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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di VENTINOVE del 29/07/2010 13:37:12
Chi la fa, se la dimentica. Ma non chi la riceve.
“Non morirò finchè non mi uccideranno!”
Diceva così Gioannino Guareschi ricordando i momenti della sua prigionia, e mai come in questi tempi, questa frase è indicata.

L’attacco alla nostra intelligenza si è acuito negli ultimi mesi, se è possibile, ancor di più: ogni carattere sui quotidiani è dedicato esclusivamente al “dimenticare il passato”, sottointendendo quel passato come oscuro e nefasto e a glorificare l’unica squadra che sia riuscita a vincere tre competizioni nella stessa stagione, dimenticando ovviamente di dire come.

Le “dimenticanze”, in effetti, si stanno moltiplicando a vista d’occhio ultimamente. Si scopre così che, dopo anni passati a inveire contro quei “dirigenti del malaffare”, scoperti con le mani nella marmellata, Giraudo e Moggi non erano gli unici ad intrattenersi con i designatori ma anche altri lo facevano: gli stessi “distratti” che si professavano candidi e puri. Così veniamo a sapere che non era illecito nutrirsi di marmellata ma, anzi, veniva suggerito dalla federazione. Un fatto abilmente dimenticato per quattro anni, per la gioia di quell’interista di Yoghi.

Non è sicuramente l’unico e l’ultimo caso di Alzheimer diagnosticato al nostro italico mondo del pallone. Il grande saggio Palazzi, ad esempio, in preda ad un grave caso di “ricordo che esiste una giustizia al mondo”, decise di rendere pubblico all’italico paese che si sarebbe fatto inviare tutte le intercettazioni per poter finalmente andare al fondo della questione. Cosa se ne farà, allora, di quelle che già aveva inserito nel suo cassetto quando se le ricorderà?

Non si può assolutamente non accennare a quella volta, anzi, alle centinaia di volte, che il termine “non ricordo” è uscito dalle bocche dei testimoni chiamati al processo di Napoli. Così come, sempre più spesso, fa il signor Palombo, non ricordarsi mai di possedere all’interno della sua redazione il signor Galdi, forse il giornalista più esperto riguardo gli avvenimenti che accaddero in quegli anni dietro alle vittorie della Juventus e dietro le mura delle caserme dei carabinieri.

Per non parlare dell’attuale proprietà della Juventus che, sempre più spesso, si è “dimenticata” della propria storia e di prendere in considerazione l’idea di ricordare al popolo bianconero con chi abbiamo a che fare. E’ forse per questo che non si è mai tentato di difendere l’onore della più grande società di calcio italica e che mai si è visto un loro gesto nei confronti di tutti questi “dimenticoni”.

Noi, però, non dimentichiamo. Non dimentichiamo tutto quello che ci viene sbattuto in faccia. Non solo perché, ultimamente, ci fa male ma anche perché tutto rientra all’interno di questa strada che abbiamo intrapreso e che porta alla Verità. E questo cammino ci viene impedito da chi vuole incarcerare la nostra memoria. Come se fosse possibile dimenticare un pugno ricevuto ingiustamente.

Giovannino amava sedersi sulla riva del Po e, con uno stelo in bocca, ascoltava le storie che il grande fiume gli raccontava. In campo di concentramento e in galera ha sempre continuato a scrivere e a scrivere quello che il fiume gli suggeriva. Anche se non piaceva a quelli che volevano dimenticare.
 
 
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