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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di la juventina del 03/03/2010 00:06:49
Game over
Mancano cento giorni ai mondiali di calcio 2010. Si accende il totonazionale. Ci si domanda se Nesta avrà detto sul serio e io dico di sì. Non è la prima volta che lo fa ed è meglio un signorile farsi da parte piuttosto che un’esclusione. Se Totti ci ripenserà. Ni. Stiamo a vedere se trova il tempo tra uno spot e l’altro. Se riesce a reggere due partite di fila. Se Zambrotta e Grosso torneranno in forma. Del primo non mi curo. Del secondo, ci mancherebbe solo questa. Un giocatore a intermittenza, che si accende solo in quella competizione. Se Lippi sceglierà Amauri, quasi italiano, a chi in campionato ha fatto meglio. Se Balotelli... Già mi era venuto in mente di tifare l’Inghilterra... Se cominciamo così mi prendo le mie libertà. Tanto è la Juve l’unica che tiferò per sempre. Anche adesso che stento a riconoscerla. Una specie di ameba informe. Una cosa che non assomiglia più a una squadra di calcio. Senza un cervello pensante, con troppi giocatori che, quando non sono rotti, vengono schierati fuori ruolo. Con amnesie sulle più elementari regole di gioco. Con campioni involuti, senza voglia né di rinverdire il passato, né di costruire un futuro. Senza più un capitano. Mio amato Alex, adesso basta. Li hai fatti quasi tutti i record e dieci minuti nel nuovo stadio te li facciamo giocare. Ma te lo chiesi quando diventasti padre. C’è un tempo per essere cavalieri e un tempo per diventare Jedi. Dopo la sconfitta di Palermo, un poco nell’aria, il risultato è uno solo: game over. La stagione riserva l’ultimo appello, la EL, ma la classifica è un pianto. E’ svanito l’ultimo alibi di monsieur Blanc, che ha avuto persino il coraggio di vantarsi di aver riportato la Juve al rango che le compete: il quarto posto. Ci fosse riuscito. Mentre John, solitamente impegnato a latitare, contento di avere smesso di perdere, almeno per un po’, se ne è andato a rendere omaggio candidamente a chi ci ha esposto a suo tempo al pubblico ludibrio senza lo straccio di una prova, processandoci sui giornali (anche i suoi) e ad abbracciare il nemico. Alto tradimento. A questi due non credo più.

All’inizio fu il peccato originale: il mancato ricorso al TAR. Poi i due lungimiranti partirono con un progetto quinquennale che ha avuto il solo esito di lasciare che il potenziale ereditato progressivamente si esaurisse. Caricando la squadra di doppioni a centrocampo e brocchi sulle fasce. Lasciandola alle cure di preparatori atletici e medici che mi fanno ricordare gli ospedali della mia città, Catania, com’erano vent’anni or sono, quando alla prima distorsione si preferiva imbarcarsi su un aereo e volare in una città del nord. Pena il rischio di cancrena. Il male del disfacimento che ha colpito la Juventus lasciata alla mercé di incompetenti. Eppure siamo la prima squadra italiana a stare bene in salute sul fronte economico, solo che lo scopo di una squadra di calcio è vincere le partite e i campionati, non vendere magliette e sciarpe. Solo che i profeti del calcio pulito, del sorriso ipocrita, non la pensano così. E nella loro lungimiranza quinquennale, di fronte all’esigenza di dare alla dirigenza un uomo di calcio, pensarono a Lippi, il piano focaccia, e in un biennio furono certi di affrettare le cose. Trasferendo gli interessi “nazionali” dentro l’unico posto dove non sarebbero dovuti entrare. Mischiando, confondendo, facendo il gioco dei poteri costituiti che ci avevano smembrato. Una filiale azzurra, ecco la bella trovata, che ha portato a Torino Grosso e Cannavaro. Che ha autorizzato Ferrara a diventare allenatore. Collaborando alla disfatta. Per rimediare alla quale, i castigatori dei mostri telefonici si riaffidarono a Bettega. Che dopo il bluff Hiddink riesumò Zac. Un altro Don Chisciotte. Qui ci vorrebbe Capello, confesso che pensai. Detto… fatto? Ma è solo un altro scherzo. Un’altra dimostrazione di non sapere bene cosa è vecchio e cosa è nuovo. Cosa è finito e cosa è da rifare. Ci vorrebbe coraggio per ricominciare. E gente sveglia. Che non si lascia imbambolare. Uno come Zidane. Che il nemico non si sogna neppure di adularlo, figuriamoci abbracciarlo. Che vede le cose così come sono. Che non scende a compromessi. Che lo sa bene che da uno come Materazzi non c’è da aspettarsi niente di buono. E chiarisce il concetto senza smile, contento di avere fatto quello che ha fatto. Perché ha i suoi motivi. Piaccia o no alla piazza. Uno che giocava in una Juve vincente. Che la dolcezza la metteva nell’accarezzare il pallone. Che il sorriso lo riservava per la vittoria. I bonus sono finiti, monsieur Blanc. Faccia le valigie. La smetta di prenderci in giro e di prendersi in giro. E lo spieghi pure a John che non ha funzionato. Che se non ha tempo per la Juve si levi di mezzo. Restituisca la libertà a una Signora troppo amata e da voi (e chi per voi) troppo tradita.

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