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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Leonardo Labita del 17/05/2026 21:50:30
Lasciate riposare in pace l'avvocato
La sconfitta interna contro la Fiorentina non è un fulmine a ciel sereno, ma l'ennesima replica di un copione horror in loop dal 2021, dove si respira la stessa pesante aria di fallimento tecnico affrontata da una gestione societaria che spegne gli incendi lanciando benzina.
Se un tempo la tribuna d'onore trasudava carisma, oggi quelle poltrone sono lo specchio del distacco e del disinteresse, offrendo l'immagine plastica di una dirigenza sonnolente e sbiadita che sembra subire passivamente gli eventi.
Questo accade quando la proprietà vive il club come un fastidioso imprevisto aziendale, una grana da risolvere anziché un patrimonio da difendere con i denti, quasi fosse un maledetto e vincolante(?) lascito del nonno…
Il capolavoro di questo loop risiede nel mix di incompetenza e presunzione: pensare di risollevare la Juve affidando i ruoli chiave a un management scovato chissà dove, mettendo una figura reduce dall'esperienza al Tolosa alla guida della Continassa, fotografa una totale sconnessione dalla realtà che si riflette su un mercato da discount.
La Juve è stata ridotta a una succursale di provincia, convinta di poter ricostruire una mentalità vincente pescando i propri "pilastri" da Monza, Atalanta, Lille, Lipsia o Aston Villa.
Ma se compri costantemente da squadre di seconda fascia, diventi una squadra di seconda fascia, ed è la dura legge del campo che i burocrati aziendali continuano a ignorare.
A certificare il crollo della mentalità sabauda ci pensano poi le dichiarazioni post-partita: sentire il portatore della fascia presentarsi ai microfoni e biascicare scuse sul fatto che la squadra “ha sentito la pressione” in casa contro una formazione che ha lottato per non retrocedere, solo per blindare un asfittico quarto posto, è semplicemente umiliante se si pensa a quali leader hanno indossato quella stessa fascia nella storia.
Se hai paura della pressione in casa contro una provinciale, la Juventus non è il posto adatto a te.
Questa Juventus depotenziata nella gestione e rappresentata in campo da una leadership fragile purtroppo ha oggi il popolo che si merita: uno Stadium incapace di una protesta veemente.
Non si pretendono certo i lanci di motorini dagli spalti… ma almeno il sangue nelle vene.
Il cortocircuito è evidente: gli stessi tifosi oggi anestetizzati davanti allo smantellamento della propria dignità sportiva erano quelli che, toccati sulla sensibile tematica dei biglietti, si mobilitavano insultando persino Andrea Agnelli.
Il vero problema ha un nome e un cognome: John Elkann.
E a chi si scalda subito tirando fuori la solita storiella del “ma la proprietà mette i soldi e fa gli aumenti di capitale”, va ricordata una fredda verità matematica: le risorse immesse nella Juventus in questi ultimi sei anni rappresentano un misero 1,5% del patrimonio totale di Exor.
Per la holding sono gli spiccioli del resto del caffè, l'elemosina per tenere in vita una grana di famiglia, non l'investimento strategico di chi vuole dominare il calcio mondiale.
Questa governance ha ampiamente dimostrato di non avere trasporto per la causa né sensibilità calcistica; della dinastia che ha fatto grande questo club non è rimasta nemmeno l'ombra.
La cosa migliore che possa capitare alla Juventus è che questa proprietà prenda finalmente atto della propria inadeguatezza sportiva e venda il club a chi vuole farlo vincere davvero, oppure, se Elkann proprio non può liberarsi del lascito familiare, sparisca dalle dinamiche decisionali e affidi le chiavi a uomini di comprovato spessore calcistico, liberi dalle catene di una burocrazia che sta soffocando l'anima della squadra.
A questo punto, se si deve continuare con questa agonia fatta di distacco emotivo e ridimensionamento, l'invito alla proprietà è quello di completare l'opera con un ultimo guizzo di marketing: si cambino il nome della squadra e i colori sociali, adottando magari un grigio contabile, così da evitare di continuare a utilizzare un brand che non vi appartiene nello spirito.
È arrivato il momento di fare la cosa più nobile: smettere di trascinare questa storia e lasciare, finalmente, riposare in pace l'Avvocato.
Altrimenti, questo incubo continuerà ad andare in onda ogni maledetta domenica.
 
 
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