Adesso basta. Permettetemi di inalberarmi, stavolta, anzi di incavolarmi di brutto e di gridare il mio atto d’accusa, come un novello Emile Zola. E non perché abbiamo perso, buttando via l’ultima speranza di vincere qualcosa in questa che si avvia ad essere un’altra stagione da dimenticare, ma per come si è perso, cioè male, senza lasciare traccia alcuna in un match pur così importante.
Sfollando dall’Olimpico dopo lo 0-2 che ha sancito la nostra eliminazione dalla Coppa Italia per opera di una Roma appena diligente, raccolgo tra la gente bianconera sensazioni di profonda delusione, di tangibile amarezza. Non c’è nemmeno rabbia, indignazione, c’è piuttosto pacata rassegnazione, abitudine ormai consolidata alla sconfitta, nessuna sorpresa, piena consapevolezza delle manchevolezze perduranti, per non dire croniche della nostra squadra. Sembra di essere ritornati indietro di un anno, tra il pubblico che lasciava lo stadio quando in panchina sedevano Ciro Ferrara o Alberto Zaccheroni, tifosi che oggi come allora rivendicano una dignità che si è perduta, o almeno l’onore delle armi che questa Juve neppure merita.
“Non abbiamo fatto un tiro in porta”: è questa la frase che viene ripetuta come un dolente ritornello dal popolo juventino che mestamente torna a casa, è questa la realtà avvilente che riassume il senso più autentico della triste serata. Se l’arbitro avesse fischiato, come avrebbe dovuto, il rigore su Del Piero nel finale avremmo con ogni probabilità trascinato la partita ai tempi supplementari e magari anche oltre, giocandocela alla roulette dei tiri dal dischetto, ma il giudizio sulla prestazione dei nostri giocatori non sarebbe cambiato.
La Juve ha trasmesso una sensazione di impotenza, generata dalle precarie condizioni di forma di alcuni suoi uomini, dai limiti tecnici che affliggono parecchi bianconeri, dall’assoluta mancanza di idee di gioco che si aggrava in modo esponenziale quando non è in campo Aquilani. La Roma mi ha dato l’impressione del gatto che gioca con il topo, in paziente attesa del momento adatto per sferrare il colpo letale, dall’alto della classe di alcuni suoi elementi che possono inventare in ogni istante la giocata risolutiva, com’è puntualmente accaduto.
Certo gli infortuni hanno avuto una parte enorme nel provocare l’attuale situazione. Per esempio se si fosse “rotto” Ibra anziché Quagliarella probabilmente saremmo qui a raccontare una storia diversa, non soltanto per la Juve, ma è altrettanto vero che non basta spiegare tutto con la sfortuna che ci ha pesantemente penalizzati riducendo le frecce utilizzabili per il nostro arco.
Qui si innesta un ragionamento più ampio, che chiama in causa la proprietà e la società della Juventus, quelle che non ci difesero nei giorni tempestosi di Calciopoli e adesso mostrano poca determinazione nel cercare di risolvere i problemi della squadra. L’extra budget negato dal recente CdA per intervenire sul mercato ne è una prova evidente. Almeno l’eccezionalità dei tanti infortuni avrebbe dovuto consigliare un’altrettanto eccezionale, pronto ricorso a risorse in un primo tempo non previste, invece non c’è stata alcuna deroga in merito, anzi si è registrato un vero e proprio immobilismo che stride molto con l’intraprendenza di altre società concorrenti.
Non serve a nulla piangere sul latte versato (leggi le ingenti spese mal impiegate per avere Tiago, Poulsen, Diego, Melo, tanto per fare i nomi più eclatanti relativi ad affari non propriamente esaltanti), ma farsi irretire dai precedenti errori commessi e rimanere passivi in una realtà che si evolve sempre più a nostro sfavore non paga. Condizionare i nuovi investimenti alla conquista di un posto in Champions League (l’ultimo traguardo rimastoci) quando è palese che senza immediati rinforzi l’ingresso nell’Europa calcistica più ricca è pura utopia assomiglia ad agire come il cane che si morde la coda, che si dibatte e non approda a niente di concreto.
E’ giunto il momento di prenderne atto e di muoversi di conseguenza. Basta procedere con operazioni di piccolo cabotaggio non degne delle tradizioni bianconere e delle aspettative dei tifosi, basta insistere troppo sul valore della nostra rosa, sulle difficoltà del mercato e sulla presunta mancanza di opportunità appetibili. Dzeko, Cassano, Pazzini: bastano questi nomi a smentire certi luoghi comuni, i giocatori ci sono, bisogna volerli e saperli acquisire.
Oppure si smetta di pensare in grande e di illudere chi alla Juve vuol bene davvero.
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