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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Er gò de Turone del 07/10/2009 14:58:40
Caro Presidente, raccontami tutto.
Caro Presidente,

tanto per cominciare lo dico subito: non sono così dispiaciuto che lei abbandoni quella carica. Sarà che le sue tesi mi sono parse talvolta contraddittorie; sarà che ho sempre amato una Juve più silenziosa, e magari più vincente; sarà, più probabilmente, che pensare a lei, al di là di responsabilità specifiche, mi fa semplicemente pensare all'estate calcisticamente più incredibile mai vissuta.

Niente rabbia, ci mancherebbe: eseguiva dei compiti, lo sapevamo sin dall'inizio. E allora, adesso che sta finendo, possiamo parlare, e scambiarci qualche impressione.

Se le va, mi racconti di quel giorno, in cui era furioso per quelle sentenze vergognose e io, guardando mio fratello, dissi quasi sollevato meglio tardi che mai, adesso si reagisce davvero. Il giorno più duro, ma l'orgoglio che tornava, dopo mesi di incredibile silenzio, mentre stavano affondando la leggenda più amata (e odiata) dagli italiani.

E invece no, perchè l'immagine seguente che mi viene mente vede me, a casa, mentre sento per radio un incredibile Napoli-Juve di Coppa Italia, con le notizie sui suoi spostamenti che si susseguivano, fino a individuarla a Roma, a trattare con i boia della Juve, per avere qualche punto di penalizzazione in meno e magari delle rassicurazioni su un futuro più tranquillo, in cambio di due scudetti, della partecipazione alle Coppe per qualche anno, della serie B dopo 109 anni, e quindi di gran parte dell'onore. Ovviamente vinse il Napoli, perchè la festa doveva essere completa.
La fine di un'era, per tanti noi. E allora ecco, ora che può, mi racconti se era più autentico il presidente infuriato delle sentenze o quello mediatore del giorno del ritiro del ricorso.

E poi la B, le tante gaffes, i 27 scudetti che un giorno sono 28 e uno 29, lo sbandieramento della simpatia ad ogni costo, che l'ha resa simpatica a tutti, tranne a molti di noi.

L'immagine, tuttavia, era quella di un presidente gentiluomo, juventino, chiamato a rappresentare il ruolo peggiore, nel momento più difficile della storia juventina, senza avere colpe specifiche, se non quella di avere accettato di rappresentarlo.

Poi, un giorno, raccolgo i miei topic scritti in questi tre anni nei forum in un libro, e il caso vuole che amici comuni mi propongano di presentarlo con lei, ad Alba, vicino Torino. Felice da un lato, in difficoltà dall'altro: verrà il Presidente della Juve, ma presenterà un libro pieno di critiche, anche se molto, forse troppo juventino.

Ci parlo al telefono, gli faccio presente che ci sono delle critiche, e lui mi risponde che è giusto, che le critiche nascono dall'amore per la squadra.

Niente di più vero, penso, viva il Presidente juventino, che sta semplicemente svolgendo una parte, pur se pensa tutt'altro.

Poi la presentazione, il mio discorso juventino, la sua reazione non juventina, rabbiosa, senza motivo.

Alla fine i miei ringraziamenti, il suo saluto cordiale, la sua pacca sulla mia spalla, come a dire ora non posso, ma appena potrò ti dirò perchè devo fare così, perchè un giorno mi infurio per le sentenze e un altro rinuncio a contestarle, perchè un giorno ascolto volentieri le critiche di un tifoso vero e un altro lo attacco davanti a 200 persone in una serata juventina che più juventina non si può. Perchè sembro così indignato nel commentare il tuo libro, ma poi ti vedo all'uscita e ti do una pacca alla spalla, come a dire che forse anche io, al tuo posto, avrei scritto quelle cose.

Quel giorno è arrivato, caro Presidente. Se e quando ne avrà voglia, cominci pure a raccontare.



Forza Juve, I love football.
 
 
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