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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di Angelico del 28/06/2010 18:36:14
Hanno voluto la bicicletta? E ora a pedalare!
Fratelli juventini, la fine ingloriosa dell'avventura italiana ai mondiali del Sudafrica non mi “sconquinfera” più di tanto, direbbe il grande Totò, sentendomi più tifoso della Juve che dell'Italia. Ma, essendo già stati individuati in Marcello Lippi e nel “blocchetto juventino” (come qualcuno l'ha definito) i colpevoli ed i capri espiatori, corre l'obbligo di intervenire. Certo, Lippi ha le sue colpe che lui stesso ha in parte ammesso e un po' se l'è andata a cercare. Mai sfidare la buona sorte, soprattutto quando ti è stata amica. La scelta di tornare sulla panchina azzurra è stata come minimo improvvida: andarsene da Campione del Mondo, dopo quel che su di lui e la sua famiglia era stato detto prima di partire per i mondiali di Germania, era il modo migliore per salutare la compagnia insultante E' chiaro che il ritorno era pieno di rischi ed incognite, al primo passo falso la ghigliottina della stampa sportiva sarebbe caduta sulla sua testa, vomitandogli addosso tutto quello che era rimasto sullo stomaco 4 anni or sono. Cosa che puntualmente è accaduta. Nonostante questa macchia nera nella sua carriera, resto troppo legato a Lippi: nessuno mai come lui nella storia della Juve, né prima, né dopo. La cosa che più mi piace di lui, al di là della grandezza come tecnico, è il modo con cui tratta la stampa sportiva italiana: gli scribacchini vanno trattati come meritano, confesso di averlo invidiato non poco quando li ha chiamati “banditi” durante una delle ultime conferenze stampa sudafricane: avrei voluto essere al suo posto. Quanto al “blocchetto juventino”, c'è pochissimo da aggiungere: si è trattato di una degna conclusione di una stagione da incubi, non si capisce come avrebbero potuto i nostri 6 rappresentanti in Sudafrica trasformarsi di punto in bianco in giocatori dal rendimento medio-alto se in un'intera stagione ne hanno offerto uno deprimente. Senza voler difendere i nostri giocatori, a minima loro discolpa va detta però qualche cosa. Per esempio che Buffon ha giocato solo 45'; che Iaquinta, pur nei suoi limiti oramai conclamati, ha sofferto per l'assenza totale di ispiratori degni di questo nome, come i colleghi di reparto; che Marchisio, per ordini superiori, ha dovuto snaturare il proprio ruolo e forse ha sofferto la compresenza di De Rossi; che Camoranesi non ha praticamente giocato; che Chiellini è stato forse l'azzurro migliore del nostro mondiale, con la sola amnesia sul 2° gol degli slovacchi. L'unico indifendibile rimane Cannavaro, che ha disputato tre pessime partite, perfettamente in linea con l'intera sua stagione. Detto questo, non si può che condividere in pieno la nota stesa dalla redazione a disastro ancora "caldo". Tuttavia, qualche altra riflessione “a latere” si impone: sarebbe bene che le facessero anche chi ha le redini del calcio italiano in mano. Per esempio, che da un Mondiale all'altro tutto è radicalmente cambiato. Quattro anni fa c'era una squadra fortissima, con una spina dorsale italiana (i 5 Campioni del Mondo) su cui erano innestati altri fuoriclasse (3 dei quali vice-Campioni del Mondo). Poi è successo quel che tutti sappiamo: un'ondata di giustizialismo giacobino si è scientemente abbattuta su quella squadra, facendone strame. Il suo posto è stato preso, sarebbe meglio dire usurpato, da un'accolita di eterni sconfitti che ha vinto prima senza alcun rivale, poi con copiosi aiuti arbitrali, infine con le proprie forze: dalle mie parti si dice che persino Pulcinella, a furia di andare e venire da Tribunali ed Ospedali diventò prima avvocato, poi medico. Un vero e proprio colpo di stato: calcisticamente parlando, si è trattato di questo. E come tutti i colpi di stato, anche questo ha goduto di robusti aiuti trasversali: del CONI, della Federazione, in persona del rappresentante “pro tempore” Prof. Avv. Guido Rossi (potrei continuare con i titoli come in una celebre scena di “Fracchia contro Dracula”), nonchè di “basisti” e “infiltrati” che si sono venduti al nemico (Elkann, Montezemolo, Grande Stevens e Gabetti). Per tacere dei potentati industriali e finanziari che hanno recitato un ruolo non secondario. Il tutto con l'accondiscendenza dei media, su tutti la Gazzetta dello Sport ed il Corriere della Sera, veri e propri megafoni e casse di risonanza del furore giacobino. A questo lavoro sporco, fatto solo di demolizione, non è seguita alcuna ricostruzione: semplicemente, si è preferito nascondere la polvere sotto il tappetto. Ci si è prostrati ai piedi di un imprenditore che aveva letteralmente sperperato migliaia di miliardi in bidoni e pippe senza vincere un tubo, solo come risarcimento morale per quello che aveva dovuto subire, secondo la vulgata di moda in quegli infami giorni di luglio 2006 e che ancora adesso qualche “minus habens” ha il coraggio di ripetere a pappagallo. Tutto il resto è rimasto intatto: un sepolcro imbiancato, questa è oggi la Federazione, con al vertice un grigio burocrate, designato dal suo “dante causa” nel frattempo passato miracolosamente indenne tra le fiamme di Calciopoli dopo esserne stato solo lambito e con un direttore generale assurto a tale carica creata apposta per lui (prima non esisteva) dopo aver fatto per più di 20 anni l'addetto stampa (e messo lì da Matarrese). Quanto al vice-Presidente federale, venne nominato con precise deleghe tecniche: a distanza di 4 anni, sarebbe il caso di stendere un velo pietoso. Proiettato a tale carica senza alcuna esperienza di scrivania e messo lì per “per grazia ricevuta” (indovinate da chi?), si è subito distinto per avere fatto fuori il CT dell'Under 21 Claudio Gentile, a cui venne addebitata la colpa di aver vinto la prima medaglia olimpica del calcio italiano dopo appena 68 anni e di aver vinto il titolo europeo del 2006. Troppo, per quelli che si presentarono all'universo mondo come i cavalieri senza macchia e senza paura investiti per decreto divino del compito di ripulire il calcio italiano. E così, cacciato Gentile, uno che in un qualsiasi altro Paese del mondo sarebbe diventato CT della Nazionale maggiore, a cui si doveva rispetto “a prescindere” per quello che aveva fatto in Spagna nell'82 e attorno al quale è stata fatta letteralmente terra bruciata (vecchio Gento: mi auguro con tutto il cuore che vinca la causa contro la FIGC !), il vice-Presidente federale nominava la strana coppia Casiraghi-Zola, ossia due suoi ex compagni di nazionale (un caso ?) e che avevano appeso le scarpe al chiodo il giorno prima. Alla nazionale maggiore veniva chiamato nientemeno che Roberto Donadoni (un altro ex compagno di squadra del vice-Presidente, un altro caso?), ossia un allenatore acerbo che aveva fatto fin lì solo collezione di esoneri. In un Paese serio, un vice-Presidente federale che non ne azzecca una dovrebbe fare fagotto: invece, volete scommettere che resterà anche dopo questo disastro? Nel frattempo, gli usurpatori hanno continuato a vincere, senza dare alcun contributo al calcio italiano ed alla Nazionale, al punto da non portare in Sudafrica 1-giocatore-1 in maglia azzurra. Limitatamente all'Europa (da sempre importatrice, più che esportatrice di calciatori), nessun'altra delle grandi nazionali che disputano il mondiale presenta l'anomalia della squadra campione che non riesce a dare alcun contributo alla causa: in Spagna, il Barcellona ne porta in dote 7 (5 titolari), in Inghilterra il Chelsea 4 (tutti titolari), in Germania il Bayern Monaco 7 (4 titolari), in Francia il Marsiglia 2 (entrambi riserve). In compenso, da noi la squadra campione nazionale dà 3 titolari al Brasile, 1 all'Olanda, 1 all'Argentina (più una riserva di lusso), 1 al Camerun, 1 alla Serbia, più altri 3-4 di altre nazionalità. Ora è facile parlare di repulisti generale, a cominciare dai vertici federali. In realtà, i colpi di ramazza andavano dati già 4 anni or sono, sia a destra, sia a manca: invece si è scelto di darli solo in una direzione. Hanno voluto la bicicletta? Pedalare, prego.

 
 
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