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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di BeppeBio del 29/07/2010 16:34:25
Umberto, Antonio, Luciano e Andrea
Se ci si ferma alle apparenze, si potrebbe quasi pensare che la fine della Juventus - quella vera, quella di Giraudo e Moggi, per intenderci - sia cominciato dopo il 27 maggio 2004.
Sino ad allora, infatti, l’onestà meneghina (ben sapendosi disonesta) si era limitata ad agire nell’ombra come un cane bastonato che ringhia con la coda tra le gambe, cercando di realizzare in segreto il programma indicato in certi memoriali postumi riemersi nelle aule partenopee: ovvero, stringere rapporti con politici, industriali, mas media e banche varie per ottenere sempre più peso in federazione.
Ma dopo la morte di Umberto Agnelli lo scenario è cambiato di colpo, perchè la vigliaccheria che si era celata nei mugugni del sentimento popolare antijuventino ha finalmente potuto agire indisturbata, senza dover più tener conto delle leggi o dei principi costituzionali del nostro Paese:

1) giugno 2004: nel processo di 1° grado che si celebra a Torino contro Giraudo e Agricola accusati di abuso di farmaci legali, il pm Guariniello cambia la suddetta accusa in uso di eritropoietina, utilizzando una ridicola perizia del professor D’Onofrio che verrà poi screditata nel processo di appello, in quanto basata su cervellotiche considerazioni personali che non avevano alcun riscontro scientifico
2) giugno 2004: la Procura di Roma, dopo l’ennesima interrogazione parlamentare promossa da deputati interisti e i pianti di chi si vedeva sottrarre la gestione dei propri calciatori da chi lavorava meglio di loro, si sente finalmente libera di aprire un’inchiesta sulla Gea World di Alessandro Moggi e affida l’incarico di condurre le indagini (finalizzate a colpire Luciano Moggi) a Luca Palamara e Maria Cristina Palaia
3) luglio 2004: i pm napoletani Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice, servendosi di dichiarazioni da bar dello sport rilasciate (e poi subito smentite) da Franco Dal Cin in merito a una presunta combriccola romana di arbitri facenti capo alla Gea e legati al calcio scommesse, collegano le loro indagini a quelle di Palamara e Palaia e organizzano con loro geapoli e calciopoli
4) luglio 2004-giugno 2005: il nucleo off side dei carabinieri di Roma (diretto dal colonnello Arcangioli e dall’allora maggiore Auricchio) effettua, con la collaborazione del Cnag Inter-Telecom di Tavaroli, le intercettazioni telefoniche che costituiranno la base delle accuse di calciopoli
5) luglio 2004-giugno 2005: nel corso del suddetto periodo, Auricchio collabora assiduamente con Michele Galdi, giornalista della Gazzetta dello Sport, che lo aiuta a stilare le accuse contro Moggi e la Juventus servendosi dei principali teoremi del vittimismo nerazzurro
6) marzo 2005: Franco Baldini si dimette da DS della Roma per poter meglio collaborare con l’amico Auricchio e aiutarlo “fare il ribaltone”, individuando testimoni rancorosi contro Moggi disposti anche a giurare il falso perché coperti dalla compiacenza di magistrati che - piaccia o non piaccia - interpretano la giustizia in modo alquanto singolare
7) aprile-maggio 2006: Michele Galdi, con l’autorizzazione di Auricchio, favorisce la cosiddetta fuga di notizie dalla Procura di Roma, passando ai giornali (soprattutto al suo ovviamente) testi di intercettazioni e documentazione varia per dar vita al processo mas mediatico contro la Juve e…
8)…e da qui in avanti, purtroppo, non c’è bisogno di aggiungere altro, perché tutti sappiamo bene qual è stata la conseguenza dell’establishment del nuovo calcio pulito rossi-palazziano.

Per cui, come dicevo, sembrerebbe che tutto sia iniziato con la scomparsa del “Dottore” che ha lasciato la società bianconera senza più alcuna difesa contro un branco di lupi famelici.
Ma in realtà morattopoli è nata molto prima: è nata con la stagione 1994-95 quando Giraudo e Moggi sono approdati alla Juve, perché l’azione di rinnovamento della vecchia gestione bonipertiana da loro intrapresa stava creando una squadra all’avanguardia sullo stile del grande Milan berlusconiano e di altre grandi realtà europee, in grado di autogestirsi con i proventi dei propri business e di essere competitiva a livello mondiale senza aver bisogno di sperperare quattrini e truccare i bilanci.
E questo Massimo Moratti, divenuto proprietario dell’Inter nel 1995 e roso d’invidia per i successi dei suoi rivali bianconeri, non poteva proprio sopportarlo.

La trasformazione della Juventus da squadra vecchio stile a “team industriale” ha avuto origine nel 1993; in quell’anno, l’Avvocato avrebbe dovuto cedere la presidenza della Fiat al fratello Umberto per raggiunti limiti di età (come previsto dallo statuto del gruppo), ma l’opposizione alla suddetta nomina da parte di Enrico Cuccia (presidente di Medio Banca e principale finanziatore dei debiti della Fiat) ha fatto sì che tale passaggio di consegne non avvenisse e che Gianni Agnelli continuasse a svolgere la sua funzione presidenziale. Per cercare di confortare la cocente delusione di Umberto (che in passato aveva avuto vari dissapori con Cuccia).l’Avvocato gli ha proposto di prendere in mano la Juventus e di gestirla come meglio gli sarebbe piaciuto, per tentare di farne di nuovo una squadra vincente.
Era infatti dal post Platini che i bianconeri non vincevano lo scudetto e soldi la Fiat proprio non ne aveva per finanziare la Juve, per cui bisognava inventarsi qualcosa e Umberto ha accettato la sfida con entusias-mo anche perché si era prefisso l’obiettivo (condiviso dall’Avvocato) di staccare a poco a poco la squadra dall’influenza degli “affari di famiglia” e renderla una cosa a se stante.
E così Umberto ha congedato Boniperti e poi chiamato alla sua corte Antonio Giraudo (per dare un’impronta industriale alla gestione della economica squadra) e Luciano Moggi (per la sua capacità di valutare i giocatori da acquistare e la sua autorevolezza nel saperli gestire), e la Juve è tornata a volare…
Quando Umberto è morto, il suo progetto di rendere la nostra squadra una grande industria polivalente (calcio, turismo, attività immobiliari, merchandising, televisione…ecc) completamente autonoma dalle ingerenze dell’Ifil e in grado di primeggiare nel mondo era ormai in dirittura d’arrivo e Andrea - con il patrocinio di Giraudo e Moggi - ne avrebbe assunto le redini con ogni probabilità a partire dalla stagione 2006-2007, perché ormai la Triade era in possesso della maggioranza delle quote azionarie della società avendone rilevate dal flottante di borsa ed essendo in procinto di acquistarne altre mediante operazioni di management buy out finanziate dalla Lafico di Gheddafi.
La cosa non è certo stata gradita dal ramo Elkann degli Agnelli e dai loro alleati (Montezemolo, Franzo Grande Stevens, Gabetti…) i quali però non avevano i mezzi economici per contrastare lo scacco matto che stavano per subire, e così calciopoli per loro è giunta a proposito…
Calciopoli o quella che io chiamo moratt-elkannopoli, visto che la Juve è stata mandata in B non solo grazie alle iniziative della Federcalcio Serie A TIM ma anche e soprattutto grazie alla collaborazione di John Elkann, Montezemolo e company che - infischiandosene del dolore ingiustamente causato ai milioni di tifosi bianconeri – hanno preferito lasciarsi retrocedere (il ricorso al Tar sarebbe stato vincente) piuttosto che vedersi sfuggire la Juve dalle mani.
Ora Andrea occupa finalmente il posto che avrebbe dovuto esser suo sin dal giugno 2006, ma alle sue spalle non ha più purtroppo Giraudo e Moggi…
Oggi debutta in Irlanda nella sua prima gara ufficiale da Presidente e gli faccio i miei più sentiti auguri…
Caro Andrea, ti voglio bene come ne ho voluto a tuo padre e all’avvocato, ma sino a quando nella Juve ci saranno anche solo le ombre di John Elkann e del suo entourage io non sprecherò tempo ed energie a tifare per una società in cui non mi riconosco più, dato che ancora oggi se ne sta sottomessa ai dictat della federcalcio morattiana con uno “smile” sulle labbra.

Un caro saluto a tutti da BeppeBio
 
 
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Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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