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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 21/11/2012 14:11:33
La Juve vince così

 

Contro il Chelsea Campione d’Europa di Di Matteo la Juventus ha giocato una partita storica e ha dato una lezione non solo di calcio, ma anche di stile. Il suo proverbiale stile.
La storia juventina delle partecipazioni alla massima competizione Europea a squadre è stata spesso segnata da uno strano destino, che ha fissato nel cuore di alcune partite il vertice massimo dell’espressione di gioco e carattere della squadra bianconera, senza che si trattasse di una finale.

Tecnicamente sono sette le finali di Coppa dei Campioni giocate dalla Juventus, due vinte, su una delle quali grava il sangue delle vittime innocenti dell’Heysel. A noi Juventini niente hanno fatto mancare nel corso dei nostri 115 anni di storia. Vittorie, sconfitte, gioie e dolori. Un tempo nel quale la Juventus è stata eletta dagli dei del calcio squadra campione, destinata ad assidersi nell’Olimpo delle grandi su uno scranno continuamente messo in discussione e tenacemente riconquistato sul campo. Un modo di dire abusato. Intimamente connesso al tessuto del quale vive lo spirito bianconero al punto da essere cucito a chiare lettere nelle nostre maglie, la nostra seconda pelle.
Juventus Chelsea ci appartiene. Come Juventus Real Madrid del 14 maggio 2003. Non per cantare vittoria, perché nemmeno della qualificazione al prossimo turno di CL siamo ancora certi, ma perché riscrive reinterpretandolo con attori diversi eppure sempre uguali lo stesso soggetto: la Juve vince così.

Una lezione di stile. Nemmeno la prima. Nel 1982 la Juventus vince il suo ventesimo scudetto e riceve la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Aspre le polemiche in coda al campionato. Juventus e Fiorentina sono appaiate a pari punti. I primi vanno a giocarsela a Catanzaro, i secondi a Cagliari. L’arbitro Mattei annulla un gol di Graziani e la Fiorentina grida allo scandalo. Pieri fischia un rigore per i bianconeri a un quarto d’ora dalla fine. Brady va sul dischetto e segna il gol-scudetto. Il suo regalo d’addio alla Juve, poiché in settimana ha ricevuto dai dirigenti bianconeri la notizia che al suo posto arriveranno Boniek e Platini. Zeffirelli non ci sta e dichiara: "Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano". Inaugurando una stagione di veleni viola anti-juventini mai sopita, che puntualmente tocca e ritocca il culmine negli striscioni e nei cori che a partire dalla domenica successiva alla strage dell’Heysel i tifosi viola non si sono mai fatti mancare in curva Fiesole e ovunque seguano la loro squadra.
Il 1982 non è solo l’anno della Seconda Stella. E’ l’anno dei mondiali di Spagna. Alcuni signori che tocca chiamare onorevoli sciorinano un paio di interrogazioni parlamentari perché Enzo Bearzot non ha allestito la rosa della nazionale inserendovi Pruzzo. A Roma non lo possono accettare. A Milano si scatenano per Beccalossi. Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Causio vincono i mondiali insieme con Graziani e Antognoni, Conti, Collovati, Bergomi e Oriali, che allora passava alla storia come un mediano e non come un falsificatore reo confesso di passaporti. Lezione di stile. E anche di sport.

Nel 2006 scoppia calciopoli. La Gazzetta dello Sport fa le veci di Zeffirelli e Moggi eredita il ruolo di padrino nelle fiction televisive che sostituiscono l’esercizio di un’informazione corretta. Si fa disinvoltamente il copia-incolla delle intercettazioni che qualcuno ha selezionato ad hoc, ma anche il cuci e scuci. Si emettono le sentenze sui giornali. La Juventus viene cacciata dalla serie A e spogliata di due scudetti, naturalmente vinti sul campo. L’Italia di Lippi vince i mondiali. Sembra la Juve, ma c’è molto altro made in Triade e comunque in bianconero nella finale che vede di fronte la nazionale azzurra e quella francese. Un’altra lezione di stile.

Nella stagione 2011/2012 la Juventus inaugura il suo stadio di proprietà e torna a vincere lo scudetto. Il 20 novembre 2012 batte i Campioni d’Europa del Chelsea e si riprende il suo posto tra le grandi d’Europa, con le folate e la caparbietà tenace di Lichtsteiner e di Asamoah, la regia di Pirlo, l’esuberanza di Quagliarella e Vidal, la saracinesca di Buffon, a guardia della quale stanno Chiellini e Barzagli, il talento, il carattere e la classe di tutti.
Da un paio di settimane il diffuso sentimento popolare anti-juventino è tornato a gemere e a lacrimare attraverso le parole di uno al quale per diventare un vincente non è bastato spiare e falsificare passaporti, scudetti, bilanci e campionati. E quelle dei suoi protettori della stampa e delle istituzioni sportive.
Si cercava il mafioso di turno. Tragicomicamente si stava iniziando a identificarlo con Conte, forse più su, direttamente con Andrea Agnelli. Morti l’Avvocato e il Dottore non si danno più limiti. E ogni giorno alzano il tiro. Non hanno capito che noi siamo qui, anche se non vogliamo nominarli ora, perché sporcherebbero la pagina nuova di storia del calcio che la Juventus ha iniziato a scrivere.
Il cuore batte forte. E’ da un poco di tempo che torna alla mente la Juve di Lippi. E non si contano i corsi e i ricorsi. Era stato il Chelsea a chiuderci la porta della CL l’ultima volta, il 10 marzo 2009, agli ottavi di finale, con un pareggio a Torino di ritorno da una sconfitta in terra britannica. Appena dopo il canto del cigno della Juve della Triade: l’ovazione del Bernabéu a Del Piero per la doppietta che aveva steso il Real Madrid, un’altra grande alla fine di un ciclo, il 5 novembre 2008.
Da una decina di anni non si vedeva una Juventus così. Forte. Bella. E Antonio sta per tornare.

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