E' una riflessione che mi è venuta leggendo qualche giorno fa l'articolo "Lettera aperta a Giampiero Boniperti" su "giulemanidallajuve.com".
Premetto che io sono nato dopo il magico periodo della Juventus di Boniperti, Charles e Sivori. Un periodo eccezionale che non ho vissuto, ma che ho imparato a conoscere dai libri e da quelle immagini televisive strane, con le figure che sembrano sempre muoversi troppo in fretta.
Però ho vissuto, eccome se li ho vissuti, gli anni in cui Boniperti fu il Presidente, gli anni della mia infanzia e della mia giovinezza, con i giocatori gloriosi che crescevano, vincevano, e poi passavano, sostituiti da altri sempre vincenti o comunque sempre pieni di voglia di vincere. Cioè sempre da Juventus.
Fu proprio allora che cominciò a delinearsi un concetto sempre più nitido e anzi abbagliante per me: tutto passava, le vittorie (tante), le sconfitte (poche), i campionati, le coppe, gli allenatori (questi ultimi veramente erano molto più stabili, al contrario del ritmo con cui si avvicendavano sulle altre panchine), MA LA JUVE ERA SEMPRE LI', UN'IDEA PIU' CHE UNA SQUADRA DI CALCIO.
Alcuni lo chiamavano "Stile Juve", altri capacità manageriale, oppure semplicemente il desiderio di non accontentarsi mai, di non mollare mai. Potevano cambiare gli uomini, gli avversari, gli obbiettivi e le condizioni; ma sapevo che ogni domenica pomeriggio o mercoledì sera (allora le Coppe si giocavano esclusivamente al mercoledì) io sarei stato incollato alla televisione e/o alla radio per inseguire la mia idea, per vedere o sentire che si materializzava di nuovo su un campo da gioco PER CONFERMARE CHE LEI ESISTEVA, MENTRE TUTTO IL RESTO NON CONTAVA NIENTE.
Infatti, mentre tutto il resto diveniva e si trasformava nel tempo, LEI INVECE ERA SEMPRE LI', UN SOGNO BIANCONERO IMMUTABILE DI PERFEZIONE, DI IMPEGNO E DI VOLONTA'.
Anche io potevo cambiare: diventavo grande, dopo la scuola l'università, il lavoro, altri interessi. MA LA JUVE NO: LA JUVE C'ERA SEMPRE, E SEMPRE EGUALE E FEDELE A SE' STESSA.
Perciò, e lo dico in particolare ad Andrea Danubi, autore di quella lettera aperta suggestiva e per certi versi commovente, non si può realisticamente fare appello a Giampiero Boniperti affinché ci "dia un segno" delle Juventus che fu. Perché Boniperti adesso NON è la Juve.
Come ho detto prima, e col massimo rispetto e gratitudine per Boniperti e per tutti quelli che hanno fatto grande la Juve, LORO PASSANO, MA LA JUVE RESTA. LORO NON SONO LA JUVENTUS, LA JUVENTUS E' MOLTO MA MOLTO DI PIU'. D'altro canto, sono loro che l'hanno fatta così grande, così superiore, così inarrivabile.
LA JUVE STA LASSU', UN CONCETTO ALDILA' DEI SINGOLI INDIVIDUI O DEI MOMENTI STORICI, PERCHE’ LI COMPRENDE E LI SUPERA TUTTI.
Niente a che vedere ovviamente con l'attuale dirigenza e la proprietà della quadra: L'ULTIMA JUVE CHE SI CONOSCA, CHE HA CALCATO I CAMPI DA GIOCO, E’ QUELLA DEL 2005/2006. Quella venuta dopo infatti non è più Juve: SEMPLICEMENTE NON E'. E ho detto tutto.
Oggi la vera Juventus esiste solo nei tifosi "rancorosi di serie C", come qualcuno ci ha definiti; la puoi trovare nei siti internet che si sforzano di denunciare le falsità e le storture di Calciopoli, nelle aule del Tribunale di Napoli dove la verità sta forse finalmente venendo a galla.
Ed esiste anche senz’altro negli occhi pieni di lacrime di quella bambina che ha assistito ad una delle ultime figuracce di quella squadra che scende in campo con le stesse maglie, MA CHE NON E' LA JUVE.
Domani non sarà così: LA JUVE NON SAREMO PIU’ NOI, PERCHE’ NOI PASSIAMO MENTRE LEI RIMARRA’. Ma ci sarà qualcun altro che alzerà di nuovo la grande bandiera bianconera, qualcuno che ricorderà questi anni bui come quelli in cui ci furono alcuni che non mollarono mai, ma che fortissimamente vollero arrivare fino in fondo e oltre, contro tutto e contro tutti.
E li ringrazieranno.
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