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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Spargiotto del 18/04/2010 09:09:34
Rifare il processo sportivo : si può, si deve e co
Azzerare il processo della giustizia sportiva che nel 2006 ha distrutto la Juventus si può e si deve fare: quanto emerso al processo penale che si celebra a Napoli, in particolare nelle ultime settimane, ma in parte anche nelle udienze precedenti, ha aperto una breccia nel muro di omertà che per quattro anni ha costretto noi tifosi juventini romantici ed ingenui (per dirla alla Severgnini) a parlare di questi fatti a bassa voce, relegati nei nostri siti, quasi da carbonari.

Non voglio dilungarmi troppo perché molto è stato scritto in queste ultime settimane e quindi riassumo gli elementi che mi sembrano cruciali e che hanno portato non pochi giornalisti o personaggi attori protagonisti della farsa del 2006 a manifestare in pubblico posizioni mai espresse prima.

Circa l’assegnazione dello scudetto 2006 alla seconda squadra di Milano, non c’è quasi più nessuno che difenda l’operato di Guido Rossi: i saggi ingaggiati dal professore del “Ratto delle Sabine” hanno preso le distanze affermando che a decidere è stato solo Guido Rossi. Alcuni giornalisti, anche di provata fede interista (Elio Corno sulla TV 7gold), hanno preso decisamente le distanze dalle decisioni del professore.

Il processo sportivo del 2006 si è basato sulle risultanze delle indagini preliminari ordinate dalla Procura di Napoli, quelle della squadra dei carabinieri comandata da Auricchio : di quale livello siano state queste indagini lo abbiamo sentito nelle ultime udienze, sia per la (non) ricerca degli elementi probatori, sia per la impostazione : ipotizzo i colpevoli, costruisco un teorema, poi cerco di incastrare i colpevoli ipotizzati e solo quelli; gli spunti di indagine in altre direzioni, che pure sembra non siano mancati, non interessavano a priori. La Gazzetta dello Sport è stata la Bibbia per gli elementi di riscontro. Baldini, ex d. s. della Roma consulente (non ufficiale), nel corso delle indagini.
Infine si scopre che la FIGC non ha, e non ha mai avuto, i CD con i file audio delle telefonate intercettate.
Quindi il processo sportivo del 2006 si è basato su un’indagine parziale e che fa acqua da tutte le parti … aria fritta! Il processo sportivo si può rifare.
Nello svolgimento del processo sportivo non si è seguito il codice della giustizia sportiva stessa : si sono cambiati i giudici, si è saltato un grado di giudizio, si è codificato, a giudizio in corso, un nuovo reato non contemplato prima dal codice di giustizia sportiva (il tristemente famoso “illecito strutturato”, che traduco in aria fritta con lo strutto).
Quindi il processo sportivo non è valido: si deve rifare.
Gran parte di queste considerazioni, noi tifosi juventini romantici ed ingenui (non più di 4.000) le abbiamo già fatte nel 2006. Il fatto nuovo è che gli altri 13.996.000 tifosi juventini, quelli poco romantici e scafati (sempre per dirla alla Severgnini), quelli che si sono bevuti come acqua fresca tutto quello che hanno scritto i pennivendoli o che hanno detto in TV i “dicitori” dei TG nel 2006, ora stanno convergendo sulle posizioni dei 4.000 romantici ed ingenui.
Stanno convergendo su queste posizioni mica per quanto ho scritto sopra, ma perché hanno potuto ascoltare le telefonate intercettate, mai prima di ora portate a conoscenza del pueblo, che dirigenti di altre squadre scambiavano con la FIGC: un fatto difficile da immaginare quattro anni fa!
Abbandono ora la logica della ricerca della verità, la pretesa di processi svolti correttamente, applicando le regole ed osservando i codici, ed esamino gli aspetti di business.

Che il calcio sia da molto tempo un connubio tra sport e business lo sappiamo tutti e, più passa il tempo, più il fattore business diventa preponderante rispetto al fattore sportivo: “piaccia o non piaccia” questo è il trend che sembra inarrestabile.

Il business ora comincia a temere che i 13.996.000 tifosi juventini, che scoprono ora che qualcosa non ha funzionato nel processo sportivo del 2006, che sono delusi dai risultati sportivi della Newventus, si disamorino del calcio italiota, se ne allontanino, creando un pauroso buco nei ricavi delle televisioni, dei giornali sportivi, del merchandising. Questo non può e non deve accadere in un momento già economicamente difficilissimo. Il business non può perdere quei 13.996.000 tifosi juventini, non deve perderli: lo ha detto anche Arrigo Sacchi, con aria solenne, recentemente in TV : “il calcio italiano ha bisogno della Juventus”.

Quindi ora rifare il processo sportivo conviene.

Questo ultimo è il vero motivo per il quale confido nella revisione del processo sportivo: lo dico con tristezza, da juventino romantico ed ingenuo.

Se si riaprirà il processo sportivo non sarà per amore di giustizia e verità che in 4.000 abbiamo inseguito per quattro anni, ma perché il business è business, ed il business del calcio italiano non può fare a meno della Juventus.

Se fosse per me, se fossi il proprietario di questa gloriosa Società sportiva, invece, taglierei corto.

Come ho già scritto su questo sito nel 2006, abbandonerei la Federazione Italiana Gioco Calcio e iscriverei la squadra alla Football Association (Fa), la federcalcio inglese, a costo di iniziare dalla categoria dilettanti. Ma usando un po’ di fantasia, visto che il Newcastle ha riguadagnato proprio ora la Premier League, cosa direste se si facesse una fusione con questa antica società dalla quale abbiamo ereditato la gloriosa maglia bianconera? Anche in Italia è già successo quando la Sampierdarenese si è fusa con l’Andrea Doria dando vita al Sampdoria.

Ma come dovremmo chiamare questa nuova squadra che nasce dalla fusione del Newcastle con la Juventus? Newventus? No ci hanno già provato Elkann e Blanc con pessimi risultati.
Juventuscastle? Foneticamente suona un po’ male, come Sampdoria.

Io propongo “Independence”: indipendenza dai media italiani, che non ne hanno affatto; indipendenza dalla giustizia sportiva italiana, che Giusta non è, indipendenza dall’Italia dei Comuni che ci vomita addosso veleno da un secolo : e che le altre squadre italiane si divertano e si accapiglino per vincere il titolo di “campione di italia” o, magari, se lo giochino proprio a Campione di Italia, al Casinò intendo, in una stanza riservata, con una bella partita di poker condita da trucchi, lazzi e frizzi.
 
 
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