Ormai é un appuntamento fisso come con certe trasmissioni televisive di bassa qualità che cerchiamo di evitare per non infastidirci oppure per non subirne la provocazione. E' il caso del portoghese "provochinho" che puntualmente irride tutto quello che é il calcio italiano. La teatralità e la provocazione sono la sceneggiatura,i testi sono la conseguenza,lo scopo non sono l'informazione o il divertimento ma il dileggio e la disonestà morale.Inutile ripercorrere l'episodio andato in onda ieri,ma credo che qualcuno debba intervenire. Qui scatterebbe la procedura "due pesi e due misure" applicata nel nostro calcio che i falsi benpensanti davano per guarito una volta tolto di mezzo l'uomo "nero".Esistono molti tipi di sistemi per pilotare questo sport e pare che oggi si adoperi un metodo nuovo per condizionare o intimorire o addirittura falsare un risultato. Non ci sono schede straniere o intercettazioni farlocche. Non si usano palline rigate oppure ammaccate.Si usa una tattica inedita e poco associabile ad una cupola,ma efficace per la sua folgorante semplicità:la tattica portoghese a cui nessuno pone un freno.Il dramma é che tutti noi, ma proprio tutti, dovremmo essere presi per fessi e portare la croce, ma non é più possibile.Di croci noi della Juve ne abbiamo portata una nel 2006 e adesso tocca a qualcun altro provvedere. Se alle massime autorita'di questo mondo pallonaro la cosa appare sopportabile si accomodino,noi siamo fuori dai giochi e qualora fossimo ancora in lizza, già sapremmo come finirebbe.Calciopoli non é mai esistita realmente a causa della falsità del suo concepimento. E' iniziata però al fischio di inizio della prima gara 2006/2007 quando si é palesato l'intento di chi ha ordito il tutto e ha indossato il nostro scudetto.Oggi lo spettacolo continua soltanto,anzi,é al punto cruciale della trama. I diritti d'autore e la regia,comunque, sappiamo a chi attribuirli. |