Anche chi non segue il calcio è venuto certamente a conoscenza dell’orrendo striscione apparso allo Juventus Stadium sabato sera: ci manca che se ne parli ad X Factor, e potremo finalmente affermare di averne sentito discutere ovunque.
La nostra Associazione, essendo contraria a qualsiasi gesto oltraggioso nei confronti delle vittime di ogni squadra, ha censurato quell’atto immediatamente, esprimendo il proprio fermo dissenso in maniera chiara sul proprio sito.
Condividiamo anche lo sdegno di tutti i mass-media, che hanno evidenziato l’inaccettabile volgarità di quello striscione. Detto questo, ci chiediamo però un paio di cose.
Senza dovere andare troppo indietro nel tempo a cercare chissà quali precedenti (ce ne sarebbero a migliaia), sarebbe interessante che qualche redazione ci spiegasse il motivo per cui si dà
grande enfasi ad uno striscione, che, per quanto becero, può esclusivamente provocare nausea o sgomento, mentre
si relega in un trafiletto il tentato omicidio di un tifoso juventino, avvenuto poche ore prima della partita. La violenza fisica patita da una persona, la cui esistenza è irrimediabilmente distrutta a 44 anni, vale meno della violenza morale patita da altre? Qualcuno ci sa spiegare perché?
Tornando allo striscione sulla sciagura di Superga, ora si invoca la mano pesante da parte della giustizia sportiva. E ci mancherebbe! Ovviamente, ci sembra logico che la multa riservata alla Juventus non possa essere superiore ai
4.000 euro richiesti alla società milanista non più di una settimana fa,
per l’altrettanto ignobile striscione relativo al dramma di Pessotto. Staremo a vedere. Ma, al di là di questo, qualche altra domanda sorge spontanea. Le società sportive sono chiamate a rispondere per responsabilità oggettiva di ogni gesto dei propri tifosi. Ma quali armi hanno per combattere il vandalismo? Cosa succederà a quei tifosi che hanno tentato di ammazzare il quarantenne juventino?
L’ordine pubblico dovrebbe essere assicurato dallo Stato, ma pare che in realtà non interessi a nessuno, tanto meno ai giornalisti, che raramente danno notizia su atti di violenza: si censura uno striscione, ma ci si dimentica di una persona che ha rischiato seriamente di morire. E, come al solito, quelle bestie che hanno tentato di ammazzare una persona, colpevole di indossare la sciarpa “sbagliata”, la faranno franca. O, nel caso peggiore, se la caveranno con qualche mese di arresti domiciliari, senza rischiare di finire alla luce dei riflettori degli organi di “informazione”. E allora, se il nostro Stato e i nostri mass-media non sembrano interessarsi dei reati che avvengono nei dintorni dello stadio, tranne che in sporadici episodi, come possiamo sperare che siano le società, da sole, a debellare i tifosi violenti?
Sia chiaro: qui non si vuole difendere la società Juventus a dispetto delle altre. Le domande, piuttosto, sono due. Prima: se le misure prese per debellare la violenza non funzionano, perché non vengono messe in discussione? Seconda: con quale criterio si decide se un atto violento o oltraggioso merita la prima pagina?
Prima di moralizzare, sarebbe opportuno che qualcuno ci desse queste risposte.
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