Si dice che conoscere la verità renda liberi.
In questo mondo al contrario in cui viviamo, conoscere la verità o, senza voler peccare di presunzione, avvicinarsi molto ad essa, rende prigionieri, prigionieri perché abbandonati a sé, alla mercè di tutti coloro che della storia vera non vogliono, e si badi bene al verbo vogliono, sentir parlare.
Le vicende di questi giorni portano a galla una parte di cose che noi, da sportivi e tifosi juventini, abbiamo sempre per lo meno sospettato, ma non perché geneticamente superiori o unti da chissà quale entità e perciò in possesso di verità precluse ai più, ma perché semplicemente dotati di buon senso. Non voglio ergermi a paladino della giustizia, perché, lo ammetto candidamente, forse se la vicenda non avesse toccato interessi così viscerali, non me ne sarei interessato tanto da farmi condizionare l’umore al punto da non riuscire a volte a pensare ad altro e mi vergogno di ammettere di non poter dedicare lo stesso interesse anche ad altre questioni che meriterebbero in questo paese di vedere un po’ più di giustizia, ma al cuore non si comanda, frase fatta ma tant’è… Una cosa non possiamo accettare. Anzi ad essere sinceri più di una ne abbiamo ingoiato nel passato, quando tutti la facevano franca mentre a noi si cercava il pelo nell’uovo e non trovandolo si arrivava ad inventarlo e costruirlo ad arte. Non possiamo accettare che stavolta non si arrivi alla verità. Da sportivi, non da juventini. So che nessun tifoso di un’altra squadra ha il minimo interesse ad andare in fondo alla vicenda, ma se si potessero abbandonare i panni dei colori diversi in nome dello sport sarebbe il segno che ci sia ancora speranza per questo paese. Sono pessimista, non lo nascondo.
Continuerò a combattere al fianco degli juventini, perché mai gli altri dimentichino che la loro attuale superiorità deriva da una truffa colossale, ed al fianco della verità, perché non sono più solo e tutti insieme saremo tanto forti da portarne il peso così in alto da farla splendere sopra le nubi del loro fumo.
|