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          L'ANGOLO DEL TIFOSO
Articolo di BeppeBio del 06/08/2010 20:20:07
I cicli dell'onestà nerazzurra
Giambattista Vico, filosofo e storiografo napoletano vissuto a cavallo tra il 600 e il 700, sosteneva che la storia dell’umanità fosse regolata da dei principi costanti che definivano il suo evolversi nel tempo mediante una sorta di ripetizione ciclica degli eventi e, almeno in un caso, bisogna ammettere che aveva proprio ragione.
Infatti, è dall’estate 2006 che dobbiamo sorbirci la ripetizione del ciclo Angelo Moratti rinverdito dall’onestà del figlio Massimo anche se, per trovare qualche spiegazione a questo vergogna, più che le opere del Vico bisognerebbe leggere quelle di Stephen King e perdersi nell’orrore che permea ogni parola del suo agghiacciante romanzo “A volte ritornano”…
Infatti, anche se lontani tra loro una cinquantina d’anni, i due cicli Moratti del nostro calcio, presentano caratteristiche e analogie talmente evidenti da risultare quasi indistinguibili, come ad esempio
1) gli elevati investimenti che Angelo e Massimo hanno sostenuto per acquistare grandi giocatori senza ottenere vittorie per vari anni, scatenando in loro frustrazione e invidia
2) l’utilizzo da parte di entrambi di “sponsorizzazioni più o meno occulte” per garantirsi la protezione dei vertici federali nazionali ed esteri, tessendo una fitta rete di compiacenze e partecipazioni
3) l’assoluta mancanza scrupoli che i due hanno avuto nel far ricorso all’illegalità, ergendosi addirittura al ruolo di paladini del calcio pulito
4) … e tanto altro ancora.
Per quanto riguarda l’INTER MASSIMOMORATTIANA non mi sembra il caso di soffermarmi più di tanto, visto che le nefandezze commesse dai dirigenti di questo team sono ormai arcinote a tutti, come del resto anche chi in federcalcio e in magistratura ha favorito e coperto le loro continue violazioni del Codice Sportivo, della Legislazione Italiana e addirittura della Costituzione del nostro Paese.
Probabilmente, un po’ meno conosciuti sono invece gli illeciti che hanno contraddistinto le imprese dall’ INTER ANGELOMORATTIANA, ed è appunto su quest’ultima che voglio soffermarmi oggi, visto che quelle vittorie rappresentano un chiaro esempio di cosa significa “qualis pater talis filius”, almeno per quanto riguarda il modo di gestire la presidenza delle cose nerazzurre.
Per quanto ho potuto apprendere dai documenti analizzati, Angelo Moratti era davvero una brava persona perché, nonostante la sua ricchezza, ha aiutato molta gente in difficoltà economica agendo spesso in segreto e molte volte senza chiedere nulla in cambio.
Tuttavia, aveva un grande difetto: era innamorato dell’Inter in modo viscerale, spinto da una passione così forte da potersi paragonare a quella che si prova per la donna dei propri sogni.
E infatti era stata proprio una donna a inculcargliela quando ancora l’Inter si chiamava Ambrosiana, dato che Erminia Cremonesi (che nel 1932 è diventata sua moglie), quando erano fidanzati, invece di farsi portare a ballare il walzer o la mazurka preferiva frequentare l’Arena e applaudire le gesta di Allemandi e Meazza.
E così a poco a poco, il giovane industriale milanese che stava iniziando a metter su i primi mattoni del suo impero petrolifero, ha finito con l’identificare la sua dolce Erminia con i colori nerazzurri e, come ben si sa, un maschio innamorato è disposto anche a far carte false per la propria donna.
Infatti, non appena divenuto una potenza dell’alta finanza, nel 1955 Angelo Moratti ha acquistato l’Inter da Carlo Masseroni e, dopo alcune stagioni di sconfitte (a dispetto dei molti soldi spesi per acquistare grandi giocatori), ha deciso che era arrivato il momento di far felice sua moglie e di vincere finalmente qualcosa, anche a costo di ricorrere a mezzi illeciti.
Pertanto, nel 1959 ha ingaggiato Italo Allodi, un modesto ex calciatore di serie C che, grazie alla sua capacità di intrallazzare nel torbido senza apparentemente insozzarsi il vestito, era divenuto una figura molto influente nel gotha del nostro calcio di allora, conquistandosi amicizie altolocate con il sistema del “favore di scambio”.
Per dare un’idea del suo potere nell’ambito dell’italico pallone degli anni sessanta, basterà citare una delle tante frasi celebri dell’Avvocato Agnelli, che ha saputo spesso sintetizzare perfettamente situazioni e personaggi in poche parole < Allodi è come Santa Rita, tutto può e tutto fa >.
E con Allodi i successi non han tardato ad arrivare per l’Inter (il primo dei tre scudetti angelomorattiani è del 1962-63), anche perché la squadra di Angelo Moratti ha goduto di una serie innumerevole di favori arbitrali (ad esempio, tre campionati senza subire un rigore contro) che hanno spinto il capo della Can di quel periodo, Giorgio Bertotto, ad ammettere in un’intervista del 16 aprile 1967 che i direttori di gara soffrivano da tempo di “sudditanza psicologica” nei confronti dei nerazzurri (e, ovviamente, questa frase gli è costato il siluramento a fine stagione per “lesa morattianità”). Ma i “giochi di prestigio arbitrali” di Allodi non si sono limitati al calcio italiano dato che, potendo contare sui proventi del petrolio, il buon Italo è riuscito a combinarne delle belle anche in seno all’Uefa che, nata nel 1954, non aveva ancora l’autorevolezza di quella odierna anche se però, proprio come quella odierna, apprezzava molto le donazioni generose a fondo perduto stile Unicredit-Profumo.
La fonte più prolifica d’informazioni relative alle nefandezze europee dell’Inter anni sessanta è il giornalista inglese Brian Lester Glanville che, in terra d’Albione, è unanimemente considerato il più grande scrittore di calcio che l’Inghilterra abbia mai avuto.
Nato nel 1931, ha svolto a lungo il ruolo di corrispondente del Sunday Times in Italia, dove ha collaborato soprattutto con il Corriere dello Sport, per cui ha vissuto in presa diretta sia le cose calcistiche del nostro Paese che quelle inglesi e delle coppe europee dal secondo dopoguerra a oggi, indagando spesso sugli aspetti illeciti dello sport pallonaro e denunciando senza mezzi termini gli autori di comportamenti illeciti.
Tra questi vi sono anche Angelo Moratti e Italo Allodi, che Glanville ha aspramente censurato sin dai tempi dei trionfi in coppa campioni dell’Inter anni sessanta, segnalando nei suoi articoli vari episodi di corruzione arbitrale nerazzurra ignorati e insabbiati grazie a ben remunerate compiacenze bernesi in sede Uefa (il Palazzi e l’Abete di oggi, tanto per intenderci).
Recentemente, tra il 2003 e il 2006, Brian Glanville ha riproposto sul Sunday Times i suddetti articoli rivisitati alla luce di più recenti e precise informazioni sui fatti di allora, e li ha raccolti nella cosiddetta “Storia gloriosa ma macchiata dell’Inter”, di cui riassumo alcuni punti salienti
* con i soldi di Angelo Moratti, Italo Allodi (oltralpe soprannominato “serpentine” per il suo modo subdolo e viscido di strisciare nell’ombra e, da lì, compiere i miracoli di Santa Rita) si è assicurato l’amicizia interessata di Deszo Solti, un equivoco faccendiere ungherese che muoveva i fili della sua federazione e dell’Uefa
* Brian Glanville definisce Allodi come il Luciano Moggi di Angelo Moratti, con la sola differenza che la Juve ha pagato le sue colpe mentre l’Inter anni 60 non solo è passata indenne tra le accuse ma, protetta dall’Uefa, ne è pure uscita alla grande quale vittima di congiure diffamatorie contro la lealtà e l’onestà dei sui dirigenti (non vi suona familiare tutto ciò?)
* grazie a Solti e alla sua influenza, non solo sono state insabbiate le denunce mosse contro il team di Allodi ma sono stati “comprati” i due arbitri delle partite di ritorno delle semifinali di coppa campioni vinte dall’Inter e, precisamente lo slavo Tesanic (Inter - Borussia Dortmund 2-0 del 29 aprile 1964) e lo spagnolo Ortiz De Mendebil (Inter - Liverpool 3-0 del 12 maggio 1965)
* inoltre, vi è stato il tentativo di comprare anche l’arbitro della terza semifinale consecutiva della “grande Inter” angelomorattiana ma l’ungherese Gyorgi Vadas, portato a Villa Moratti la vigilia della gara com’era già successo nei due casi precedenti, si è rifiutato di lasciarsi comprare (lo ha confessato lui stesso in seguito in un memoriale) e, guarda caso, Inter - Real del 20 aprile 1966 si è conclusa con l’eliminazione dei nerazzurri (e si è ovviamente conclusa anche la carriera internazionale di Vadas).
Non appena usciti sul Sunday Times i suddetti articoli di Glanville, Massimo Moratti e i giocatori anni sessanta dell’Inter hanno ovviamente reagito sdegnati e il presidente nerazzurro ha promesso querele a non finire, ma poi non l’ha fatto perché, consigliato dai suoi legali, avrebbe rischiato di perdere la causa.
Però, servendosi del solito povero Facchetti già utilizzato per collaborare con Nucini e Tavaroli, nel 2004 il presidente degli onesti ha denunciato Ferruccio Mazzola (fratello del ben più noto Sandro) che nel suo libro “Il terzo incomodo” aveva spiegato a tutti in cosa consisteva il famoso “movimento” che professava Helenio Herrera (uno dei grandi “acquisti” di serpentine-Allodi) e che caratterizzava la velocità del gioco dell’Inter.
Il mago, infatti, era solito somministrava anfetamine ai suoi giocatori e Ferruccio Mazzola, cha all’epoca dei fatti ha militato per due stagioni nell’Inter herreriana, lo ha potuto constatare di persona ed è per questo che ha vinto la causa in tribunale, dove il giudice Rosaria Ricciardi ha riconosciuto la legittimità delle sue accuse che, basandosi su testimonianze attendibili, < descrivevano l’oggettività degli avvenimenti scevre da espressioni malevole od offensive >. Inoltre, le tanti morti dovute a malattie devastanti comparse in giovane età in molti di quei calciatori nerazzurri (Giusti, Tagnin, Picchi, Bicicli, Miniussi, Longoni e da ultimo lo stesso Facchetti) sono purtroppo un’ulteriore conferma delle tesi sostenute del meno famoso dei fratelli Mazzola.
Come lo è anche, del resto, la misteriosa morte di Giuliano Taccola avvenuta nel 1969 quando il mago, lasciata l’Inter di Moratti, era andato a “insegnare il movimento” all’ombra del cupolone giallorosso.

Che altro aggiungere dopo tanta onesta infamia?
Che se qualis pater talis filius è stato rispettato per la dinastia del petrolio, anche noi abbiamo un “talis filius” che ha avuto un “qualis pater” e Umberto ne capiva davvero di calcio per cui…

Un caro saluto a tutti da BeppeBio
 
 
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