Questa é la storia di Federico e Lorenzo (chiamiamoli cosí), amici da sempre e compagni di liceo. Federico é tifosissimo della Juve, Lorenzo no, per lui c'é solo il Toro. Siamo nell'anno scolastico, o calcistico se preferite, 1986/87 e per i due amici é l'anno della maturitá scolastica e dello scudetto al Napoli di Maradona. Federico e Lorenzo hanno un profilo scolastico buono, ma non condividono alcune situazioni che si verificano troppo spesso all'interno della scuola stessa. Sanno di alcuni atteggiamenti “anomali” di alunni, loro compagni di classe, che con alcune regalie ammorbidiscono alcuni profesori (no, non si tratta di rolex!) che volentieri assecondano. Siamo verso Natale e questo viene da loro interpretato come un dono, forse un pó eccessivo nonostante le festivitá e non vogliono darci troppo peso. La situazione peró non cambia col passare del tempo e cosí a febbraio riemerge questa pratica inusuale. Federico e Lorenzo decidono di parlarne col preside, un sessantenne piemontese vecchio stile e tutto d'un pezzo. L'uomo li ascolta e promette loro di fare chiarezza.Per Federico e Lorenzo inizia peró un cammino a dir poco tortuoso; le loro valutazioni scivolano in basso, sono evitati quasi da tutti, vengono boicottati sistematicamente (guarda un pó mi ricorda qualcosa di tremendamente attuale) fino all'apoteosi finale. Un giorno di fine marzo avviene un furto abbastanza strano all'interno del plesso scolastico, mancano circa un milione e mezzo di lire tra contanti ed assegni, alcuni registri con le valutazioni del corso di quinta, quello di Federico e Lorenzo, ed alcuni effetti personali. Fin troppo facile accusare prima subdolamente e poi apertamente i due amici. Gli viene appiccicata l'etichetta di ladri (accidenti! ancora tremendamente attuale) senza peró aver nulla contro di loro ( si chiama, mi sembra, sentimento popolare). I due ragazzi vengono convocati separatamente ma allo stesso tempo da due zelanti professori che gli chiedono apertamente di “confessare” il loro crimine affinché tutti gli insegnanti, gli alunni e la presidenza li perdoni e mitighi il loro castigo con una sospensione. Inutile dire che i due amici negano ogni addebito e rifiutano ogni “scappatoia” propostagli in quel momento. In pochi giorni vengono trovati per incanto alcuni testimoni tra i dipendenti della scuola che dichiarano di aver visto i due amici gironzolare, il pomeriggio precedente al furto, nei pressi della scuola. Si scoprirá solo dopo circa tre anni, che il furto era stato fatto da una dipendente infedele poi condannata dalla giustizia. Il gioco é fatto, si son costruite le prove, si punta il dito accusatore contro i due ma stranamente non vengono denunciati alle forze dell'ordine. Gli si dice che non lo si fa per non macchiarli per sempre, ma che la loro posizione non collaborativa, il non-autodenunciarsi, li porterá a conseguenze spiacevoli. Son sempre piú isolati, arriva fine maggio e nella bacheca della scuola esce l'elenco degli ammessi agli esami di maturitá. Federico e Lorenzo sono gli unici due non ammessi. Il colpo é durissimo, loro due non sono autorizzati dal collegio dei professori (sembra la giustizia sportiva ante litteram) a giocarsi il loro personale “scudetto”. Il “sentimento popolare” ha colpito ed affondato. La reazione diventa diversa tra i due, mentre Federico pensa di ricorrere al provveditorato per gli studi,(Cobolli, ti dice niente la parola TAR) Lorenzo, fiaccato dalla morte del padre avvenuta otto mesi prima, decide di mollare tutto ed evita di frequentare le ultime due settimane di lezioni. Federico ed i suoi genitori vengono avvicinati da alcuni professori che molto esplicitamente minacciano ritorsioni l'anno successivo nel quale Federico dovrá ripetere inevitabilmente.I genitori di Federico son convinti di lasciar perdere un'iniziativa che porterebbe a conseguenze peggiori (predecessori di Cobolli al 100%) e il ragazzo si deve adeguare. Arrivano gli esami di maturitá, il collegio giudicante é formato dai professori della stessa scuola(!) e da un presidente esterno. E' giusto ricordare che trattandosi di un istituto privato esisteva questa facoltá di elezione, resta comunque abnorme il conflitto interno visti i precedenti verificatisi. Federico lo vive dall'esterno e vede gli altri prendersi il titolo giá assegnato con disinvoltura. Ormai con l'estate alla fine e le liste di iscrizione aperte, Federico passa in segreteria; lo accolgono fiduciosi di un iscrizione imminente, ma li arriva il colpo maestro: Federico chiede tutti i suoi documenti e dice che si iscriverá in un altro liceo (chissá, magari nel 2006 iscriversi in un altro campionato....! Nessuno vuole crederci ma Federico se ne esce coi suoi documenti soddisfatto. Il ragazzo decide che é il momento di cambiare aria, va a Genova e li si iscrive all'ultimo anno scolastico che lo porterá poi all'esame di maturitá. Federico si mantiene, scuola e pensionato per studenti, facendo il cameriere in una pizzeria dal lunedí al sabato; poi alla sera scappa a Torino per vedere alla domenica la sua Juve. Cosí durante tutto l'anno e campionato 1987/88. Solo una domenica resta, é il giorno di Sampdoria -Juventus, che terminerá 2-2.É la Juve di Rush, Tricella e Buso, con in panchina Marchesi. Non é un granch'é ma per Federico l'amore per la Juve, per quella maglia, é sopra di tutto ed il lunedí riceve gli sfottó di Marco, il titolare della pizzeria che da genoano lo massacra per parecchi giorni. Federico torna a casa all'inizio dell'estate, ringrazia chi ha creduto in lui e vede quell'anno di “esilio” come qualcosa di piacevole, non aveva partecipato al loro gioco, al loro “campionato” dove volevano lui partecipasse. É tornato col suo diploma, col suo “scudetto” quello negato dagli “altri”. Ora Federico, dopo piú di vent'anni vede e soffre quello che han fatto e fanno alla sua Juve, ma essendo lui un tipo che non demorde mai é convinto che anche i Bianconeri lo debbano fare. Federico, che io conosco molto bene, crede in questa associazione e nei suoi “terribili ragazzi” e sa che non é finita finché ci sará anche solo uno di loro che porterá aventi queso sogno, questa battaglia che si chiama Giustizia
-Verobianconero- |