Minuto 80. Shamrock Rovers Juventus. A Dublino. Il 28 luglio. L’unico appiglio di una stagione che ha segnato si spera definitivamente la fine di una segmento di storia felice e disperata degli Juventini. Di quelli che amano autodefinirsi veri. Citando il n 29. 2 a 0 per la Juve. Almeno questa. In questa estate troppo incerta per fare pronostici. Nella quale accade tutto e niente e l’unica cosa della quale siamo certi è che non siamo certi di nulla. A parte il fatto che, come ha osservato qualcuno spiritosamente, Amauri sembra finalmente essere tornato dalla crociera e aver digerito il periodo di incretinimento per l’euforia della vacanza (nel senso che la colonna delle reti da lui messe a segno negli ultimi mesi era proprio vacante e per uno che di mestiere dovrebbe fare l’attaccante la cosa costituiva un’aggiunta depressiva a tutto l’andazzo della stagione bianconera, vacante anch’essa, più o meno).
Dunque, effetto Dublino, la Juve vince la prima partita ufficiale della tornata 2010/2011 e se non altro appare cosa di buon auspicio. Una Juve che probabilmente non è la Juve che sarà, ma che timidamente offre un che di sensato. Rispetto a quello che mi era parso l’anno scorso. La chiamano “la mano di Del Neri”. Io di paroloni non ne voglio usare, troppe chiacchiere in questi anni, troppo fumo e niente arrosto e il fumo è buono solo per tossire. Però almeno c’era qualche schema. Un’intelaiatura. Anche se Diego mi sembra sempre un trequartista. E quelli sono semiprofessionisti, paragonabili a una compagine di C1 italiana. Al punto che il loro presidente si è concesso di regalare la partita ai suoi seimila abbonati. Roba da non crederci. C’è un posto nel mondo dove il premio è la Juve. E scartando il premio ci trovi pure la sorpresa. Perché a 10’ dalla fine qualcosa, qualcuno, come direbbe Tozzi… entra in campo Del Piero. Lo stadio ha un brivido. Una scossa lo percuote tutto. Gli irlandesi si alzano in piedi e cominciano a fioccare i flash. La visione che vale il prezzo del biglietto che si sono persino permessi di non pagare. L’attimo fuggente che giustifica la serata. Piccinini rischia di sicuro un coccolone quando ammette che Alessandro Del Piero è ancora il calciatore italiano più conosciuto nel mondo. E il più amato, io rincaro la dose.
E tutto questo a momenti il coccolone lo fa venire a me. Perché non siamo al Bernabeu. E quella di due anni fa desiderai fosse l’uscita vera di scena del nostro Capitano. Prima che cominciassero a sussurrare nell’ombra e per i blog e da ultimo sui giornali che Alex è un peso. Alex, con il quale abbiamo vinto la Champions e l’Intercontinentale. Alex dei record, che gli rimproverano come il guizzo vanitoso e il peccato mortale della sopraggiunta “vecchiaia agonistica”. Alex che non molla e che si è tatuato la maglia bianconera sulla pelle. Alex bellezza del tempo che fu. Alex che ci ha scritto una lettera quando la B era il baratro che ci avrebbe inghiottito. Alex che si è rimesso a segnare e a lottare, che ci ha fatto ancora sognare. Alex che ha covato un sogno divenuto troppo rabbioso. Alex che potrebbe diventare un problema. Alex che resterà per sempre nel mio cuore, perché senza di lui sarebbe stata ancora più dura. Ed è per questo che non è Fabio, il Pallone d’Oro, il calciatore italiano più famoso del mondo. E però non c’è più la stessa gioia in queste amare riflessioni. Perché con Alex scompare la nostra Juve. La Juve della Triade. La Juve uccisa dai processi sommari e dalle smanie di grandezza di un pugno di eredi troppo indegni. Perché la Juve non te la puoi ritrovare tra i piedi senza nemmeno volerla. E non è un asset. E nemmeno un mezzo per ottenere in cambio qualcosa. La Juve era il calcio italiano. E io lo sapevo che uccidendo la Juve avreste ucciso il calcio italiano. Perché vi abbiamo lasciato campioni del mondo e dopo quattro anni avete fatto la figuraccia più brutta che la nazionale azzurra ricordi. E vi sta pure bene. Sanguisughe invidiose e assassine.
E se Alessandro Del Piero rimane tutto quello che ha il calcio italiano, adesso sono affari vostri. E non vi ricorderò squadre di mercenari stranieri. Perché nemmeno Buffon c’è riuscito ad essere il successore. Né i Cassano, i Balotelli e i poco probabili Quagliarella. E forse solo Chiellini ce la potrà fare. Ma sono altri tempi. E lo sapete bene.
la juventina Forza Juve Giusy
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