Fratelli juventini, ancora su Boniek, che certamente non merita molta attenzione da parte nostra, ma bisogna pur raccontare e ricordare chi è stato (almeno con la nostra maglia) e perchè è giusto non dedicargli non una stella, ma neanche una lampadina del nuovo stadio. Roma, 15 aprile 1984, Stadio Olimpico: Roma-Juventus 0-0. La Juve è prima in classifica, la Roma seconda. Io (14 anni appena compiuti) c'ero. Dopo un massacrante viaggio in pullman di 8 ore, arriviamo a Roma. E' la domenica delle Palme, di mattina si va in Piazza San Pietro gremita di folla ad ascoltare l'Angelus di Papa Woytila,di pomeriggio arriviamo allo stadio, dopo un'interminabile scarpinata. Ci accomodiamo in Tribuna Monte Mario,sono costretto (come mi è successo ogni volta che ho seguito la Juventus in trasferta) a reprimere il mio tifo, come me altri dieci fratelli, tra cui mio padre. Scenografia da brivido, Olimpico stracolmo. Pronti-via e la Roma (campione d'Italia in carica) colpisce una traversa con Pruzzo. Trapattoni ha sistemato la squadra all'insegna del primo non prenderle, il pari può voler dire quasi scudetto. Mi pare di ricordare un Caricola schierato all'ala destra! C'è un rigore grande quanto er cupolone per fallo di Bonetti su Rossi che non viene fischiato,of course. Secondo tempo, sul proscenio entra il bello di notte. C'è un bellissmo passaggio filtrante, mi pare di ricordare di Tardelli, che lancia lungo la fascia laterale destra Boniek, il quale ingaggia un corpo a corpo con Nela, la spunta in velocità, con la solita andatura a carrarmato (testa in basso, spalla ingobbita e mulinio di gambe). Nela è seminato e, infatti, si ferma, ma non perchè il polacco è ormai lanciato verso la porta, bensì perchè è andato a finire sulla pista di atletica, proprio sotto la Curva Sud giallorossa che lo sta subissando di fischi ed ululati. E di cavalcate come questa il bello di notte ce ne ha regalate tante, al pari di giocate indimenticabili (ricordo un tiro lisciato a San Siro contro l'Inter, su lancio millimetrico di Platini: solo davanti a Zenga prende terra invece che il pallone, come un Fantozzi qualunque!). Chiudo ricordando quel che da sempre sostiene un fratello juventino mio concittadino: Boniek dovrebbe solo essere riconoscente alla Juve e alla famiglia Agnelli. Fu solo grazie alle entrature dell'Avvocato che si vinse la resistenza della Federazione polacca che, essendo espressione di un Paese sotto l'egida dell'URSS in piena guerra fredda, non voleva saperne di farlo giocare in Occidente. E' arrivato in Italia e qui è diventato ricco: gli è andata meglio rispetto a molti suoi connazionali che sono rimasti in Polonia e che sono stati travolti dagli effetti della caduta del muro di Berlino.
|