"Non si può dire che non sia successo nulla" è il mantra che il giornalista Rai Jacopo Volpi recita all'interno del coro salmodiante su Calciopoli, che identifica in Luciano Moggi la Spectre artefice di ogni nequizia avvenuta nel mondo del calcio nostrano.
E' su questa frase ricorrente, dove la doppia negazione ...non...non, vorrebbe edulcorare ipocritamente la troppo cruda asserzione resa in maniera affermativa, tipo: "Qualcuno, e noi sappiamo chi è, ha barato. Prove? non scherziamo, del tutto pleonastiche". E' su questa frase fatta che si è sviluppata la forma mentis posta come architrave che regge l'intero castello accusatorio di Calciopoli edificato contra personam, sbrigativamente, in luogo di contra personas: una 'm' invece di una 's', un gioco di consonanti, un calembour che fa la differenza.
Al signor Jacopo Volpi che campa (ottimamente) in Rai con i nostri soldi dico che il servizio che presiede alla pubblica informazione in Italia ci fa vergognare di essere italiani. Quello che non finisce mai di stupirmi è la coriacea, inscalfibile e impenetrabile corazza mentale che gran parte degli operatori mediatici si sono costruiti addosso salvo ricorrere, in casi sporadici di cedimenti al dubbio, alla tecnica collaudata dello struzzo che ficca la testa nella sabbia per non vedere le spiacevolezze dell'habitat circostante che ne minacciano l'integrità psico-fisica.
Il dubbio, ah il dubbio! Il fatto è, caro Volpi, che cedere al dubbio perché i fatti incalzano, al di là delle opinioni dominanti, ha un prezzo. Che è quello pagato da Oliviero Beha, ha presente? il giornalista che inventò il neologismo di successo "Moggiopoli"; neologismo che dilagò, dalle pagine del giornale rosa fino a raggiungere, installandovisi, ogni recesso cerebrale degli indomiti lottatori tesi a demolire il Mostro di Monticciano e, dunque la perfida Juventus, sentina di ogni male, i cui continui successi (financo finanziari, oltreché sportivi, ohibò) facevano ombra a troppa gente. "Juventus delenda" straripavano gli urli, e il più in fretta possibile.
Non sto a rifarle la storia, signor Jacopo, che prese avvio nel 2006. Sappia che nel sito di Glmdj, sono a disposizione di tutti gli uomini (e le donne) di buona volontà, resoconti capillari dell'evento, riproduzioni di atti documentali onnicomprensivi, addirittura ridondanti, dove nulla è stato lasciato al caso, o è sfuggito alla acribica, razionale, puntigliosa ricerca dei fatti incontrovertibili emersi dalle intercettazioni ad ampio raggio che i giudici sportivi non presero in considerazione perché ragionarono esattamente come 'quelli chiusi in una corazza mentale' che, a distanza di cinque anni, vi si rinserrano vieppiù.
E il ragionare di cotali giudici affondava le sue radici sulla frase processualmente irrilevante ( là dove i processi sono una cosa seria) "Non si può dire che non sia successo nulla", degna dei quodlibet chiassosi dei Bar dello Sport. Ma dicevo di Oliviero Beha che, per aver coltivato il dubbio sulle sue stesse convinzioni ed avere ripudiato, alla luce delle novità affiorate su Calciopoli, insieme con l'odioso neologismo, le tesi della colpevolezza di Luciano Moggi, ha pagato il prezzo che pagano, in Italia, quei pochi giornalisti coraggiosi come lui (una vera rarità), con l'allontanamento da Rai3, il cui Tg serale era diventato il pulpito scomodo per i 'benpensanti' antijuventini. Lei Volpi, è disposto a correre un simile rischio per amore della verità? Se lo facesse, ne andrebbe forse della sua carriera, ma ci guadagnerebbe in dignità. Le sembra poco? Perché vede: quelli come Beha vivono, quelli come lei sopravvivono. |