Non lo vuole rivedere nessuno. Dopo anni passati a turarci le orecchie e a imprecare, a tirare pantofole sullo schermo della tivu e persino a minacciare di disdire i nostri abbonamenti a SKY, accade che un lunedì sfogli le rassegne stampa e ti si sgranano gli occhi.
L’incredibile, quando non sia portatore di sciagure, può essere la cosa più interessante che c’è, perché ti spinge a riconsiderare fatti, situazioni, persone e personaggi.
Appena due anni or sono oltre settecento fra noi tifosi bianconeri titolari di un abbonamento a SKY sottoscrivemmo una lettera virtuale nella quale dicevamo a lettere cubitali che se non avessero posto fine allo scempio di dover tollerare i commenti di parte del celebre duo telecronista/commentatore sportivo, avremmo disdetto l’abbonamento, stanchi di pagare per essere costretti a subire una telecronaca di parte nerazzurra.
Quando da SKY telefonano per invogliarmi a nuove offerte o eseguire qualche sondaggio telefonico, ripeto come un disco rotto che per me è diventata per il 90% la televisione, ma che un giorno o l’altro li mando a quel paese se non mi tolgono dalle orecchie quei due. Durante le partite della Juve commentate da loro, qualcuno elimina l’audio, qualcuno lo ha sostituito per anni con quello di Juve Channel, qualcun altro lo preferisce addirittura in inglese.
Immaginate come saranno sorridenti e soddisfatti i tifosi interisti… Invece no. Gli incontentabili onestoni di Milano riescono a stupire sempre, anche quando sono allo stadio. Eccolo lì, sugli spalti del Meazza, campeggiare in Curva Nord durante Inter Napoli, lo striscione che non ti aspetti. Con un “basta così, che hai proprio rotto” (e ciò che avresti rotto), all’indirizzo di colui che dovrebbe essere un’icona del tifo interista.
Bergomi. Lo zio. Che quando la Juve gioca bene se ne sta zitto e acquattato anche per un quarto d’ora senza riuscire a tirare fuori il fiato per ammetterlo. Che se la Juve segna contro l’Inter hai paura che sia svenuto o morto in diretta quando la sua voce si affievolisce e scompare. Quello che lo vuole rivedere sempre, nella speranza che possa trattarsi di rigore o fuorigioco.
E allora mi domando se in questi anni non ci siamo persi qualcosa…
Bergomi non fa solo l’opinionista per SKY Sport, è anche l’allenatore dei Berretti dell’Atalanta. Per me è famoso per aver fatto parte della nazionale che nel 1982 vinse i Mondiali di calcio, quella con Pablito per intenderci. Ma per chi ama e conosce il calcio anche oltre i colori della propria squadra, così come dovrebbe essere se l’Italia fosse un paese come si deve, non è uno dei tanti, poiché è stato inserito nella lista FIFA 100 stilata per il centenario della FIFA con i 125 migliori calciatori che fino ad allora avevano tirato calci ad un pallone. 96 presenze fanno di lui il giocatore con più presenze in Coppa UEFA, anche oggi che la chiamano Europa League, della quale detiene il primato di vittorie nella competizione con il compagno Berti e Ray Clemence.
Lo zio, detto così perché anche da giovane sembrava un adulto, deve il suo soprannome e il suo aspetto forse anche alla prematura scomparsa del padre quando aveva 16 anni, che dovette fare di lui un uomo anzi tempo, quando entrò nelle giovanili dell’Inter dopo essere stato scartato per motivi di salute dai cugini rossoneri. Come un’icona che dovrebbe essere rispettata, fece il suo esordio in maglia nerazzurra proprio contro la Juve, il 30 gennaio 1980, in Coppa Italia, segnando il suo primo gol nella competizione l’anno dopo in settembre nel derby di Milano. In campionato ha realizzato la sua prima rete il 10 gennaio 1982, contro il Bologna. Ha giocato agli ordini di Trapattoni il campionato vinto dall’Inter dei record, nel 1988/89: 58 punti (primato con i due punti per vittoria), 26 vittorie, 6 pareggi, 2 sconfitte (di cui una a campionato già conquistato) e +7 di media inglese, nonché vittoria della Coppa Uefa nel 1991/1992. Il ciclo però non si aprì e all’Inter rimasero le altre due Uefa del 1993/94 e del 1997/98, appaiando la Juve nella classifica dei maggiori vincitori, pur senza i suoi primati. Bergomi era diventato capitano nel 1992 dopo il ritiro di Baresi, il 23 maggio 1999 attaccò gli scarpini al chiodo, con un carnet di 756 partite (28 reti), di cui 519 in Serie A (23 reti), 117 nelle coppe europee e 119 in Coppa Italia (5 reti) e 1 nella Supercoppa Italiana. Solo Zanetti ha giocato più partite di lui con la casacca nerazzurra, nemmeno Facchetti e Mazzola.
Nel 2012 la bella trasmissione di SKY “I signori del calcio” lo ha visto protagonista. E’ in questa occasione che ha rilasciato la dichiarazione che non ti aspetti, alzando il sipario su un episodio che lo aveva già visto penalizzato dal presidente Moratti, che ne aveva accelerato l’addio dall’Inter:
“Era il primo anno di Lippi e Moratti mi disse che gli lasciava carta bianca. Per Lippi non rientravo nei piani, ma dissi al presidente che io non volevo il posto fisso e che avrei potuto dare una mano a Marcello nello spogliatoio. Alla fine le strade si separarono con mio immenso dispiacere: scelse Lippi, anche se penso che l'ultima parola in un club poi spetti sempre al presidente. Tornare? È molto complicato. Io non ho mai chiesto nulla, mi accontenterei anche di allenare i pulcini... L'unico che ha provato a riportarmi all'Inter è stato Facchetti ma per motivi diversi non se ne fece nulla. Per questo lo ringrazierò per sempre”. Nemo profeta in patria, caro zio. Chiedere a Sneijder per avere conferme. E pensare che, a torto o a ragione, la domenica c’è sempre qualcuno che si sveglia un po’ più presto per vedere cosa fa il Sidney.
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