Inutile dire che sono Juventino rancoroso, tanto lo scoprireste molto presto.
Sono andato in pensione alla fine del 2001, dopo intensi anni di lavoro, e con una famiglia numerosa, ho tre figli, che mi ha impedito di interessarmi di come andava il mondo. Ho fatto poi per alcuni anni una parziale libera professione e dalla fine del 2006 ho in pratica smesso ogni attività lavorativa. Sarà stato il destino o un caso ma da allora, avendo molto tempo a disposizione, mi sono avvicinato agli avvenimenti che accadevano nel mondo ma principalmente in Italia.
Ho iniziato quindi a seguire il processo di Calciopoli, per interesse di parte, e, dopo le prime analisi delle accuse e difese, mi sono subito iscritto a “giulemanidallajuve”. Da allora seguo quotidianamente l’evolversi del processo penale di Napoli e potete immaginare il senso di rabbia e di insofferenza che provo a fronte delle decine e decine di “prove inoppugnabili” che miseramente cadono a fronte di valutazioni di fatti semplici e chiari.
Ma questo è nulla rispetto a quello che provo quando leggo le motivazioni con cui i giudici giustificano le sentenze che hanno emesso. E’ vergognoso che persone che dovrebbero essere logiche, precise ed informate eseguano ragionamenti sconclusionati, inaffidabili e soprattutto talmente carenti di analisi da sembrare pacchianamente falsi. Sembra quasi che l’arroganza di considerarsi “nel giusto” a prescindere faccia loro perdere anche quella piccola parvenza di forma che giustifichi il loro operato.
Pensando che queste persone, giudici, pm e loro consulenti, e soprattutto i loro metodi di indagine, servono per ricercare verità in campo penale e quindi comminare relative pene ed avendo nel contempo seguito i casei di “Cogne”, “Perugia”, “Garlasco” e “Erba” mi chiedo: ma tutte le razionali contestazioni a questi casi non è che abbiano una parvenza di verità? Se tanto mi da tanto sì! Ed allora c’è veramente da preoccuparsi.
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