Un sistema che venne processato minuziosamente sulla stampa e un po’ frettolosamente nell’aula del tribunale.Uno scudetto regalato all'Inter x l'"onestà"(sic!) del suo presidente. La Juventus in serie "B" con "congrua" penalizzazione, richiesta dal suo avvocato difensore.....e tanto mi basta. Ma cosa asserivano i giornali e i protagonisti di allora?
Repubblica – che non si è mai risparmiato negli attacchi ai protagonisti di Farsopoli – ha avuto qualche dubbio: «Al processo non sono stati ammessi testimoni. Anche il peggiore dei criminali ha diritto a una testimonianza a favore»; «la partenza sprint del pm Palazzi è stata un passo avventato»; «è singolare l’impostazione del dibattimento. Strano che nessuno faccia domande (...) si entra poco nel merito. Comprensibile la velocità, ma nell’80 (scandalo calcio scommesse) e in tanti altri casi, le Commissioni giudicanti andavano a notte fonda» (Rep., 6 luglio) «In settemila pagine non c’è traccia di una mia telefonata con Moggi. Sono stato giudicato sui giornali e sulle tv. (Massimo De Santis, Corriere, 24 giugno)
Proprio paragonando il processo di Farsopoli a quello che lo vide protagonista come capo ufficio indagini sul calcio scommesse, Corrado De Biase disse: «Sui giornali ho letto solo frasi staccate, non mi pare di aver letto di un illecito sportivo per alterare il risultato. Di partite comprate o vendute non mi sembra di averne viste»; «Quando sento dire dal commissario Rossi che farà tutto lui e che può arrivare a giudizio anche senza interrogare, c’è qualcosa che non torna» (Rep., 20 maggio) De Biase, in un’altra intervista, commenta la frase di Francesco Saverio Borrelli che ha parlato di «illecito strutturato» come reato commesso da Moggi e soci: «Si parla di illecito strutturato. Ma che cos’è? Non esiste. Si vuol far capire che c’è qualcosa di diverso, di anomalo. Ma illecito strutturato proprio no. Esiste l’illecito sportivo. Non si può parlare di cose che non esistono nell’ordinamento giudiziario sportivo». (Il Foglio, 22 giugno)
Il C.S. Rossi concesse alle difese solo tre giorni x studiare migliaia di carte e la difesa della Juve non si oppose.
La Procura di Torino che per prima aveva visionato tutte le intercettazioni aveva archiviato il caso in quanto «le ipotesi accusatorie sono senza riscontro» e per «l’assenza di alcuna utile informazione sull’eventuale corruzione». Lo ribadì anche Marcello Maddalena, procuratore della Repubblica di Torino in una lettera al quotidiano Repubblica. Scrive Maddalena che dalle intercettazioni non erano «emersi elementi di prova tali da confermare l’originaria ipotesi investigativa (corruzione di pubblico ufficiale) per cui le stesse erano state autorizzate». E d’altronde, come dichiara Borrelli, nel giorno degli interrogatori degli arbitri non c'erano pentiti. Però c’erano già i colpevoli.
Ma come affermò il grande giornalista Rocca circa il conflitto di interessi del Dr. Rossi: «Mi chiedo come mai la pubblicistica italiana dica ogni abominio possibile sul potenziale conflitto di interessi di Adriano Galliani presidente di Lega e dirigente del Milan, ma non adoperi lo stesso criterio nei confronti di Guido Rossi, commissario straordinario della Federcalcio ed ex dirigente dell’Inter di Moratti dal 1995 al 1999, e di Gigi Agnolin, nominato Commissario degli arbitri ma pur sempre ex dirigente della Roma dal 1995 al 2000». (Christian Rocca, ilfoglio.it/camillo, 3 luglio).
E' stato quello un processo equo? NO: è stato un processo mediatico, sbrigativo e alla ricerca di un solo colpevole, anzi due, Moggi e la Juve. Proprietà e dirigenza, quella nuova, complici? Non so ma certamente non alleati della verità e della storia della "Grande" Juventus che non c'è. |