"mi scusi presidente non sento un gran bisogno dell'inno nazionale di cui un po' mi vergogno in quanto ai calciatori non voglio giudicare..."
"Io non mi sento italiano" è il testamento di Giorgio Gaber, l'ultimo album, uscito qualche settimana dopo la sua scomparsa, nel gennaio 2003. Gaber non aveva remore a dichiarare il fastidio personale per l'inno nazionale italiano e a metterlo in relazione alla scarsa attenzione o memoria che gli Azzurri per eccellenza, quelli del pallone, vi dedicavano. Un veggente. E' di una settimana fa la polemica montata dai giornali a seguito del pretenzioso dubbio fatto nascere da un sito di tifosi romanisti riguardo al labiale di Marchisio durante l'ultima amichevole pre-mondiale. Preceduta da più o meno velate spinte ai nostri atleti a ben sillabare e intonare l'inno di Goffredo Mameli e Michele Novara. Seguita da qualche caso di omissione o sostituzione d'inno, vera o presunta.
Io ho studiato musica e la questione per me è molto poco politica, in quanto riesco a vederla solo in chiave estetica e per certi versi anche storica e tutto sommato ironica. La frase incriminata sulle labbra non a caso dello juventino è quella fatidica: "Dov'è la vittoria, le porga la chioma, che schiava di Roma, Iddio la creò". A mio modo di vedere non si può proprio andare in giro a farneticare così nel 2010. A meno che non ci si voglia riferire all'unico caso possibile e passabile, considerando che l'inno viene eseguito in occasione di manifestazioni e competizioni sportive. La vittoria sarebbe da intendersi come vittoria nel conseguire il risultato sportivo. E si tratterebbe solo di errore di città, che dovrebbe essere non Roma, ma Torino, se l'oggetto del contendere è la nazionale di calcio. Tutti sanno infatti che le quattro vittorie ottenute dall'Italia ai mondiali sono in larga parte opera della Juventus, che ha sede in Torino e che anche quest'anno, tra mille polemiche, presta alla nazionale il solito cospicuo numero di giocatori. Questa è storia. Politica diventa invece la querelle intorno all'inno, se l'on. Ignazio La Russa, non nuovo a ingerenze nel mondo del calcio, intende fare approvare un decreto che ne regoli l'utilizzo.
Con tutto il rispetto per Gino Paoli, che entra a pieno titolo tra i due o tre miei artisti preferiti nel genere musicale cosiddetto pop italiano e per i miei adorati felini, nemmeno io me la sento di cantare "La Gatta". Mentre sono a dir poco contrariata all'idea che si vorrebbe far passare di competenza della Lega "Il Coro del Nabucco". Sono siciliana, per di più di Catania e non mi sarebbe difficile rispondere sarcasticamente contrapponendovi il coro dei Puritani, spesso salutato dal pubblico dei teatri con tifo da stadio. Una bella lotta comunque, tra due opere per eccellenza "risorgimentali". Straordinariamente pop anch'esse, se inquadrate nel loro periodo storico. Partorite dalle menti fervide e dalla competenza musicale altissima di Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini in un periodo storico nel quale le intenzioni erano piuttosto quelle di unificare che di dividere l'Italia. E i maestri e le case editrici dell'epoca ben lo sapevano. Altro, dirò sottovoce, che la marcetta di un giovanissimo sovversivo e di un musicista di professione, ma di provincia. Scegliete voi.
Io so solo che non sarebbe di certo la prima volta che la politica si getta nel calcio o comunque nello sport. Memorabili le olimpiadi del 1936, organizzate dalla Germania e vinte per quello che riguardò il torneo di calcio ancora dall'Italia di Pozzo. Magnificate da Leni Riefenstahl, detta la regista del nazismo, un'ex ballerina infortunatasi a un ginocchio autrice di foto e cortometraggi nei quali Hitler intravide l'immagine di una Germania wagneriana che emanasse bellezza, potenza e forza. Freschi di attualità per l'incauto incontro tra Moratti, Narducci e Auricchio i mondiali di Argentina del '78, ma anche per la pretesa analogia tra la nazionale italiana odierna e quella che prese parte all'edizione propedeutica alla vittoria in Spagna. Alla vigilia della quale non si risparmiarono nemmeno le rimostranze parlamentari contro Bearzot, reo di aver condotto in Spagna non Pruzzo, ma quel Pablito che mise in ginocchio il Brasile di Zico e Falcao. Per non parlare degli ancor più attuali salti sugli autobus dei vincitori di lippiana memoria, propedeutici invero alla cacciata in B della Juventus che nella finale di Berlino aveva fatto scendere in campo fra giocatori ancora in rosa, ex, futuri e allenatore una ventina di protagonisti. Non proprio spaghetti e mandolini, come giustamente si indigna Giorgio Gaber nella sua canzone, ma il rinascimento del calcio o, se preferite la mia interpretazione, il romanticismo, perché il classico dei classici suona così: Zoff, Gentile, Cabrini...
E la nazionale vista ieri sera? Decadente, se non altro perché se ne conoscono già le sorti. Per scelta della FIGC, che ha avuto la brillante idea di far conoscere il nome del successore dell'allenatore ante litteram. E di Lippi, che ha preferito stare con un cinque, che poi vogliamo chiamarlo 4 3 3 o 4 2 3 1 poco importa, senza giocarsi la "matta", anzi i "matti". Cassano e Balotelli. Gaber ammette di essere un po' confuso e si domanda se dopo aver fatto l'Europa non sia il caso di fare l'Italia, il cui nome si grida ormai solo alle partite. In quanto a confusione sto anch'io. Dal 2006 la nazionale della FIGC non mi rappresenta. Per di più è incapace di accogliervi un figlio del sud troppo poco damerino. Criterio con il quale avrebbero lasciato fuori in altri tempi un certo Diego Armando Maradona oggi impeccabile nel suo vestito grigio. Lenta ad adattarsi al corso della storia, testimone la nutrita rappresentanza di oriundi turchi della bella Germania, lascia a casa un ragazzo di colore. Che nemmeno io amo molto. E non per la sua pelle, che anzi Denzel Washington non mi dispiace affatto, ma per la sua maglia. E allora dov’è la vittoria? Senza fantasia e forza, estroso e strafottente carattere, gioco? Radio Padania intanto tifa contro... E mi sorge il sospetto che, come pare disse D'Azeglio, ancora bisogna fare gli italiani.
la juventina Forza Juve Giusy |