Che cosa è la Juventinità, in questi cinque durissimi anni per i tifosi della Juventus, più volte mi sono posto questa domanda. E innanzi tutto come si diventa tifosi della Juventus? Posso rispondere per me ma ritengo che questo possa valere per molti altri. Forse per tradizione di famiglia, un senso di appartenenza che si tramanda da padre in figlio. Per quanto mi riguarda io mi innamorai della Juventus grazie a un piccolo giocatore argentino che giocava con i calzettoni abbassati e si chiamava Omar Sivori. Da allora l’amore per la Juventus non mi ha mai lasciato anzi è cresciuto dentro di me. Ecco perché le parole che qualche mese fa ha pronunciato Pietro Mennea mi hanno profondamente ferito. Anche il grande Pietro era tifoso della Juventus e non lo è più dal 2006. No caro Pietro io sono come te un uomo del sud che come tantissimi altri tifa Juventus e continuerà ad amare questa squadra per sempre. Perché, tra l’altro, quando qualcuno ha subito una grave disgrazia o ha avuta una grave malattia non lo si abbandona, ma lo si ama di più, gli si sta più vicino. Per molti della mia generazione, quelli a intenderci bene degli anni cinquanta, la Juventus nel corso degli anni è stata molto di più di una semplice squadra di calcio. In anni bui in cui tutti i veri valori venivano messi in discussione, come del resto lo sono oggi, la Juventus è stata per certi versi una maestra di vita, una delle poche cose da avere come punto di riferimento. Forse sono parole troppo grandi, qualcuno potrà dire che in fondo si tratta solo di calcio, niente altro che calcio. Ed invece no, sono tantissimi gli insegnamenti che dalla Juventus e dagli uomini che di volta in volta ne hanno fatto parte, abbiamo ricevuto. Cito alcuni esempi, scusandomi a priori con i tantissimi altri che potrei citare, ma per fare questo non basterebbe un libro. La bontà ed il coraggio del gigante buono John Charles, la genialità irriverente e beffarda di Omar Sivori, il rispetto per gli avversari del grande Gaetano Scirea, l’eleganza del barone Franco Causio, la grinta guerriera di Beppe Furino o di Marco Tardelli, la classe immensa di sua maestà roi Michel Platini, i silenzi pieni di significato di Dino Zoff, il senso di appartenenza di Alex Del Piero, la grandissima competenza di Giampiero Boniperti, fino ad arrivare fin lassù, a loro due al loro grande amore per queste maglie, unito ad una grande intelligenza e conoscenza calcistica, all’avvocato Gianni e al dottor Umberto Agnelli. Sono questi e tanti altri i miei punti di riferimento ed ecco perché io, scostandomi , forse, dalla linea editoriale di ”GiùlemanidallaJuve”, scusandomi di questo con i responsabili del sito, non posso perdonare Luciano Moggi di avere sporcato con schizzi di fango una maglia dalla storia centenaria, di avere infranto un sogno lungo una vita. Se potessi parlare con Moggi gli direi “ Lei ha tutto il diritto di difendersi come meglio crede, e gli auguro di cuore di venire assolto con la formula più ampia nel processo di Napoli, soprattutto dall’accusa più infamante, quella dell’ associazione a delinquere e questo per il suo bene e soprattutto per il bene della Juventus. Ma non dica che Lei ha fatto tutto questo per difendere la Juventus perché sa bene che questo non è vero e perché dicendo questo rende offesa alla nostra intelligenza. Perché la Juventus per vincere non aveva bisogno di ingraziarsi i designatori arbitrali e poi perché, mi creda, i tifosi della Juventus avrebbero mille volte preferito perdere piuttosto che essere costretti a chinare il capo come stanno facendo da cinque anni a questa parte” Forse la juventinità è tutto questo o forse è tanto altro, ma di una cosa sono sicuro: noi non arretreremo di un solo metro, e questo non solo per fare giustizia ma soprattutto perché il nostro onore ci dovrà essere reso. Noi non ci arrenderemo mai fino a quando non verrà reso, per esempio, un scudetto che non era di spettanza dell’Inter e del suo onesto presidente. Ecco forse, infine, oggi la juventinità è proprio questo UNA QUESTIONE DI ONORE.
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