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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Flavia del 25/01/2011 11:38:34
La farsa morattiana continua
Era il 29 gennaio del 2006. L’anno del nostro ventinovesimo scudetto vinto, strameritatamente, sul campo. Quella domenica alle ore 15, la Juve affrontava l’Ascoli in una trasferta certamente agevole (a quei tempi era così), ma pur sempre impegnativa. In quell’occasione vincemmo per 3 a 1, con una tripletta firmata David Trezeguet. Quello era l’anno di Buffon, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Mutu, Emerson, Vieira, Nedved, Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic … quanta nostalgia!

Di lì a pochi mesi quella squadra sarebbe stata completamente smembrata perché troppo forte, perché dava ormai troppo fastidio a qualcuno che spendeva fior di milioni senza riuscire a costruire una squadra degna di essere chiamata tale. Proprio quel qualcuno che oggi usa la “sua” farsopoli per giustificare i suoi fallimenti, uno che non ha mai saputo (e mai saprà) perdere con dignità, uno che non saprà mai vincere con quell’onestà che tanto declama ai quattro venti di possedere.

Un piccolo uomo di calcio, che avrebbe dato qualsiasi cosa per avere Moggi nella sua dirigenza, a rendergli finalmente vincente una squadra surclassata non solo dalla Juve ma anche dall’altra squadra di Milano, fatto che oggi rinnega senza pensarci troppo su. Un piccolo uomo in ogni senso quindi.

E per noi, che abbiamo perso tanto con farsopoli, più di quanto riusciamo ormai più a dire e a raccontare, sentire le sue parole è offensivo oltre ogni limite. Il fatto che l’Inter non vinceva prima di farsopoli è chiaro per il patron nerazzurro, o meglio, questo è il messaggio che lui vuole lanciare ogni volta che apre bocca a riguardo: non vinceva perché la Juve rubava.
Tolta la Juve di mezzo, ecco che finalmente (come per magia), sempre secondo il suo dire, il calcio è tornato ad essere pulito e lui ha potuto finalmente portarsi via 5 scudetti di fila, uno dei quali a tavolino, uno vinto per mancanza di avversari, due vinti con notevoli aiuti arbitrali… ma questi per lui non sono che dettagli di poco conto. Non perdeva perché la Juve era stramaledettamente forte, no, figuriamoci.

91 punti “teste di…” tanto per citare una nota frase di Mughini. Ma lui continua dopo quasi 5 anni, a recitare la sua litania, incurante degli sviluppi del processo di Napoli, e di tutte le intercettazioni emerse che chiaramente coinvolgono diversi dirigenti nerazzurri.

E noi aspettiamo con ansia la chiusura di questo processo, per poter anche noi festeggiare, come lui fece allora, con un bel bicchiere di champagne, magari non costoso come quello che bevve lui, ma che per noi avrà un sapore dolcissimo…
 
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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