L’obiettivo numero uno per la Juventus di oggi non è il quarto posto per la qualificazione alla Champions League. Certo, quello è l’obiettivo sportivo, ma quello principale, in questo momento, è quello di smantellare la “cupola” che sta manovrando pesantemente il campionato (e non solo da questa stagione ovviamente). Occorre trovare il modo di far crollare quel sistema che non solo ci ha rovinati nel 2006, con la serie B, trofei sottratti, campioni persi, ecc… ma che continua a perseguitarci ancora oggi. L’accanimento era un pochino calato negli anni di Cobolli & C., perché la Juve riusciva a rovinarsi da sola senza bisogno di troppi interventi esterni. Ma, da quando alla guida della Vecchia Signora è approdato Andrea Agnelli, insieme a uomini di calcio quali Marotta, Paratici e Nedved, la “cupola” ha iniziato a tremare. E quando alcuni acquisti si sono rivelati importanti (vedi Quagliarella, Krasic e Aquilani), il sistema ha deciso che occorreva correre ai ripari e dare ancora una volta un segnale chiaro: la Juve non deve risorgere, deve restare negli inferi nella quale è stata gettata quattro anni e mezzo or sono. Bene, si è chiesto il sistema: che fare? Iniziamo a tartassare il nuovo arrivato Milos Krasic. Troppo veloce il biondino, troppo determinante con i suoi cross sulla fascia, effettuati dopo essersi bevuto tre quattro avversari per volta. E così, alla prima ingenuità del serbo (simulazione ormai famosissima contro il Bologna, che ha fruttato ai bianconeri un rigore peraltro non realizzato), il sistema si è mosso. La denuncia e la successiva condanna mediatica ai danni del povero giocatore è stata immediata, crudele e spietata. Il passa parola tra gli arbitri è stato istantaneo: quando Milos cade, non fischiare fallo please, lui è un simulatore. E vogliamo parlare di arbitraggi? Ci sono arbitri che in determinate partite, quando ci sono di mezzo Juve, Inter, Roma e Milan, hanno qualche problema di vista e incappano in alcuni “errori” che giornalai e opinionisti sportivi catalogano come “normali e non gravi”. L’esempio lampante ovviamente, oltre a Giannoccaro che a due passi dall’azione non vede l’abbraccio di Mexes a Delpiero con successivo trascinamento di Alex al suolo, c’è Morganti, quello che Massimo Mauro ha definito “uno dei migliori arbitri in serie A. Se non ha dato il rigore c’è una sola spiegazione: non ha visto”. Certo, a due metri dall’area non ha visto un quel che si è visto in tribuna a 70 metri di distanza. Ah, già… calo di vista momentaneo. Anche quando Matri per ben due volte viene strattonato in area di rigore ha avuto un momento di calo visivo. E ieri sera, durante la partita Bari – inter, finita poi 3 a 0 a favore degli onesti d’Italia (che hanno faticato non poco contro l’ultima in classifica), l’arbitro Romeo ha un calo di vista nel momento in cui Chivu decide che in area di rigore non solo si può giocare a pallavolo (Bovo insegna), ma anche a Boxe. C’è la prova TV, certo, e Chivu si beccherà le sue giornate di squalifica. Ma ricordiamo che l’episodio è avvenuto sullo 0 a 0 e che l’inter, che già faticava parecchio contro un Bari coriaceo e ben piazzato in campo, si sarebbe trovato in inferiorità numerica e chissà come sarebbe andata a finire. Già, chissà come sarebbe andata a finire. Cosa che non sapremo mai. Ma una cosa sappiamo: tutti gli addetti ai lavori catalogano questi episodi come “sviste”, “errori che possono capitare”, “giornate no”. Per noi invece questi episodi hanno un solo nome: MALAFEDE… |