L’udienza del 9 novembre ha visto impegnate le difesa di
Cassarà e Pieri. Nel febbraio 2005 la Fazi disse al telefono a Bergamo che Moggi si sarebbe lamentato dell’arbitro, smentendo che avrebbe fatto parte del sodalizio, anche perché nel periodo in esame aveva arbitrato partite di seconda e terza fascia. Il possesso di una scheda ripropone la questione sui contenuti dei colloqui, sconosciuti.
Ma è la difesa di Pieri che sembra dare una svolta al processo. Secondo la sentenza De Gregorio, la sola presenza di un arbitro appartenente all’associazione in una partita è motivo valido per valutare che il pericolo di frode esiste, ma la stessa sentenza deve sottostare alla dimostrazione dei fatti attraverso l’analisi concreta delle ammonizioni mirate, dei sorteggi truccati e della formazione delle griglie. In base ad alcune intercettazioni si ritiene che Pieri dovesse agire in Parma Milan in previsione di Milan Juve, ma l’arbitro non effettua nessuna ammonizione preventiva ai danni di nessun giocatore rossonero. Gli è attribuita una scheda che entra in contatto per 98 volte con Moggi e che consente tre ipotesi: 1) Pieri non aveva schede; 2) Moggi non ordina nessuna ammonizione preventiva; 3) Pieri non recepisce l’ordine ripetutamente impartito. Siamo di fronte per l’ennesima volta a una sorta di teatro dell’assurdo, poiché la sentenza di Napoli ha escluso sia che i sorteggi potessero essere pilotati, come aveva fatto il 29 settembre 2007 una sentenza della Corte di Appello del Tribunale di Roma che aveva condannato il giornalista Teotino al pagamento di una multa di mille euro a seguito di una querela dei designatori Bergamo e Pairetto, sia la validità della teoria delle ammonizioni mirate, giudicata improponibile anche da Meani.
Sul piatto della bilancia della giustizia tre contestazioni di frode sportiva. Juve Chievo 3-0 evidenzia le solite
contraddizioni riguardo ai metodi di attribuzione della scheda, tanto che nelle informative si riferisce di un semplice “elemento indiziario”. La sproporzione tra il potenziale offensivo della Juventus e del Chievo giustifica da sola il risultato.
Palermo Reggina si avvale della perizia di un arbitro, che certifica che fino al 41’ del secondo tempo è una partita arbitrata bene, ma
è ignorata dal GUP. Nella sentenza si osserva che
la scheda attribuita a Pieri non era più in uso quando fu disputato il match e che l’arbitro avrebbe dovuto favorire la Reggina, mentre invece il Palermo pareggiò al 94’.
Saranno alcune nuove intercettazioni a fare luce sui fatti oggetto d’esame. Per distinguerle da quelle già note, daremo loro il provocatorio appellativo di “vergini”, pur essendo state ascoltate e selezionate dagli inquirenti.
Bologna Juventus si avvale delle testimonianze di Pagliuca, non del tutto esente da colpe su una punizione, che espresse giudizi sulla base di sensazioni e non di fatti e di Mazzone, che addirittura parlò di giornata storta dell’arbitro.
Dopo Bologna Juve Pieri subì un’ingiustizia:
fu fermato per 2 settimane, non tornò ad arbitrare incontri di prima fascia e non divenne internazionale. Un giudizio positivo sull’arbitro sopraggiunge inaspettato dall’ascolto della prima delle intercettazioni “vergini” proposte in aula.
Bondini, giornalista della “Gazzetta dello Sport”, tesse gli elogi insieme con Bergomi di Pieri. E pensare che il giornale rosa mandava Galdi a collaborare con i “Magnifici 12” alle indagini di calciopoli.
In un’altra nuova intercettazione relativa a Parma Milan, i due designatori si preoccupano che tutti i goal siano puliti e tutto sia a posto al fine di non suscitare polemiche, quando invece dovrebbero biasimare Pieri che da sodale della cupola non è riuscito ad affibbiare nemmeno un’ammonizione preventiva ai milanisti. Del 4 dicembre 2004 è anche un’altra intercettazione vergine: Bergamo si complimenta con Pieri e lo mette al corrente dei buoni giudizi di Bondini.
In occasione dell’intercettazione vergine del 12 dicembre 2004 che precede Bologna Juve, il presidente Stanziola chiede se fosse prassi che i designatori chiamassero gli arbitri prima della partita. Ovviamente sì. Pairetto si raccomanda che vada tutto bene, ma una punizione fischiata da Pieri sarà causa di una rete e della vittoria bianconera. Alle h 22:29 del 12 dicembre 2004 troviamo i designatori al telefono veramente
contrariati, speranzosi che la Juve non vada in goal e rassegnati alla valanga di polemiche in arrivo.
Arrivano a domandarsi se per caso non se le vadano a cercare prendendo decisioni che favoriscono la Juve. Altro che amici di Moggi, l’avvocato della difesa non esita ad affermare che la procura di Torino aveva fatto bene ad archiviare tutto e che la svolta data alle indagini è stata rappresentata dalla comparsa delle schede svizzere, che ripropongono quello che è ormai l’ultimo appiglio dell’accusa. Se sia possibile condannare gli imputati
sulla base di conversazioni mai ascoltate perché volontariamente non intercettate e dell’attribuzione controversa di schede telefoniche. La comparsa di nuove intercettazioni incuriosisce il Presidente Stanziola,
che chiede se non fossero note durante il primo grado, sentendosi rispondere che la telefonata ascoltata tra i due designatori era stata scoperta proprio il giorno della sentenza del primo grado.
Calciopoli è una storia infinita. Nella quale, come ha sottolineato con noncuranza il colonnello Auricchio deponendo a Napoli, qualcosa sarà sfuggito. Qualcosa di qua, qualcosa di là, quel tanto che basta perché qualcuno sfugga alla legge e qualcun altro paghi il conto di una farsa escogitata per eliminare la concorrenza.
Il 13 dicembre 2004 Bergamo contesta in un’altra intercettazione vergine a Pieri l’arbitraggio di Bologna Juventus, perché non è stato furbo, non ha concesso al Bologna due rigori richiesti che non c’erano, ma ha dato alla Juve la punizione dalla quale è scaturito il gol della vittoria.
Strano che le partite debbano essere arbitrate non sulla base degli episodi sul campo, ma delle polemiche che ne possono derivare . Eppure chi ha un minimo di conoscenza dei fatti di calciopoli, sa bene che il sentimento popolare anti-juventino ha prodotto questo mostro, già definito in sede di giustizia sportiva “aborto giuridico” dal giudice De Biase. Come non si stupisce più che il mostro sia sempre in agguato e che qualcuno più volte prescritto che non veda l’ora di approfittarne ancora. Come sembra confermare l’avvocato di Pieri dicendo che anche oggi se si sbaglia a favore della Juve si getta benzina sul fuoco.
Un’ora prima di essere intercettato con Bergamo, Pieri era stato colto al telefono anche con Pairetto e insieme avevano soppesano gli episodi di Bologna Juve. Il designatore afferma di essere sempre dalla parte dell’arbitro.
Pieri si dice dispiaciuto che il Bologna abbia perso e che per i designatori si prospettino critiche, ma conclude di essere tranquillo, avendo fischiato ciò che ha realmente visto in campo. La telefonata è attribuita al gestore Tele 2, come fa notare il difensore, nonostante agli interlocutori siano attribuite le schede straniere d’ordinanza.
Nell’intercettazione Bergamo-Pairetto del 6 febbraio 2005, Bergamo non è troppo lusinghiero con Pieri e Bergonzi, a soli due mesi dalle lodi tessute con Bondini.
L’udienza si chiude con la richiesta di assoluzione da parte della difesa di Pieri, che definisce preoccupante la sentenza De Gregorio, a suo tempo definita esemplare. De Gregorio può appellarsi al fatto di non aver conosciuto le intercettazioni ascoltate nel nuovo contesto del secondo grado di giudizio, ma è necessario che chi deve giudicare oggi si avvalga della facoltà negata agli arbitri di poter tornare indietro al momento del fischio e rimediare agli errori fatti, come avrebbe voluto fare Pieri al telefono con Pairetto.
L’udienza del 9 novembre 2012 del breve ci ha consegnato una verità (non solo) processuale:
i designatori non avevano a cuore le sorti della Juventus, esattamente come l’allora Presidente Carraro, che si raccomandava, intercettato, di non favorire la società bianconera. Di conseguenza non obbedivano alle logiche del presunto amico Moggi. Una prova che dovrebbe risolvere la questione dell’associazione a delinquere dissolvendola come neve al sole. La prossima udienza potrebbe slittare dal 22 al 29 novembre, a causa di un’astensione degli avvocati. Per il 5 dicembre è prevista la sentenza.
Che sia la volta buona?
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