita suonava la grancassa fino a rompere i timpani. Era il periodo in cui non passava giorno senza che su certa stampa apparisse un articolo o almeno un trafiletto che insinuava qualcosa di sgradevole sulla Juve.

Te lo sarai chiesto anche tu,si poteva fare qualcosa per evitare o almeno limitare tutto questo? A me è venuta in mente una sola risposta, che farà torcere le budella a molti compagni di fede, perché in effetti è contro natura: avremmo dovuto vincere di meno. Sarò più preciso, avremmo dovuto risparmiarci in Italia, concentrandoci di più sulle coppe europee. Lanciare qualche osso con un po’ di polpa attaccata ai cagnacci che ci inseguivano e ci latravano contro, e intanto lavorare a migliorare quel palmares internazionale che, diciamocelo, non è mai stato all’altezza delle grandi d’Europa. In quegli anni discutevamo spesso di questo tra amici bianconeri, tra chi riteneva che in ogni caso lo scudetto era la cosa più importante, e chi, come me, pensava che in fondo ne avevamo già vinti tanti, e che comunque non ce li avrebbero lasciati godere. In campo internazionale invece, ci avrebbero gufati in privato, ma ipocritamente sostenuti in pubblico ( e sui mezzi d’informazione), e non avrebbero potuto delegittimare i nostri successi. E forse un po’ di quest’odio nei nostri confronti si sarebbe placato. Invece mi ricordo una Juve che troppo spesso arrivava agli appuntamenti decisivi in Europa spremuta fisicamente o mentalmente per non aver voluto mollare un centimetro in campionato.

Questa è una mia posizione del tutto personale, ma forse non è così isolata. E’ anche un auspicio per la Juve del futuro, che sa un po’ di utopia, visti gli equilibri attuali del calcio internazionale e il ritardo enorme che abbiamo accumulato. Ma spero che un giorno vedrò una Juventus che vivrà il campionato italiano, più che come un fine, come un percorso per conquistare il lasciapassare per l’Europa, e lì proverà a vincere. Una Juve orientata più alla ribalta internazionale che a questa Italia calcistica farsopolaia che non La ama e non La merita. Possibilmente con dei dirigenti del tuo livello…

Tu cosa ne pensi, Luciano?
 
 
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