Ciao, Andrea,
(o dovrei dire buongiorno Presidente e usare il “lei”? No, non stavolta, mi permetta di parlarLe con il cuore in mano, da tifoso a tifoso, anche a nome degli amici che firmeranno questa lettera che non vuole essere uno sfogo né un disperato grido d’allarme ma un piccolo contributo per cercare di affrontare meglio i tanti problemi che assillano la nostra adorata squadra). Dunque…
Ciao, Andrea, ti confesso che da quando sei al timone del vascello juventino mi sento molto meglio, ti reputo il miglior nocchiero che potessimo sperare di avere in questi anni turbolenti, nei quali è stata messa in pericolo l’esistenza stessa della Juventus. Il tuo impegno verso la Juventus mi sembra “vero”, sincero, totale, frutto di una passione autentica e non soltanto conseguenza di un incarico ricevuto, insomma la Juve per te è qualcosa di più di un asset (che brutta e inadeguata definizione, terribilmente fredda e asettica, per l’oggetto dell’amore sportivo tuo, nostro, di tuo padre, di tuo zio e di 14 milioni di inguaribili innamorati della Signora). Il tuo lavoro, estremamente impegnativo e complicato, è soltanto agli inizi e quanto hai fatto finora e in così poco tempo mi ispira fiducia, mi induce alla speranza e all’ottimismo. Ti sei circondato di collaboratori indiscutibilmente validi, hai puntato sulla loro competenza prettamente calcistica, sull’esperienza specifica da ciascuno maturata nel proprio ambito di attività, hai richiamato in società fulgidi esempi di juventinità cristallina (come Pavel Nedved), hai ristabilito un rapporto intenso e capillare con noi tifosi, hai dimostrato in ogni tua azione la ferma volontà di riportare la Juventus ai livelli di competitività che storicamente le competono e di riaffermare quello stile che da sempre ci contraddistingue e che non va confuso con l’atteggiamento troppo buonista negli ultimi tempi eccessivamente esibito. Le tue dichiarazioni sullo spinoso argomento di Calciopoli, le tue decise prese di posizione in merito sono state una straordinaria boccata d’ossigeno per quanti hanno tanto sofferto e ancora soffrono le conseguenze di quell’evento, in verità così mal gestito dai vertici juventini. Che non venga mai a mancare il tuo impegno su questo fronte, ne va della tua credibilità e del buon nome della Juventus, a suo tempo così brutalmente calpestato da chi lo avrebbe dovuto salvaguardare da cotanto odio, mediatico e pseudo-giudiziario.
Oggi, però, vorrei chiederti un ulteriore sforzo per ridare al più presto alla Juventus certe caratteristiche che ritenevamo insite nel dna bianconero ma di cui pare essersi perduta ogni traccia. Capisco bene che i sentieri del calcio iper-professionistico attuale siano quanto mai impervi, in un tourbillon di arrivi e partenze che confonde e affossa il senso di appartenenza ad una società, ma chi approda alla Juventus dovrebbe rendersi conto di quale compito sia chiamato ad assumersi indossandone la maglia. Come possiamo fare affinché ciò accada? Il recente, brutto episodio di Felipe Melo si candida ad essere una ghiotta occasione da non sprecare per mandare un preciso messaggio a chi di dovere, che valga più delle mille parole che Del Neri avrà già pronunciato nel chiuso dello spogliatoio. Ti prego di pensarci su, non aver timore di essere troppo duro, chiediti se la semplice multa comminata sia sufficiente a scalfire la prosopopea del responsabile, a indurlo a ravvedersi e a non ricadere più in errore o se non sia il caso di battere sentieri più drastici per ristabilire quei capisaldi comportamentali che tali dovrebbero essere ma che appaiono meno solidi di un tempo. E non per una forma di specifico accanimento nei confronti del singolo giocatore, ma per ristabilire come prevalenti concetti quali il senso di responsabilità e la capacità di creare un gruppo granitico e di farne parte, concetti che ogni giocatore deve respirare nell'aria non appena arriva alla Juventus, concetti che spesso, in passato, hanno permesso alla nostra squadra di primeggiare anche contro formazioni di valore tecnico superiore. Il tempo degli smiles è finito, chi gioca nella Juve è un privilegiato, deve capirlo e se lo deve meritare, dimostrandolo in primis con il comportamento, che include imparare a non sottovalutare mai l’avversario, a considerare ogni partita come una finale, a non deconcentrarsi e a non mollare mai, e magari anche a presentarsi dopo le Feste pronti e reattivi, non molli e appesantiti come contro il Parma o spaesati e fragili come a Napoli. E chi gioca contro la Juve sappia che lo deve fare lealmente, anche e soprattutto fuori del campo. E la deve rispettare.
Che ne dici, ti piace quale estrema sintesi del ragionamento? Come più illustre depositario della tradizione juventina, con l’imprimatur che ti deriva dal cognome che porti, Andrea, non dimenticarti di questi fondamenti su cui poggia l’essenza stessa della Juventus e dell’esserne suoi sostenitori, fondamenti che peraltro siamo certi tu conosca a menadito e che ci siamo permessi di ribadire solo in virtù dello smisurato affetto che nutriamo per te e per la Juventus stessa, fondamenti che ti chiediamo di sforzarti di inculcare nella mente e nello spirito dei tuoi uomini, sia che operino dietro ad una scrivania o sul terreno di gioco. Non sarà tempo perso e ne trarremo vantaggio tutti. Infine un’ultima annotazione. Ingaggiando mister Del Neri hai dimostrato di avere particolarmente a cuore la cultura del lavoro, quello più concreto, umile e rispettabile. Forse è giunto il momento di instillare nei nostri calciatori o di far loro riscoprire anche la cultura della vittoria, un concetto che da sempre è strettamente legato all’idea stessa di Juventus. Si narra che Giampiero Boniperti abbia detto: “Alla Juve vincere non è importante. E’ l’unica cosa che conta”. Non sarebbe male affiggere questa massima sui muri dello spogliatoio.
Andrea, ripartiamo da lì. Un forte abbraccio, buon lavoro e “fino alla fine: forza Juventus!”
Laura Calosso Riccardo Molesti Carlo Vassotto
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