Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Picenus del 16/04/2010 19:16:51
Tornare all'ordalia ?
Di essere rancorosi abbiamo sempre menato vanto. Se ora cerco giustizia e non vendetta ho ancora titolo per considerarmi rancoroso? No di certo. Io non sono rancoroso perché lo nacqui (per dirla con Totò), ma ho coltivato tale sentimento, dal 2006, per una questione di sopravvivenza. Mi spiego. Sono uno juventino sopravvissuto (come voi immagino), dovendo sopportare un grave danno biologico (insonnia, irritabilità, sbalzi di umore ecc) avendo costantemente davanti agli occhi la mia amata Juve offesa, derisa, messa al rogo e bruciata ogni giorno in una specie di fuoco inestinguibile e atroce. E tutto questo quando i suoi boia avevano tratto e continuavano a trarne, un insopportabile e inglorioso profitto. Per quattro anni si è dovuto subire questo clima pestilenziale e noi, impotenti, ad aspettare che qualche spiraglio di salvezza si intravvedesse, che qualche crepa finalmente si aprisse nel muro compatto di indifferenza che annichiliva ogni speranza di giustizia.
Così, soli, tranne qualche giornalista coraggioso (penso a Bucchioni, Mughini, Rocca, Beha e pochi altri), contro una potente e variegata consorteria, simile ad una gigantesca piovra che soffoca ogni tentativo di opporre ragionamenti lucidamente sensati alle ubbie di gente prevenuta e immedicabile nelle sue sinopsi sbalestrate ad arte.
Avremmo voluto trovare ascolto, in special modo sul medium per eccellenza quale la Tv di Stato, da parte di interlocutori seri e disposti a rivedere le proprie convinzioni specie quando si sente nell’aria che qualcosa sta per accadere, qualcosa che sta per rivelare il perché e il percome una società prestigiosa e amata come la Juventus, è stata linciata. La Juve e solo la Juve. Con accanimento. Con furore. Con un odio a lungo covato, dettato da una irrefrenabile invidia e da complessi d’inferiorità devastanti. Aggiungiamoci l’indifferenza, quando non la connivenza, incomprensibile, tenuta dai responsabili diretti e non diretti della società di cui è pleonastico ripetere ancora una volta nomi e cognomi.
Finalmente sembra essere arrivato il momento di far giustizia, con l’avvertenza di mettere da parte l’idea malsana di vendetta. So che non è facile. L’istinto ci spingerebbe ad usare metodi da Far West: devono pagare caro, devono pagare tutto, E subito. So che non è affatto facile reprimere sentimenti radicati in quattro lunghi anni di umiliazioni e soprusi di ogni genere, avendo quotidianamente davanti agli occhi ipocriti conduttori di talk-show affiancati da scribacchini prezzolati in servizio permanente effettivo, privi di qualsiasi scrupolo e dediti soltanto al soffocamento della verità, facendo strame di deontologie professionali e di ogni etica.
Ora che a Napoli cominciano ad affiorare pezzi di verità in merito al coinvolgimento di altri dirigenti (e presidenti perfino) di squadre finora tenuti in odore di onestà, noi rancorosi ci troviamo davanti ad un bivio dovendo scegliere tra giustizia (giusta) e vendetta.
Se si arriverà (e penso proprio che Abete non potrà sottrarsi ai suoi doveri istituzionali) ad un nuovo processo sportivo io, da liberale e garantista, non godrei se il tutto si riducesse ad una copia della farsa recitata nel 2006 ai nostri danni, a parti invertite stavolta.
Certo, solo un ingenuo può pensare che stanno accatastando fascine secche per il rogo da accendere sotto i piedi dei potenti che ci hanno affossato. Ma immaginiamo che una simile ipotesi prenda corpo e si realizzi (è fantascienza lo so). In quel caso, e faccio mio il pensiero di Christian Rocca e di pochi altri autentici liberali garantisti, io non sarei presente né in prima, né in ultima fila ad assistere allo spettacolo.
Il processo sportivo, se e quando si farà, non dovrà essere l’altra faccia della medaglia giustizialista che vedemmo nel 2006. I mostri giuridici tipo “diffuso sentimento popolare” e “illecito strutturale”, in base ai quali furono scritte le sentenze contro la Juve, siano lasciati fuori dalle aule del Tribunale sportivo. Le intercettazioni telefoniche siano suffragate da riscontri tangibili e inconfutabili. Si parli di illeciti (strutturati e no) solo là dove l’art. 6 del CGS sia stato irrefutabilmente violato. Sia concesso alle difese un congruo periodo di tempo per giocarsi le loro carte, che vada ben al di là dei venti giorni concessi nel 2006. Non di pensi alla soppressione arbitraria di gradi di giudizio e si proceda in maniera meticolosa, acribica vorrei dire, secondo le disposizioni al momento vigenti. Non si affidi incarico alcuno (perizie, supplementi di indagine) a personaggi che siano stati, in qualche modo, nell’entourage delle società da giudicare (un Guido Rossi alla rovescia per esempio).
A queste condizioni si potrà parlare, alla fine, di processo giusto e di condanne, se c i saranno state, da rispettare. In caso contrario saremmo all’occhio per occhio e al dente per dente e quella tal civiltà giuridica di cui si favoleggia l’esistenza in Italia, avrebbe subìto un ulteriore duro colpo.


 
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our