Sin da ragazzino sono sempre stato affascinato dalla vita che rende meraviglia il sommerso degli oceani, ed è per questo motivo che sono diventato un biologo marino. Gli ambienti che prediligo sono i reef corallini che ornano le acque dell’Indo-Pacifico perché questi mari sono in assoluto i più ricchi di specie di Madreporari e, così, per studio e per diletto, mi sono recato spesso in Asia e in Oceania per immergermi in quei fondali incantati. Durante uno di questi viaggi, mentre mi trovavo a Singapore la vigila di Natale del 2001 ho incontrato Jasmin, la donna indonesiana che il 26 aprile 2003 è poi divenuta mia moglie nella Kapel Kolese Kanisius di Jakarta. Frequentando i parenti e gli amici di Jasmin prima e dopo il matrimonio, ho potuto rendermi conto di una realtà pre-calciopoliana che mi ha lasciato di stucco: ovvero, la grande passione che nutrivano gli indonesiani (almeno quelli che vivevano nella capitale) per il calcio italiano, di cui ammiravano soprattutto Juventus e Milan. Infatti, ogni domenica alle 21 (da noi le 15, per effetto del fuso orario in anticipo di sei ore) i fratelli di mia moglie e i loro amici si riunivano di fronte alla tv per godersi le gesta di bianconeri e rossoneri, le cui partite venivano trasmesse in gratuita diretta da varie reti locali, senza bisogno di pagare l’abbonamento a Espn o a Rai International. E la stessa cosa avveniva per la champions league, anche se in questo caso era d’obbligo una levataccia, visto che le canoniche 20.45 dei match notturni in Europa corrispondevano alle 2.45 del giorno seguente in Indonesia. Comunque, a dispetto degli inconvenienti del fuso orario, tutte le volte che nel periodo pre-calciopoliano mi sono recato in Indonesia ho potuto sempre assistere a tutte le partite della Juventus in campionato e in champions league, ed i miei ricordi calcio-indonesiani più belli sono legati alla primavera del 2003, l’anno in cui mi sono sposato. Infatti, a Jakarta erano quasi le 5 del mattino del 24 aprile (l’antivigilia del mio matrimonio) quando io e i fratelli della mia futura moglie siamo esplosi di gioia al goal di Zalayeta che eliminava il Barcellona, mentre ho esultato in un hotel di Bali durante il viaggio di nozze sia per la conquista del 27° scudetto (Juve-Perugia 2-2 del 10 maggio) che per la vittoria per 3-1 sul Real Madrid nella semifinale torinese del 14 maggio. E poco importa se la champions l’ha poi vinta il Milan ai rigori: i miei parenti e amici indonesiani sono rimasti entusiasti di quella partita, perché era stata una finale europea giocata dalle due squadre italiane che la gente di quel Paese asiatico amava di più (nelle preferenze locali l’Inter veniva dopo Roma, Napoli e Parma). E così, da quel momento in poi è iniziata per me una fitta corrispondenza fatta di email, sms e telefonate con gli amanti del nostro calcio in Indonesia e, quando i fratelli di mia moglie sono venuti a trovarci in Italia, siamo andati insieme non solo al Delle Alpi a vedere un paio di partite ma anche a Vinovo, perché volevano a tutti i costi avere foto e autografi di Del Piero (il più amato anche in Indonesia), Buffon e compagni da esibire come un trofeo al loro ritorno a casa. Insomma, un entusiasmo da veri e propri ultras della curva Scirea che, a poco a poco, si è poi trasferito anche ai colori azzurri; infatti, dopo il rigore decisivo di Grosso nella finale mondiale del 2006, mentre nelle strade delle nostre città la notte del 9 luglio s’illuminava di gente festante, anche a Jakarta le prime luci dell’alba del 10 luglio hanno visto molte persone esultare indossando le maglie della nostra nazionale e quelle dei club italiani più importanti. E poi… E poi in questo crescendo d’amore e passione è scoppiata calciopoli, ovvero quella che io chiamo moratt-elkannopoli, vista l’indubbia connivenza tra gli intenti del presidente degli onesti e quelli dei “giovanniani” capeggiati da John Elkann, Montezemolo, Gabetti e Grande Stevens. E’ stato molto difficile spiegare a parenti e amici in Indonesia perché al termine di un processo farsa la proprietà della Juventus abbia accettato di farsi retrocedere con uno “smile” sulle labbra, legittimando col < dateci la B > dell’avvocato Zaccone l’accusa d’illecito strutturato appositamente inventata da Rossi e Palazzi per condannare Moggi e Giraudo. E’ stato molto difficile perché anche per loro (compresi quelli che tifano Milan o Inter) quell’accusa non poteva reggere in quanto, da che mondo è mondo, non si era mai verificato che i comuni mortali (un ex-capostazione e due designatori in pre-pensionamento) fossero in grado di organizzare un “sistena cupolistico” capace di soggiogare i ricchi e i potenti (l’associazione Saras-Pirelli-Telecom-Unicredit e il sodalizio Berlusconi), e che quest’ultimi si vedessro addirittura costretti ad allearsi con la “giustizia ordinaria” per veder tutelato il proprio “diritto divino” all’illecito. Insomma, a Cappuccetto Rosso che insegue il lupo cattivo per farlo arrosto e che la belva vada a cercar scampo tra le braccia della Nonna possono credere solo gli interisti che ingollano ogni parola del giornale sponsorizzato da Moratti, non certo le persone serie che vogliono sapere la verità che emerge dalla completezza dei fatti, e non quella scaturita da una voluta dimenticanza di quasi 200.000 telefonate calciopoliane o da beatificazioni che non hanno alcun titolo per essere elevate agli altari dell’onestà. Comunque, piaccia o non piaccia, dopo una stagione senza la Juventus e un paio di successive stagioni con la Juventus di Cobolli Gigli e Blanc, le televisioni indonesiane hanno smesso di trasmettere le partite del calcio italiano (che sopravvive solo in poche apparizioni di champions league), che è stato soppiantato nelle preferenze degli appassionati locali non solo dai campionati inglese e spagnolo, ma persino da quello della Corea del Sud. Il fatto è che, dopo calciopoli, per gli indonesiani la serie A TIM di Moratti & Tronchetti-Provera è diventata monotona, prevedibile e poco spettacolare, visto che la nostra squadra non è mai più stata veramente competitiva dopo esser risalita dalla B e Silvio Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio, non può certo permettersi gli onesti falsi in bilancio dei cugini per rinforzare il Milan, per cui i tifosi d’Indonesia proprio non si divertono più con gli scudetti vinti a tavolino dalle terze classificate o da squadre i cui allenatori, dopo aver ricevuto favoritismi su favoritismi, si ammanettano da soli al muro del pianto in quelle rarissime occasioni in cui un arbitro si scorda le “direttive federali” e applica il regolamento.
Del resto, come si può dar torto a questa gente se, ai nostri, preferisce altri templi del pallone? Neppure io riesco più a seguire la serie A TIM del dopo moratt-elkannopoli, soprattutto perché vedere
1) la Figc che, in nome del “nuovo calcio pulito”, si prende due anni di tempo (Abete dixit) per analizzare le telefonate “ritrovate a Napoli”, dopo aver sanzionato nel 2006 la retrocessione della Juventus in 15 giorni, utilizzando intercettazioni molto meno gravi di quelle nerazzurre 2) un magistrato che, tra un caffè con Moratti e un’intervista a Sky, viola costantemente l’articolo 358 del Codice di Procedura Penale (il Pubblico Ministero svolge altresì accertamenti anche su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini) definendo “pura disinformazione a danno delle povere vittime interiste” la diffusione mas mediatica degli illeciti telefonici commessi da Facchetti, nel pietoso tentativo di difendere a tutti i costi la favola degli asini che volano
mi fa venire da vomitare, dovendo amaramente constatare che il potere di commettere queste vergogne ai danni della nostra squadra è stato conferito loro da chi, bianconero negli “smile” ma solo nero nel cuore, ha usato la Juventus come “merce di scambio” per i propri interessi.
E che dire, poi, del processo partenopeo stranamente sospeso per quattro mesi (malattia del giudice Casoria???) quando ormai, alla vigilia delle deposizioni alla sbarra di Moratti e Tronchetti Provera, era quasi in dirittura d’arrivo con la probabilissima assoluzione di Moggi, visto che la maggior parte dei testi presentati dall’accusa aveva finito col dimostrare l’innocenza del nostro grande DS prim’ancora della testimonianza di quelli convocati dalla difesa? Ecco, se c’è una cosa cui mi piacerebbe proprio assistere è la ripresa di questo processo in un tribunale d’Indonesia, e non certo perché in questo Paese la giustizia sia migliore della nostra. Infatti, in Indonesia le magagne commesse dai potenti difficilmente arrivano in giudicato perché vengono “accomodate” in segreto prima che siano di dominio pubblico, ma se ciò non si riesce a evitare la situazione cambia radicalmente, e in questo caso la legge islamica non va tanto per il sottile neppure con le autorità. Che bello sarebbe allora vedere Tronchetti Provera sostenere di fronte a un tribunale indonesiano che Tavaroli ha agito a sua insaputa, quando si è passati per la spesa della security Telecom dai 10 milioni di euro con Colaninno & Gnutti ai 120 milioni di euro durante la sua gestione, con i bilanci approvati e firmati da lui, Ghelfi, Buora e dal presidente del CDA dell’azienda rispondente a Massimo Moratti. E che bello, poi, sarebbe vedere quest’ultimo sostenere di fronte a un tribunale indonesiano che i bilanci dell’Inter sono regolari (in Indonesia i bilanci si taroccano solo previa autorizzazione governativa perché, se scoperti a cose fatte, non ci sono né Guido Rossi né le compiacenze di Covisoc e Coavisoc per patterggiare e vendere marchi) o che la collaborazione Facchetti/Nucini non ha rilevanza come non ne hanno le telefonate nerazzurre ignorate da Figc e Magistratura, quando collaborare in segreto con un arbitro in attività e chiedere di alterare i sorteggi (intercettazione Facchetti-Mazzei del 25-11-2004) sono illegalità negabili solo con la connivenza degli organi giudicanti. Che bello, perché le punizioni inflitte dalla legge islamica per spergiuro non sono certo come i tre mesi di squalifica per l’illecito Moratti-Preziosi o come il “non luogo a procedere alla memoria” per il reato di telefonia occulta. Purtroppo, invece, il processo di Napoli riprenderà ovviamente nelle aule partenopee dove, essendo in Italia, anche l’imprescrivibile può essere prescritto e così… E così, se di prescrizione morir si deve, me ne sono scelta una che mi aggrada: poiché manca poco all’inizio del prossimo campionato e non mi va di sentire le solite fanfaronate nerazzurre neppure per caso, mi son prescritto un altro bel viaggio in Indonesia, dove l’unico modo di vedere le faccie degli onesti è quello di sottoscrivere un abbonamento all’Inter Club Rai International e, come ben potete immaginare, non ho proprio alcuna intenzione di farlo
Un caro saluto a tutti da BeppeBio
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