Fratelli juventini, poteva il neo Presidente della Newentus s.p.a sottrarsi alla moda imperante nel calcio italiano di questi ultimi tempi, ossia il revisionismo a senso unico contro quella che un tempo era la Juventus? Certo che no, ovviamente. E così, sulla scia delle dichiarazioni di Trapattoni, Tardelli, Boniek (mi aspetto altri outing a breve), anche Andrea Agnelli fa la dichiarazione del secolo:"Si tratta di una Coppa (ovviamente parliamo di quella vinta all'Heysel) che noi juventini non abbiamo veramente mai sentito nostra". Una dichiarazione fatta non al bar durante un aperitivo con amici, nè con la moglie durante il pranzo o la cena, bensì durante la commemorazione dei nostri 32 fratelli caduti giusto 25 anni fa per mano della bestiale violenza degli hooligans inglesi prima di Juventus-Liverpool, finale della Coppa dei Campioni 1985. L'ho già scritto nel corso di un mio precedente articolo su Giulemanidallajuve, lo ribadisco a maggior ragione ora: l'esordio di Andrea Agnelli nella sua nuova carica non poteva essere peggiore di come è stato. Non una parola sulla richiesta di restituzione dello scudetto 2006, complimenti rivolti al petroliere-ecologista all'indomani della vittoria di sabato scorso dell'Atalanta di Milano, infelici parole oggi. E così un'altra mazzata sulla nostra autostima viene assestata non da un tifoso qualunque, bensì da quello che dovrebbe essere il 1°. Che i nostri 32 fratelli avessero invano trovato la morte in quella maledetta sera di 25 anni fa, era risaputo. Ma che il massimo raprresentante newventino ne liquidasse il sacrificio affermando che quella Coppa non è stata mai veramente nostra, non l'avevo mai sentito. Che facciamo, restituiamo anche questa, per la felicità postuma di Cannavò che scrisse: Juve, nascondi quella Coppa? Oppure la mettiamo all'asta per beneficenza, nella speranza che non se la aggiudichi qualche riccone di Milano, con stabilimenti di estrazione e raffinazione di petrolio in Sardegna? Di questo passo, aspettiamoci revisionsimi sullo scudetto 1998, 1967,1981(già ufficiosamente rivendicati, rispettivamente, dalla'Atalanta di Milano e dall'eterna vittima capitolina), nochè 1972 (novità di qualche giorno fa del granata Aldo Grasso). Io, invece, mi sento di dare ragione al Presidente Boniperti che sulle pagine del quotidiano della famiglia Agnelli-Elkann ha odiernamente dichiarato che quella Coppa è da rivendicare più delle altre perchè vinta con il sangue dei nostri fratelli. Che Andrea Agnelli abbia fatto quelle dichiarazioni davanti ai familiari dei defunti (pare che la maggior parte di loro non abbia mai condiviso l'idea di giocare la partita, figuriamoci rivendicarne la vittoria), ci può anche stare. Che parli in nome e per conto di tutti noi, è tutt'altro. Ad ogni modo, un dubbio mi assale: e se il neo-Presidente fosse solo un parafulmine del cuginastro e parlasse a comando? E se la sua fresca elezione altro non fosse se non la classica caramella buttata per addolcire le fameliche fauci del popolo newentino? In attesa di risposte, una certezza: da quando si è insediato al vertice societario newentino, non ne ha azzeccato mezza. E allora un altro dubbio mi prende: e se fosse un altro Cobolli Gigli?
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