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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di G. FIORITO del 23/11/2012 07:38:31
Il modello 45. Milano chiama Napoli

 

Proseguono le indagini dell’avvocato Gallinelli sui misteri di calciopoli. Anche questa volta le novità giungono da Tuttosport, attraverso un’intervista concessa dal legale di De Santis a Guido Vaciago.
Il territorio di caccia dell’avvocato Gallinelli è il processo Telecom di Milano. Frugando tra gli atti avrebbe ritrovato un documento con il quale la pm Ilda Boccassini avrebbe fatto richiesta di alcuni file di logs.
Il documento è stato reso pubblico e consultabile in rete da Tuttosport e si tratterebbe di un fax della Polizia Postale della Lombardia alla Telecom, esattamente all’ufficio per l’acquisizione del traffico telefonico. Il fax è all’indirizzo di Fabio Ghioni, capo del Tiger Team di Telecom. Sarebbe stato inoltrato perché la dottoressa Boccassini avrebbe avuto intenzione di trovare conferme o smentite alla famosa denuncia intorno alla quale l’ex arbitro Danilo Nucini fu restio a fornire spiegazioni nell’udienza del 15 marzo 2011 di Napoli del processo di calciopoli.

Nucini era il confidente di Facchetti, la persona che si sarebbe data da fare, secondo la testimonianza resa al processo Telecom di Milano da Tavaroli, affinché potesse essere svolta l’attività di intelligence illegale ai danni di numerosi esponenti del mondo del calcio ordinata da Moratti. Cosa sia un file di log lo spiega a Vaciago lo stesso Gallinelli: “Un tabulato telefonico con le chiamate effettuate e ricevute, i numeri telefonici, i nominativi delle utenze, la durata delle chiamate, gli eventuali sms e anche gli spostamenti fisici della scheda, tracciando le celle a cui si aggancia la scheda: è una radiografia molto più approfondita di un semplice tabulato” . L’avvocato si spinge oltre. Forse sta ancora cercando, poiché a suo avviso il documento in questione potrebbe avere lo stesso numero di procedimento del fascicolo 45. Da due anni almeno ci sbatte la testa e ha già fatto due richieste perché venisse annesso agli atti del processo di Napoli e più di recente potesse prenderne visione, senza ottenere risposta.
Il fascicolo 45 è importante, perché il coinvolgimento dell’Inter di Moratti in calciopoli risale a prima dello scoppio dello scandalo, quando sulla stampa si diffuse il Dossier Ladroni, nei primi mesi del 2003, sei mesi prima dell’incontro narrato u da Nucini presso l’hotel Concord di Torino nel quale Moggi gli avrebbe consegnato una scheda che non era una sim, non era imballata e probabilmente non era nemmeno, poiché finì da lui stesso distrutta. In seguito i giornali continuarono a parlarne, anche in piena calciopoli, ad opera di testate e giornalisti autorevoli e per mezzo di interviste rilasciate con mezze ammissioni da Moratti, che tuttavia si vide archiviare l’inchiesta aperta dalla FIGC.

Tuttavia: 1) La richiesta inoltrata a Ghioni dalla Boccassini sarebbe avvenuta nel novembre 2004, dopo che Nucini l’aveva incontrata “per parlare di calcio”, come disse a Napoli rendendosi ridicolo di fronte a Teresa Casoria; 2)come afferma Gallinelli , “sarebbe interessante capire perché da Milano stava partendo un’inchiesta sul calcio nel novembre 2004, ma soprattutto da quali spunti partiva quella inchiesta” ; 3) Ilda Boccassini non ritenne di dover far partire un’inchiesta, che forse si mise in moto per altre vie.
Tecnicamente un Modello 45 è una procedura di auto-archiviazione relativa a un fascicolo che viene chiuso perché non vengono riscontrate fondate notizie di reato, la consultazione del quale è a discrezione del pm.

L’altro nuovo importante tassello che Gallinelli rivela a Vaciago viene dagli atti di Napoli, dallo studio dei quali l’avvocato ha fatto riemergere “un decreto con il quale viene disposta, previa autorizzazione del Gip di Napoli, datata 29 ottobre 2004, l’esecuzione da parte dei Carabinieri della seconda sezione di Roma, comandati dal maggiore Auricchio, delle intercettazioni dei telefoni di Luciano Moggi, Massimo De Santis, Giuseppe De Mita, Francesco Ghirelli, Paolo Bergamo, Pierluigi Pairetto, Gennaro Mattei, Piero Sciascia Tullio Lanese. Ebbene quel decreto fondamentale per l’inizio dell’indagine viene firmato in data 2 novembre 2004, non da Beatrice e Narducci come ci si aspetterebbe considerata la loro titolarità sull’indagine, e nemmeno da Lepore che era il loro superiore, bensì da Carmine Esposito, all’epoca sostituto procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli”. L’indagine parte. Non da Milano, ma da Napoli.

Rimane da prendere in considerazione la terza notizia esposta da Gallinelli, che non è una novità in senso stretto, quanto piuttosto la riprova di quanto si era appreso in giugno. Ci sarebbe un decreto di ispezione che confermerebbe che il materiale informatico sequestrato dai Carabinieri di Milano venisse ispezionato dalla Polizia Postale della Lombardia e non fosse consuetudine inviarlo a questo scopo a Roma, come accadde che per un decreto del pm Napoleone, impegnato nel processo Telecom di Milano, al computer di Tavaroli, che era arrivato in via In Selci nel maggio 2005 presso la caserma dei “Magnifici 12”. Sarebbe questo, come sottolineato più volte dal teorema dell’avvocato Gallinelli, l’anello mancante della catena che riconduce attraverso Napoli e Roma la genesi di calciopoli a Milano e allo spionaggio illegale della Telecom. Sarebbe un fatto grave aver dato un’origine e un’ispirazione illegale a uno scandalo, a delle inchieste e a dei procedimenti della giustizia sportiva e ordinaria che hanno già espresso sentenze e condanne. Purtroppo le incongruenze non si fermano qui. Carmine Esposito si trova ora nella veste di procuratore generale e rappresenta l’accusa nel processo di appello di Antonio Giraudo, “quasi ci sia una circolarità dell’accusa nel processo di Calciopoli”, afferma Gallinelli.

L’inizio e la fine sembrano coincidere. Nonostante la divisione in due rami dei processi di calciopoli tra il procedimento dell’aula 216 e quello cosiddetto breve abbiano separato Moggi e Giraudo, nella persona di Carmine Esposito si sintetizza e riunifica un’accusa che potrebbe essere stata ricavata fuori dall’alveo della legge, a seguito di pressioni che non osiamo immaginare.
Le dichiarazioni di Caterina Plateo, di Tavaroli, di Cipriani, hanno strettamente connesso calciopoli allo scandalo Telecom, di cui il primo è solo un rivolo, dal quale potrebbe essere risucchiato, proprio per la risonanza che si è voluta in tutti i modi negare al secondo. Le implicazioni gravissime dello scandalo Telecom sono facilmente deducibili se ci si sofferma sui nomi delle persone coinvolte, delle vicende collaterali, dei “clienti” della sicurezza Telecom, tra i quali erano il Viminale e alcuni ministeri di primaria importanza nella gestione della vita politica del paese. Allo scandalo Telecom è legato il nome di Marco Mancini e della “spia bipartisan” Niccolò Pollari, rispettivamente n. 2 en. 1 del SISMI e non è estraneo l’episodio del rapimento dell’imam Abu Omar.
Sul processo Telecom il 22 dicembre 2009 è stato apposto il segreto di Stato dal governo Berlusconi IV e sancita la non procedibilità nei confronti di Pollari, che proprio in data 22 novembre 2012 risulta indagato per reato di corruzione in quanto coinvolto nei rapporti ancora da chiarire tra ufficiali della GDF e un immobiliarista napoletano. Al 7° piano del tribunale di Milano, presso la stanza n° 38 giacciono 83 faldoni relativi alle 4287 persone e alle 132 società illegalmente spiate attraverso la stesura di 10.000 dossier raccolti senza rispettare le regole della legalità, che dovranno essere distrutti e ai quali hanno accesso ristretto solo le parti lese, ma solo per la consultazione, poiché non è possibile estrarne delle copie.
Frattanto. La Corte d'Appello di Milano ha emesso in data 6 novembre la sentenza che ha ribaltato la tesi del gup Mariolina Panasiti, riconoscendo che il dossieraggio non fosse nell'interesse dell'azienda Telecom, rappresentata all'epoca dal presidente Marco Tronchetti Provera e dall'ad Carlo Buora, ma di esclusivo interesse privato. Per i giudici di secondo grado esiste l'appropriazione indebita a carico dell'investigatore e dunque anche il riciclaggio a carico del commercialista Gualtieri, condannato a 4 anni. Massimo Moratti, nel procedimento con il quale l’ex arbitro De Santis chiede un risarcimento per essere stato spiato, ha cercato a sua volta di scaricare le responsabilità su Giacinto Facchetti, che all’epoca dei fatti sembra nemmeno avesse le necessarie deleghe per condurre certe operazioni.

Il 22 novembre è slittata per uno sciopero degli avvocati l’udienza stabilita del processo breve di Giraudo, nel quale Gennaro Esposito potrebbe avere una marcia in più rappresentata dalla conoscenza dei contenuti del fascicolo 45, che potrebbero avere a che fare con i dati del computer di Tavaroli, che secondo le dichiarazioni di Cipriani conteneva il Dossier Ladroni. Per la natura del modello 45, come abbiamo visto, i suoi contenuti rimangono sconosciuti alle difese. Inoltre potrebbero essere stati alterati, a causa delle falle del Sistema Radar, che consentiva non solo di avere accesso a dati riservati e di produrne copia senza lasciare traccia, ma anche di falsificarli, secondo quanto lo stesso Gallinelli ricorda che Ghioni dichiarò di fronte al gup Panasiti: “attraverso il sistema Radar si potevano alterare i tabulati, creando un contatto tra due utenze telefoniche mai avvenuto” .

L'apposizione del segreto di stato sul caso Telecom-Sismi ha sollevato numerose critiche ed è stato sottomesso alla necessità di ossequio a “interessi supremi”. Secondo Giuseppe D'Avanzo, a vista d'occhio, non c'è alcuna connessione tra questi "interessi supremi" e il lavoro sporco del Sismi di Niccolò Pollari. Allo stesso modo ci domandiamo quale sia la connessione tra questi interessi supremi e il lavoro sporco di Massimo Moratti e di molti altri dirigenti della Società Internazionale, che dal 1994 si prodigano nel falsificare bilanci, passaporti, scudetti e campionati e non esitano a spiare illegalmente gli avversari e i concorrenti. Senza che né la FIGC, né il CONI, né i governi che si sono succeduti alla guida del paese facciano qualcosa per evitare di scansarsi con archiviazioni di inchieste, prescrizioni e incompetenza. Non vorremmo scoprire che in Italia molta più gente di quanto si creda sia ancora sotto scacco.

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