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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 16/05/2014 08:48:58
Palazzi lascia la FIGC?

 

L’uomo che riconobbe e prescrisse gli illeciti di calciopoli dei dirigenti interisti potrebbe lasciare la FIGC (Link). I rumors echeggiano sotto il cielo turbolento di Napoli, dove voci provenienti dalle stanze dei bottoni di ambienti partenopei danno per quasi certo un prossimo ritorno di Stefano Palazzi alla magistratura militare. Si starebbe quindi per chiudere l'avventura del procuratore federale in seno alla giustizia sportiva.

Il napoletano Stefano Palazzi, classe 1960, è entrato in magistratura all'età di 26 anni ricoprendo l'incarico di sostituto procuratore presso la Procura di Nola prima e Napoli poi. È curioso notare che questi dati anagrafici confermano quanto sostengono alcuni di coloro che sono stati chiamati a lavorare sulle carte di calciopoli: Palazzi avrebbe preparato e sostenuto il concorso per entrare in magistratura niente poco di meno che insieme a Giuseppe Narducci, anche lui classe 1960 e anche lui entrato in magistratura nel 1986 come sostituto presso la Procura di Napoli (ça va sans dire...).

Palazzi è a capo della Superprocura Federale dal 16 luglio 2007, carica che gli è stata rinnovata dal Consiglio Federale della FIGC il 28 settembre 2012 ed è un magistrato di Corte d’Appello della Procura militare dal 1998. Secondo Gianni Bondini, del Corriere della Sera, «Come magistrato militare è fuori dai rigori del Csm, che ha detto no agli incarichi sportivi» (Link).

In un articolo del 7 giugno 2011 (Link) Fulvio Bianchi descriveva Palazzi come pignolo e zelante, ma ne criticava, sull’onda del malcontento dei tifosi juventini, il diluirsi progressivo della celerità dimostrata nelle fasi cruciali di calciopoli a discapito della sua attività successiva, mettendo in dubbio l’efficacia della soppressione dell’Ufficio indagini. In quello stesso periodo venne alla ribalta "Premiopoli", uno scandalo invero tutto interno alla FIGC. (Link). Si trattava di una serie di procedure poco limpide con le quali si elargivano premi alle piccole società dalle quali provenivano giovani talenti approdati con successo in serie A e in nazionale, come Balotelli e Marchetti. Oltre alla sparizione di due fascicoli importanti, erano venuti a mancare anche due vice di Palazzi, prontamente rimossi. Scrisse Bianchi: “La Procura lavora in silenzio, in totale autonomia”, “Un autentico porto delle nebbie”.

Nello stesso articolo si sollecitava Palazzi a dare esito all'«indagine scottante sullo scudetto 2006, quello che i cosiddetti saggi di Guido Rossi diedero all'Inter», sollecitata da un esposto di Agnelli del 10 maggio 2010 (Link), quando si era appena insediato alla presidenza della Juventus. L’esigenza di dare una risposta politica portò Palazzi a consegnare il 4 luglio 2011 una relazione nella quale riconosceva le ragioni dell’esposto, ma sostanzialmente troppo tardi perché gli interessati, cioè i vertici dirigenziali interisti, venissero a loro volta sottoposti a giudizio. La questione se dovesse essere il Superprocuratore a stabilirlo è ancora aperta, tuttavia gli illeciti furono dichiarati prescritti. La sottigliezza condusse dopo un paio di settimane il Consiglio federale della FIGC a dichiararsi incompetente a revocare all’Inter lo scudetto 2005/2006, già revocato dal processo di calciopoli alla Juve. Le ultime intercettazioni da Napoli erano giunte a Palazzi nell’aprile 2011, ma il Superprocuratore aveva atteso dieci mesi per interrogare Massimo Moratti senza nemmeno convocarlo presso le sedi opportune a Roma, ma recandosi egli stesso a Milano presso gli uffici della SARAS.

Contemporaneamente il curriculum del Superprocuratore si arricchiva di un altro episodio: il 15 giugno 2011 un comunicato della FIGC rendeva noto che Moggi, Giraudo e Mazzini erano stati radiati. Nel corso del procedimento Palazzi si ostinò a non prendere in considerazione i nuovi fatti e le nuove prove emerse nel frattempo a Napoli e ottenne la radiazione degli imputati rifacendosi alle «sentenze rese» (Link).

Alla guida della Superprocura c'era Palazzi anche quando - giugno del 2008 - ha avuto epilogo il secondo filone dello scandalo del pallone legato alle schede telefoniche svizzere, con un nuovo processo sportivo (Link).

Sotto la regia di Palazzi è maturata anche la condanna di Antonio Conte a 10 mesi ridotti a 4 dal TNAS con la motivazione «che non poteva non sapere», dopo che le accuse di combine delle partite del Siena, di cui era stato allenatore, si erano ridotte da due a una (Link). Il procedimento è stato “il fiore all’occhiello” dello scandalo denominato scommessopoli che ha tenuto banco a partire dall’estate del 2011, per il coinvolgimento assai marginale dell’allenatore della Juventus rispetto alla portata delle accuse rivolte a numerose squadre e calciatori.

Se si è preteso con calciopoli di architettare un piano accusatorio attraverso una cupola che non si è mai sognata di elargire un euro ai suoi presunti affiliati, il problema delle scommesse è serio, perché i tentativi di corruzione a base di forti somme di denaro sono riconducibili all’attività di organizzazioni malavitose internazionali. Sarà questo il motivo che ha dato spesso la sensazione che la giustizia di Palazzi sia caratterizzata non solo dai proverbiali due pesi e due misure, ma anche da due velocità (Link)?


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